Per carità, la fiducia che nutro nei confronti del sistema mediatico tradizionale, in termini di contenuti, attitudine alla formazione culturale e alla alimentazione del senso civico, è estremamente bassa. A maggior ragione nei riguardi di quanto attiene al giornalismo sportivo, già di per sé un campo che facilmente si presta a sconfinare nel folklore e dove le disamine soggettive, influenzabili dal fattore emotivo della simpatia per questa o quella squadra, superano di lunga lo spazio riservato alla pura cronaca. E se tale fiducia è già a livelli minimi verso il mondo dei media sopra citato, è senz’altro nulla nei riguardi del quotidiano sportivo rosa, che da lungi si contraddistingue a mio avviso per il
giustizialismo riservato aprioristicamente in troppe situazioni, da Pantani alla farsa di calciopoli, passando per troppe volte l’anticipazione delle sentenze, la collaborazione di suoi giornalisti nei vari processi (vedi Galdi), i titoloni ad effetto a senso unico, e qui mi fermo perché l’elenco sarebbe eccessivamente lungo da riportare.
Eppure ancora mi sorprendo di fronte a certe
cadute di stile che non riguardano il trattamento a questa o quella squadra, o questo e quell’atleta, ma il patrimonio universale dei valori che lo sport dovrebbe veicolare.
La circostanza cui mi riferisco è un particolare riportato dal quotidiano sportivo rosa in merito al pestaggio avvenuto nel corso di inter-juventus di sabato 15 settembre, che ha coinvolto un tifoso juventino preso a calci e pungi da una ventina di supporter della squadra meneghina, scavalcata la barriera che divide i tifosi più calorosi della Curva Nord, dalla tribuna arancione del secondo anello. La rosea titola infatti che “SABATO A SAN SIRO UN GRUPPO DI INTERISTI HA AGGREDITO UN SOLITARIO ULTRÀ BIANCONERO. Venti contro uno: quello che le immagini non dicono. Un testimone oculare: «Il tifoso della Juve ha provocato e picchiato per primo»”. Nel pezzo si riporta la testimonianza oculare di un tifoso che racconta come al goal di Vidal il sostenitore della Juventus sia stato il primo a cercare lo scontro e menare le mani … quasi che ciò possa bastare a giustificare la successiva colluttazione venti contro uno.
Vorrei fermamente sottolineare il fatto che io trovi del tutto
inopportuno indugiare sul particolare, quando in verità sarebbero ben altri gli aspetti da approfondire. En passant, dal punto di vista professionale, credo sia quasi indiscutibile quanto l’atteggiamento giornalistico di riportare una testimonianza antitetica alle immagini già girate dell’accaduto, rappresenti una vera e
propria forzatura ed incompletezza di cronaca. Vogliamo sentire qualcun altro che ci racconti come il tifoso della Juve reo di aver provocato, a suo volta fosse stato provocato? E magari che fu provocato perché aveva provocato, e che aveva provocato perché lo avevano provocato? E in definitiva quindi sancire che è stato picchiato perché ha provocato perché lo avevano provocato perché aveva provocato perché lo avevano provocato? Ma scherziamo, ma neanche all’asilo…”ha cominciato lui!” (gne gne gne gne gnè). Evviva la cronaca!
Ad ogni modo, la mancanza di opportunità della pubblicazione di questa “notizia”, non ritengo sia la puerilità del contenuto (dell’articolo e delle sue eventuali verifiche, non certo della testimonianza, che comunque potrebbe avere la sua importanza nel determinare le responsabilità soggettive sull’accaduto), bensì proprio il darne comunicazione,
lasciando spazio al giochino dei buoni e cattivi, del tifo, della partecipazione becera. Ciò al quale bisognerebbe dar risalto, senza permettere che si divaghi, è come questo sia stato possibile: quanto sia stato facile accedere dall’altra parte delle tribune, quanto tempo sia intercorso dal momento dell’inizio del diverbio all’intervento delle forze ordine che hanno messo fine all’ennesimo episodio di violenza negli impianti di calcio. Se vogliamo che lo stadio ritorni alle famiglie e non ai facinorosi, se vogliamo che ritorni un luogo di sport e valori, di folklore sano e non di infimo livello, bisogna preoccuparsi di garantire la sicurezza e condannare i casi dove essa viene meno.
Sarò che io ripongo eccessive aspettative al mio concetto ideale ed idealistico di giornalismo?
Venti contro uno: quello che le immagini non dicono (l’articolo della Gazzetta dello Sport)Commenta la chiusura del mercato sul nostro forum!
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