Non per motivi etici ma solo per motivi economici: questo è l’unico principio che la classe dirigenziale italiana sente come prioritario. Ne abbiamo un’altra dimostrazione.
Il 5 agosto la Federazione ha accolto una normativa Uefa emanando un comunicato in cui erano indicate le linee guida sulle norme antirazzismo e di discriminazione territoriale, recepite nell’assoluto silenzio di tutto il mondo sportivo e dell’informazione. A sentire le proteste che si sollevano da ogni dove, viene da chiedersi: Non le hanno lette? Le hanno ritenute congrue? Pensavano di non essere raggiunti dai provvedimenti? Non avevano considerato la portata di quello che andavano accettando?
Hanno commesso un grave errore che oggi pagano i tifosi, quelli che vanno allo stadio per tifare la propria squadra e che pagano regolarmente biglietto. Un’altra vittoria per lo sport italiano!
E chiaro che solo ora che sono stati colpiti economicamente, Galliani e Lotito, urlano il loro sprezzo trovando conforto dall’amico di Lega Beretta. L’amico speciale che interviene quando c’è da tutelare il portafoglio degli amichetti di Lega, come per l’incasso della Supercoppa destinato interamente a Lotito, come per tutelare il Milan di Galliani ora, chiedendo alla velocità della luce, la formale modifica alla norma in questione. A proposito, dura lex sed lex per Lotito, che sta pagando gli addebiti che arrivano direttamente dalla Uefa, non così sensibile alla sua posizione di Leader nel lager italiano della Lega calcio, imponendo la chiusura dello stadio per l’Europa League.
Chiediamoci senza nessuna remora: se la norma avesse colpito una diretta concorrente, magari la Juventus, avrebbero urlato allo scandalo in ugual modo?
No, non lo avrebbero fatto. Già lo scorso anno, quando la norma non era stata ancora recepita ufficialmente, la Juventus ha pagato più di tutti per quelli che oggi sono identificati come “cori di discriminazione territoriale”, nell’indifferenza generale, anche di quelli che oggi gridano allo scandalo.
Adesso che la norma trova una serie applicazione, giusta o sbagliata che sia,
pretendono l’interpretazione elastica. Insomma, quando tocca a me, possiamo dire che i tifosi lo hanno urlato piano, quando toccherà a quella società che non ha appoggi in Lega, possiamo dire che si è sentito bene; sai hanno lo stadio con l’acustica migliore d’Italia, non dovrebbe essere difficile punirli. Non è una situazione paradossale, è quello che stanno facendo già ora. Sono due giorni che la Gazzetta dello Sport (che si scomoda a caso),
scrive di prova audio che il Milan presenterà unitamente al ricorso per la chiusura dello stadio, contestando che gli ispettori federali non hanno udito i cori dei sostenitori juventini. Leggiamo insieme:
“Altro particolare preso in esame: il fatto che nel verbale sia stato ignorato un coro juventino anch’esso discriminante («quel settore sembra Napoli che schifo»), e altre espressioni poco riguardose che hanno spinto lo speaker a invitare alla moderazione i tifosi juventini” (edizione cartacea del 09.10.2013). Cui si aggiunge la solita dichiarazione di Galliani ripresa in pompa magna: “Non posso dire l’aggettivo con cui definisco la norma della discriminazione territoriale, se no ha detto Cantamessa che squalificano anche me. Allo Juventus Stadium ho sentito cori contro Balotelli, altri no, con gli anni che passano l’udito peggiora” .
Insomma, non punite il Milan, punite la Juventus! Vi forniamo il materiale per farlo …. Non è chiaro nemmeno cosa voglia dimostrare Galliani davanti alla confessione degli ultrà del Milan.
‘Barone’ Giancarlo Capelli, capo storico della Curva Sud del Milan , ha dichiarato:
“Sapevamo cosa stavamo facendo ed eravamo consapevoli del significato di quei cori e di cosa avrebbero provocato. La Lega ha fatto un gravissimo errore con le nuove norme. Pensate che le altre tifoserie staranno zitte? Altre curve faranno altri cori e chiuderanno tutti gli stadi”. La Federazione fingerà di non sapere? E con quale faccia, visto che ci sono state manifestazioni evidenti (con striscioni e cori) in diversi stadi? (Napoli su tutti).
Le società si arrabbiano dopo essere state colpite e temono i danni d’immagine per colpa di 50 tifosi. Quanta paura suscita un gruppo ristretto di ultrà? Possibile non riuscire a identificare e punire i 50 che creano questo disagio piuttosto che chiedere l’abolizione della norma dandola vinta ai facinorosi?
E’ più conveniente la resa agli ultrà che pagare con un mancato incasso? Questo è il senso di responsabilità verso il movimento da parte di chi lo rappresenta? Queste sono le alleanze tra presidenti e istituzioni che dovrebbero far gridare allo scandalo … Invece, come al solito, la stampa accoglie le lagnanze e si fa promotrice del cambiamento, permettendo agli ultrà di alzare la voce … D’altra parte, il tifo di convenienza, è l’unica cosa cui è abilitata certa stampa.
Le società in questo modo stanno sostenendo il gioco dei facinorosi. Ricordiamo alcuni casi clamorosi:
Giampaolo ha abbandonato la panchina dopo la resa della Brescia nei confronti degli ultrà che hanno preteso e ottenuto l’allontanamento del vice Gallo, reo di aver un trascorso nell’Atalanta.
Felice Evacuo ha dovuto scusarci pubblicamente con un video, dopo che il presidente aveva preso le distanze dal suo gesto con una folle conferenza stampa, colpevole di aver salutato la sua vecchia tifoseria. A
Milanello, qualche giorno fa, un gruppo di ultrà, aveva fatto irruzione chiedendo e ottenendo un confronto con la squadra e l’allenatore; la società non ha fermato ma accolto il gruppo di tifosi. In manette sono finiti quattro tifosi
veronesi e uno rossoblù (la civilissima Bologna, quella che aveva accolto la Juve con insulti e lanci di pietra) per gli incidenti avvenuti fuori dello stadio Dall’Ara, domenica scorsa, prima della partita tra Bologna e Verona, iniziata con 20 minuti di ritardo; una trentina di persone, aderenti ai «Gate 22» e ai «Vecchi Ultras», della tifoseria del
Venezia sono stati perquisiti e per 19 sono stati adottati provvedimenti cautelati (scontri tra le diverse fazioni di Venezia e Mestre che portarono a un tifoso ferito in piazzale Roma); la
Curva Nord del Brescia è a rischio chiusura a causa del comportamento dei tifosi che hanno continuato a cantare cori d’incitamento alla squadra durante il minuto di silenzio per i morti di Lampedusa
A fronte di tutto questo, la calata di braghe arriva direttamente dalla Lega e dalla Federazione che ancora una volta, pensano di cambiare una regola in corso. Come per il tesseramento in corsa di Nakata, come per il numero di extracomunicati tesserabili in pieno calciomercato, come per la radiazione dei coinvolti in calciopoli…
La vera notizia è che ora sembrano essere competenti. Ridicoli.
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