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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di G. FIORITO del 12/09/2013 15:41:56
Abete lo Juventino. E gli altri

 

18 febbraio 2010. Abete a SKY, intervistato da Beppe Severgnini: “Ho sempre tifato per la Juventus, da quando ero bambino. Ma sono 22 anni, da quando sono diventato presidente del settore tecnico, che tifo per la Federazione e la Nazionale” (Link).

12 Settembre 2013. Abete a Tuttosport, in un articolo a firma di Guido Vaciago: “Il mio tifo juventino, tuttavia, non è un mistero… sono entrato in Federazione nel 1988. Forse posso essere tacciato di un ruolo interpretato male, ma non di mancanza di passione nei confronti dei colori bianconeri”. (Link).

Giancarlo Abete, secondo l’articolo “politico nel dna, democristiano di formazione”, ribadisce nel tempo la sua fede calcistica, separandola opportunamente dal ruolo che ricopre in seno alla Federazione, secondo uno schema etico inattaccabile.
Rancorosi, giulemanisti, normalizzati, divisi tra menefreghisti “che tanto il calcio è un gioco”, antigarantisti “che tanto Moggi qualcosa deve aver fatto” e “normalizzati fieri di esserlo” di ultima generazione, forse i più pronti a cogliere da che parte tira il vento, almeno stando a quando afferma lo stesso Vaciago in merito all’irrisolta diatriba di calciopoli tra la società bianconera e la Federazione: “L’impressione, alla fine della chiacchierata (ndr con Abete), è che fra la Juventus e le istituzioni sia in atto una sorta di pausa di riflessione” . Cari vecchi tempi nei quali i tifosi si dividevano in ultra e occasionali!

E’ sempre un po’ squallido arrogarsi il diritto di attribuire patenti di Juventinità, tuttavia c’è un utente che da anni leggo nei forum bianconeri, senza nemmeno sapere se è sempre lo stesso, che si fa chiamare “maipiùcomeprima”, un nick-name che ho sempre pensato talmente sintetico e intelligente da riassumere tutta calciopoli, che rappresenta lo spartiacque della storia del calcio italiana. Con buona pace di Abete, che ha anche detto: “I tifosi bianconeri possono contare 31 scudetti, i granata 8: ma io no” , forte della doppia funzione che gli permette di far tacere il tifoso e lasciare esprimere il presidente della FIGC. Per quanto piaccia o non piaccia, spetti a lui il copyright della qualifica di tifoso (e magari si trattasse solo del tifoso, che la pratica si sta espandendo a macchia d’olio a tutti i livelli) incompetente.
Bene ha fatto Vaciago a consegnarci un Abete “politico e democristiano”, perché questo paese ha tanto bisogno di politica e perché una delle caratteristiche della DC, inguaribilmente trasmessa ad altre compagini politiche, qualcuno dice come un virus, qualcun altro come difesa della legittimità della propria libertà di pensiero (vi dico subito che sono fra questi), erano le correnti. Una cosa sono però le premesse e un’altra come le cose vanno davvero. Sui fragili assi a cavallo tra ipotesi e tesi, sarà perché sono mancati buoni equilibristi, ma è stato facile scivolare dalla politica all’artificio politico e dagli spifferi liberali alle fazioni.
Sicché da una parte è diventato difficile ristabilire un poco di giustizia e rifare la conta degli scudetti, nonostante la timida apertura di Abete, che stavolta gioca forse a fare il tifoso, complice Tuttosport, per sopire gli animi di tutti coloro che ancora non si smuovono dalla riva del fiume: “Poi l’Italia è la patria del Diritto e delle emozioni, quindi tutto è ancora possibile”.

Dall’altra avvengono mutazioni genetiche. Il darwinismo ci insegna che a sopravvivere è la specie che meglio riesce ad adattarsi all’ambiente. Checché ne dica il pensiero dominante in seno alle istituzioni della religione più diffusa nel nostro paese, palesemente in contrasto con le leggi dell’evoluzionismo, sono stati proprio i democristiani a incarnare la prova più perfetta di quella teoria. Il politico Abete ha risolto il suo personale conflitto di interessi e si protende bene sull’altalena che lo sospinge tra il tifoso e il dirigente di una Federazione che vorrebbe far pendere la bilancia del potere dalla sua parte e intervenire sui bisticci di Lega. Siccome in seno ad essa si sarebbe sviluppato in virtù dell’attuale spartizione dei diritti televisivi uno zoccolo duro che “ha rafforzato il potere politico dei club medio-piccoli e ha indebolito i grandi club”, egli afferma: “... O si dà la titolarità a terzi soggetti, tipo la Figc, a cambiare, oppure il cambiamento non può avvenire all’interno della Lega” . Infront permettendo.

Calciopoli non ha determinato la sola novità della Juventus in serie B. La svolta che fece insediare al posto della Triade il terzetto Cobolli Gigli, Blanc e Secco condusse il primo dei tre, juventino per caso, a chiamare noi tifosi, certamente per un lapsus dovuto a deformazione professionale, clienti. Da allora è stato un susseguirsi di iniziative che hanno liberato oltre alla passione sportiva anche le ansietà manageriali.
Sullo spartiacque di quello scandalo si sono variegate le categorie dei tifosi, tutte legittime a mio avviso secondo il ragionamento già esposto. Ma non tutti i tifosi sono “politici nel dna e democristiani per formazione” . Nemmeno quelli che allora si ritrovarono ad avere qualche carica nei club ufficiali della Juventus. Elkann era un nome poco familiare per assumersi l’eredità degli Agnelli, eppure ci fu chi si adeguò senza battere ciglio e non volle saperne di spulciarsi le carte dei processi che sentenziavano la condanna della società bianconera senza prove, confidando ciecamente nella buona fede professionale di Zaccone e in chi si fece carico di ritirare il ricorso al TAR.
Altri, emotivi e umorali, si presero la briga di scartabellare e informarsi, con un lavoro certosino di impegno cerebrale che modificò i risultati di quella ricerca spasmodica delle prove in favore della Juventus, che al comando della Triade aveva riportato per una dozzina di anni i più grandi successi non solo sul campo, tanto che oggi è in grado di perseguirne ancora dentro il suo, che si chiama Juventus Stadium.

A sette anni di distanza c’è ancora chi rivendica le posizioni di allora, forte delle nuove prove emerse nel corso del processo di Napoli. Per aiutare la conoscenza e la diffusione di queste notizie, spesso travisate o occultate dall’informazione ufficiale, queste persone hanno organizzato periodicamente convegni e riunioni che hanno visto ospite presso le sedi e per conto dei club ufficiali della Juventus anche lo stesso Luciano Moggi. Questi eventi hanno potuto sempre contare sulla grande partecipazione di tanti tifosi che non hanno esitato a percorrere anche qualche centinaio di chilometri per ascoltare dalla sua viva voce il racconto della sua versione dei fatti e di tanti aneddoti che riguardano la Juventus e gli Agnelli. Chi scrive ne ha avuto esperienza diretta.
Gli anni passano. C’è chi vuole dimenticare e chi si adopera per farglielo fare più in fretta. C’è anche chi ha preso coscienza e ha cambiato idea, avvicinandosi alle ragioni della Triade. Dai racconti di alcuni amici di qualche Club DOC siciliano emergerebbe che addirittura una prossima probabile visita di Moggi sia stata oggetto di contesa e qualcuno con più autorità di qualcun altro abbia fatto valere la propria posizione per averlo ospite. Malgrado in circostanze passate abbia rifiutato persino l’invito di altri a partecipare ad alcune manifestazioni che vedevano l’ex dirigente bianconero presente, dicendosi disgustato per la possibilità offertagli di incontrare i tifosi, dopo essere stato causa di grave danno per la Juventus.

Sovente i “politici nel dna”, non necessariamente “democristiani di formazione”, sono avvezzi a salire sul carro del vincitore. Sarebbe la prima volta che qualcuno vorrebbe fare a gara per farlo su quello del perdente.
Nell’imminenza della ripresa del processo di Napoli, il tempo ha fatto di Luciano Moggi il vincitore morale di calciopoli?

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