Era nell'aria e finalmente è arrivata la notizia del rinnovo con il Napoli dell'esterno colombiano Juan “Camilo” Zuniga.
Finalmente, perchè non se ne poteva francamente più di una telenovela per nulla appassionante, per un giocatore ritenuto fondamentale solo da qualche “esperto”, che vedeva nel mancato di arrivo di elementi del suo calibro la ragione del malcontento di Conte.
La solita storiella della volpe e dell'uva, dirà qualcuno...
Non serve, però, essere una “volpe” per capire che se ti offrono un grappolo d' uva al prezzo del caviale è meglio rifiutare gentilmente.
Pare, infatti, che il caro Camillo (molto caro) abbia
strappato un rinnovo addirittura quinquennale (non male per un 28enne), alla modica cifra di circa quattro milioni di euro annui (cifra non ufficiale, ma riportata da più parti) e con una clausola rescissoria addirittura di 35 milioni di euro... In pratica, centesimo più centesimo meno, circa 40 milioni lordi complessivi: come riacquistare a prezzo più che pieno un giocatore che, però, era già in rosa.
Qualsiasi commentatore assennato direbbe che si tratta di uno sproposito, di una cifra assurda per un buon giocatore, che è riuscito, all'evidenza, a trascinare il suo presidente in una
incredibile asta che, in realtà, è stata solitaria, non scorgendosi all'orizzonte concorrenti disposti a offrire cifre neppure simili.
Di quelle aste, per capirci, che si vedono in qualche film, in cui lo sprovveduto di turno, non sapendo bene come funzionino, preso dall'enfasi e dall'entusiasmo, rilancia da solo la propria offerta più volte, senza che, ovviamente, vi sia alcuna necessità di farlo...
Qualcuno dirà che si tratta di una sconfitta di Marotta, a cui era balenata l'idea di prendere il giocatore solo perchè in regime di presvincolo, cioè per un pezzo di pane o attendendo addirittura il prossimo anno, per offrirgli, poi, un contratto in linea con quelli di analoghi giocatori in rosa, a cifre poco superiori alla metà di quanto offerto dal Napoli.
Sempre qualcuno dirà che si tratta di una grande vittoria di Aurelio De Laurentis e della sua
“innata capacità dialettica” (definizione non mia, abbiamo letto anche questa).
Noi, più umilmente, diciamo che rinnovare un contratto a quelle cifre perchè presi per il collo da un giocatore che minaccia il prossimo svincolo, salvo poi giurare amore eterno alla squadra e alla maglia, è tutto fuorchè un esempio di buona gestione societaria. Non basta certo inserire una spropositata clausola rescissoria (nessuno, per acquistare Zuniga, offrirebbe mai al Napoli neppure la metà...), per rivalutare il giocatore e giustificare l'esborso.
Quella va bene, forse, per cercare di autoconvincersi di non aver fatto dal punto di vista economico una sciocchezza.
Ma la solerte stampa sportiva italiana riuscirà, vedrete, a ribaltare anche questa banale evidenza.
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