Giovanni Malagò è un altro di quelli che sperano nella legge sugli stadi, anzi richiama il Governo appena scampato alla crisi a mantenere le promesse,
«Sono contento che il governo sia rimasto in piedi, perché con me hanno preso un impegno. Adesso che si inserisca il testo della legge sugli stadi all'interno del Decreto del Fare». Dobbiamo (volentieri) riproporre una domanda-ragionamento:
per fare gli stadi in Italia è davvero necessaria una legge ad hoc? La Juventus lo ha pur costruito, e senza "legge sugli stadi". Ci sarebbe poi da chiedersi se una siffatta legge (dai contorni prettamente italici: speculativi) non sia in qualche modo una turbativa alla libera concorrenza. Non creerebbe condizioni di favore per alcuni e di sfavore per chi come la società bianconera ha realizzato senza "incentivi" l'impianto di proprietà?
Tralasciando le valutazioni del presidente del CONI sulla ricaduta occupazionale, si appalesa come in fondo a volte anche il capo dello sport italiano travisi gli strumenti normativi attraverso i quali voler attuare riforme piccole o grandi. Auspicarsi l'inclusione della legge sugli stadi nel “decreto del fare bis” (il primo è già stato convertito in legge) significa avere o scarsa conoscenza dello strumento come quello reclamato, o scarsa volontà di un provvedimento stabile e realmente ponderato sull'argomento.
Non è mia intenzione dare lezioni di diritto costituzionale a chicchessia, non ne ho le competenze. Nemmeno voglio ignorare che purtroppo nel nostro paese la normazione passa quasi esclusivamente attraverso i decreti, e quando ce n'è uno come quello richiamato dal presidente del CONI, un po' tutti i centri di interessi cercano di approfittare della corsia preferenziale che questi sembrano avere (Malagò ha già fatto l'acquolina per la possibile candidatura olimpica di Roma per il 2024...). Eppure si tace che
il decreto legge dovrebbe soccorrere solo per i casi di necessità e urgenza, e che comunque va poi convertito in legge ordinaria nel termine di sessanta giorni.
Quali necessità e urgenze vi sarebbero quindi in un “sotto-decreto stadi”? Le necessità commerciali dei club di serie A e l'urgenza del CONI di riavviare un nuovo e macchinoso “Comitato Roma 2024”? Auspicarsi di far cuocere in una brodaglia normativa eterogenea anche il provvedimento sull'edilizia sportiva rischia di far rimanere quest'ultimo escluso dalla conversione a seguito della discussione parlamentare. Malagò si ritroverebbe ad aver vissuto un'illusione di sessanta giorni e i presidenti che bluffano sulla volontà di costruire lo stadio potrebbero continuare a nascondersi dietro alla mancanza della legge.
L'esperienza della Juventus dimostra che per costruire uno stadio in fondo non c'è nessuna necessità di una apposita legge. Se qualcuno ne ha l'urgenza, bene, si sbrighi, dimostri le proprie capacità imprenditoriali o manageriali, la strada è già tracciata, basta solo copiare. Iil topic del nostro forum che raccoglie le notizie sui nuovi stadi
Nuovi stadi crescono (forse)
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