Isteria e programmazione sono due parole, due concetti che necessariamente, evidentemente non vanno d'accordo. Il tifoso in estrema sintesi è isterico, mentre il tecnico, o il dirigente che dir si voglia, è, sempre in estrema sintesi, un programmatore. Come si possono incontrare queste due realtà? Su che piano? Semplice: si incontrano sul piano della gloria sportiva, finché di gloria ce n'è in abbondanza. Quando la gloria svanisce o viene anche semplicemente offuscata da una o più prestazioni non all'altezza l'isterico si ribella al programmatore.
Non gliene frega niente del passato, delle glorie vissute, delle lotte sostenute; il presente immediato, senza memoria, è lì che alimenta la sua frustrazione e la sua isteria, che insieme proiettano nella sua mente il peggior futuro possibile. E allora l'isterico da il "là" all'immondo campionario di offese, di battute sarcastiche, di insulti che arrivano persino a dubitare dell'intelligenza o della sanità mentale del programmatore, perché "oggi non si è vinto".
E' inutile che mi chieda se con questo approccio demenziale alle vicende della squadra un Sir Alex Fergusson qualsiasi sarebbe durato più di tre mesi e non ventisette anni alla guida del Manchester United; inutile che mi chieda se i tifosi tutti dell'Arsenal siano sportivamente più "sani" nell'accettare un allenatore-programmatore che da almeno sette anni non vince niente, ma che sta creando per la loro squadra del cuore un futuro solido che tutti all'orizzonte stanno scorgendo. Inutile che mi chieda se l'isterico si renda minimamente conto del lavoro portato avanti da un certo programmatore da tre anni a questa parte, se si renda conto dei tentativi vigliacchi messi in atto da istituzioni indecenti, loro sì più programmatori che isterici, per impedirgli di proseguire tale lavoro, se si renda conto come è iniziato questo lavoro, da quali condizioni di partenza si è dovuto svolgere e a quali risultati ha portato la società.
Inutile che mi chieda tutto questo di fronte alle argomentazioni delle offese, degli insulti, del sarcasmo, persino delle bestemmie. Inutile sperare, inutile soffrire, inutile appassionarsi per un gioco, perché l'isterico neanche capisce che è fondamentalmente di un gioco che si sta parlando, per una squadra che ha una buona parte di tifoseria con caratteristiche simili. E quindi sotto a chi tocca; avanti un altro; "...e magari avessimo Montella; ...e anche Spalletti non lo vedrei male; ...e Mourinho: lui sì che è un fenomeno, mica quel testone"; e via bestemmiando, sportivamente stavolta, ma sempre di bestemmie si tratta. E' inutile qualsiasi difesa d'ufficio, argomentata, appassionata, sensata.
Tutto è inutile di fronte alla furia cieca dell'isteria da tifoso, di fronte alla sua pretesa di essere egli stesso il programmatore, persino determinante se si potesse sostituire a quello vero, di un lavoro di cui in realtà nulla sa e nulla capisce. Talmente inutile che chi scrive non prova neppure più rabbia, frustrazione, desiderio di spiegare, argomentare, appassionarsi sensatamente. Inutile, come aver avuto la sensazione che la Farsa avesse dato una coscienza nuova al tifo bianconero; una coscienza alla cui base stava il recupero della sua storia e della difesa di quella storia. Inutile, perché alla fine della fiera, diciamo così, ogni male alla Juventus è dovuto e meritato, perché oggi, come sette anni fa, quella storia non la si riconosce, né tanto meno la si difende. Al più, isterici, la si offende e denigra, con qualche bestemmia varia a condimento.
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