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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di F. FILIPPIN del 13/09/2013 15:08:47
Mancherà all'Inter la competenza di Moratti?

 

Si fa sempre un gran parlare della ventilata cessione da parte di Massimo Moratti delle quote dell'Inter al finanziere asiatico Thohir. Settanta per cento, maggioranza o quota di minoranza, controllo totale, fantasiose clausole pro-tifosi, riserve di poteri in capo a Moratti e chissà quante altre amenità verranno inventate poco importa: è già cominciata da mesi la processione funebre, a cui stanno partecipando un po' tutti, per celebrare il futuro ex presidente (o meglio ex proprietario, visto che forse, sempre che l'affare vada in porto davvero, rimarrà comunque tale anche dopo la cessione) e ricordare le sue innate doti umane, imprenditoriali e calcistiche che, con la sua “dipartita”, verrebbero meno, privando l'Inter della sua preziosa guida.
Tralascio ogni discorso sul fattore umano e imprenditoriale, su cui in verità molto ci sarebbe da dire.
Quanto a quello tecnico/calcistico, beh...

Mi è tornato in mente in questi giorni, chissà perché, un vecchio episodio, risalente a parecchi anni fa.
Era l'estate del 1996, quando Moratti per noi Juventini era solo uno dei tanti spendaccioni senza risultati del calcio italiano (uno degli ultimi arrivati, da circa un anno e mezzo), essendo ancora lontani gli eventi del 1998 e quelli nefasti del 2006, con tutto quello c'è stato in mezzo.
In quell'anno si disputavano gli Europei di calcio in Inghilterra, a cui partecipava anche la Francia, agli albori di quello che sarebbe diventato uno dei cicli nazionali più vincenti, culminato con la vittoria dei Campionati Mondiali del 1998 e dei successivi Europei del 2000.
Di quella squadra facevano parte, tra gli altri, Youri Djorkaeff e Zinedine Zidane, passati appena pochi giorni prima rispettivamente all'Inter dal Paris Saint Germain e alla Juventus dal Bordeaux.
Quale migliore occasione per scoprirli meglio, pensai all'epoca, mentre mi gustavo già l'idea di vedermi in diretta tutte le partite?
Ricordo che già allora le telecronache Rai mi parevano soporifere (sempre meglio di quelle attuali, assolutamente insopportabili) e così seguivo la radiocronaca delle partite trasmesse, mi pare su Radio2, dalla Gialappa's band, allora in voga.
Proprio in occasione di una partita del gironcino della Francia, presente in studio, come ospite, c'era Massimo Moratti, al quale i ragazzi della Gialappa (eh sì, all'epoca eravamo tutti ragazzi...), al termine dell'incontro, che fu del tutto anonimo dal punto di vista tecnico, chiesero un parere sui due nuovi giocatori del campionato italiano.
La sua risposta la ricordo bene ancora oggi, da quanto fu lapidaria: “Mi pare che quello bravo lo abbiamo preso noi!”.

L'episodio, di per sé del tutto trascurabile, nasconde già in realtà molto di quello che sarebbe stato il futuro del presidente nerazzurro.
Con tutto il rispetto per Djorkaeff, buon giocatore con una discreta carriera (ottima considerando solo la Nazionale), il paragone a suo favore rispetto a quello che sarebbe diventato di lì a poco un monumento del calcio mondiale fa capire molto della psicologia di un personaggio che ha sempre avuto una sorta di immotivato complesso di superiorità calcistica rispetto a tutti gli altri.

Perchè l'Inter non ha vinto il campionato 1997/98? Strano, pensa tuttora Moratti, ci deve essere stato qualcosa sotto....
Evito il raffronto tra le squadre, già fatto altre mille volte, ma sono sicuro che se gli chiedessimo un parere giocatore per giocatore, la risposta sarebbe la stessa data per Djorkaeff/Zidane: “Quello bravo è il nostro”.
E così a seguire per gli anni successivi, per il 5 Maggio e per tutte le sconfitte in serie collezionate, senza mai un filo di autocritica, fino ad oggi, dove sono convinto non gli vada ancora giù il dominio bianconero delle ultime due stagioni.
Peccato che quelle che avrebbero dovuto essere considerate solo clamorose gaffe tecniche, che visto il loro numero qualcosa avrebbero dovuto far capire, siano state, invece, prese talmente sul serio da costruire a tavolino una motivazione extracalcistica agli insuccessi dell'Inter, la cui spiegazione è sempre stata, invece, sotto gli occhi di tutti.

Chiudo con un augurio a Thohir, se mai arriverà.
Spero per lui, con tutto il cuore, che in confronto ai nostri dirigenti quello “bravo sia lui”, proprio come Djorkaeff lo è stato rispetto a Zidane.

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