Un senatore a protezione del Napoli? Sembra proprio di sì. Ancora una volta Antonio Gentile, senatore del Pdl richiama l’attenzione sui cori inneggianti la
«discriminazione territoriale» indirizzati ai napoletani, urlati dai tifosi dell’Inter durante la gara al Mapei Stadium con il Sassuolo. Il Senatore si chiede
«come possa fare un arbitro di Nola, Russo, a non sospendere la partita in corso». Va bene la contestazione cui ci uniamo verso chi si macchia di cori tanto inutili quanto assurdi, ma
perché condannare solo quell’episodio? Perché non estendere la contestazione a tutti quei cori che a vario titolo possono essere ricondotti a una forma di discriminazione? E perché pretendere un occhio di riguardo da un direttore di gara che dovrebbe invece essere super parters? Una richiesta di parte che trova spazio nei maggiori quotidiani sportivi e una conferma all’incapacità di lanciare un messaggio univoco rivolto a tutti i tifosi che possa rappresentare una crescita per la cultura sportiva generale. Si coltiva il proprio orticello, come nella migliore tradizione, dimenticando che tutti gli episodi incivili andrebbero condannati e ancor più da chi dovrebbe avere una maggiore responsabilità per ruolo e spazio che trova, come in questo caso, nei principali media italiani.
Resta comunque la decisione: né l’arbitro né i commissari federali hanno riportato nei loro referti riferimenti ad insulti «discriminatori» e quindi non ci sarà nessuna chiusura del Meazza per i nerazzurri, che ricordiamo avrebbero potuto giocare a porte chiuse la partita con la Roma. Cori dello stesso tenore si sono uditi a San Siro, sponda Milan, tanto da portare alla chiusura della curva.
Si è chiusa anche con un patteggiamento di 17.000,00 € a testa la vicenda di Migliaccio e dell’Atalanta che alla presentazione della Dea avevano schiacciato due auto con un carro armato.
Massimo Moratti ha raggiunto l’accordo per la cessione dell’Inter all’indonesiano Thoir. La Gazzetta dello Sport, principale quotidiano sportivo italiano, con toni strazianti ha dedicato ampio spazio alla celebrazione del patron nerazzurro. Lo ha fatto, così come ci ha abituato da anni,
gettando fango sulla nemica di sempre, e nascondendo tutto quanto necessario per non macchiare l’immagine “onesta” della società milanese. Un richiamo all’articolo di Cecere rende chiara la propaganda: “… il calcio italiano ha «usato» per anni i suoi milioni spesi sul mercato per ricavare vantaggi economici salvo poi bidonarlo sul piano sportivo con una rete illecita di connivenze e alleanze.”. Dimentica il buon giornalista che Palazzi ha riconosciuto gli illeciti dell’Inter, così come dimentica di ricordare il processo Telecom, il caso Vieri, i passaporti falsi e il patteggiamento penale per Recoba ... Una conferma questa di cui non sentivamo il bisogno, ma che dovrebbe far riflettere su come
un’informazione di parte può confutare la realtà con qualche taglia e cuci…Si ritorna a parlare di calcioscommesse, perché a più di un anno di distanza, la “veloce” giustizia sportiva non sa ancora che pesci pigliare. Mauri e Gervasoni sono stati ascoltati separatamente, evitando quindi il paventato confronto, dal presidente Gerardo Mastrandrea. Zamperini non si è presentato inviando una nota dove i suoi legali hanno fatto sapere di non ritenere la Giustizia sportiva la sede giusta per
approfondimenti così delicati. Questa settimana la Corte dovrebbe riunirsi per decidere, se continuare la fase istruttoria o se andare in camera di consiglio per una decisione.
Arrivano novità anche da Singapore: 14 nuovi arresti operati dall’interpol tra cui Tan Seet Eng, considerato la mente dell’attività criminale, ricercato numero uno anche dalla procura di Cremona. Il sospetto lo lega a tarocchi su gare della massima serie.
Ancora lontani dallo scrivere la parola
“fine”, la macchina della giustizia sportiva mostra ancora la doppia velocità,
con un’altalena di novità che si susseguono senza dare quelle certezze necessarie per arrivare a una decisione definitiva. La situazione generale del nostro povero calcio continua ad essere riassunta in questo modo: pressing mediatico di parte, incertezza della giustizia sportiva e partigianerie varie. Un clima dove la chiacchiera da bar spesso finisce per alimentare la tensione tra tifoserie e rendere inutile un approccio diverso al nostro sport nazionale.
Commenta l'articolo sul nostro forum!Pubblicato sul settimanale n. 35 del 26.09.2013

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