E’ accaduto in Bulgaria. Ivaylo Petev, considerato tra i migliori allenatori emergenti in patria, nel corso della conferenza stampa di presentazione come nuovo ct del Lvski Sofia è stato aggredito verbalmente e spogliato della maglia del club da un gruppo di ultrà con la motivazione che sarebbe tifoso dei rivali del Cska Sofia. Nasko Sirakov, dg del Lvski, ha dato le dimissioni, ma il presidente Todor Batkov ha proceduto all’esonero per assecondare i tifosi (
LInk). Una raccomandazione: godetevi il video.
Mi piacerebbe valutare l’effetto che fa una tale news. Quanti di voi si indignano e quanti sarebbero capaci di commentare che sì, va bene, che vuoi pretendere dalla Bulgaria? Sono famosi o no per i loro editti? Non è che masticano tanto di libertà di espressione e diritti civili.
Allora sentite questa. Gli ultrà del Brescia hanno di fatto esonerato in un incontro con la Digos a tutela di disordini Fabop Gallo, il vice dell’allenatore Marco Giampaolo, colpevole di aver indossato da giocatore la maglia dell’Atalanta per sei anni dopo tre trascorsi a giocare con le rondinelle (
LInk)
Nella civilissima Italia la discussione su una norma punitiva del regolamento sportivo che riguarda la discriminazione territoriale ha provocato una sanzione per il Milan, con la conseguenza di proibire ai tifosi l’ingresso allo stadio. La norma è stata criticata da tutti. Persino la Lega ha chiesto alla Federazione di modificarla e ha ottenuto un consiglio straordinario per discuterne. Platini si è dichiarato contrario, adducendo a pretesto le penalizzazioni previste in termini di punti in classifica per le società coinvolte più volte dai loro tifosi esagitati, poiché sarebbero i calciatori a pagare
(scusi, Monsieur, lei dov’era quando Del Piero, Buffon, Camoranesi e gli altri precipitavano in serie B?) . I maliziosi hanno affermato che finché si poteva colpire la Juve, come è accaduto lo scorso anno del resto prima che la norma stessa fosse inserita nei regolamenti, punire le curve e lasciare lo JS vuoto andava bene. Se si tocca il Milan tutto è da rifare.
Il fatto è che il TG di SKY ha parlato per tutto il giorno della minaccia che gli ultrà avrebbero inviato alle società e ai vertici sportivi di alzare sempre più i toni degli insulti non più razziali, ma più terra terra territoriali. “Terùn”. “Magnagàt”. Cose così, insomma. Fino a toccare “O Vesuvio pensaci tu”. “Forza Etna”. “Dacci dentro Po”.
Una vergogna che è già stata stigmatizzata come tutta italiana, dal momento che all’estero basta e avanza la discriminazione razziale.
Un’onta che si vorrebbe eliminare eliminando il reato e la pena. Con il sospetto di lasciare agli stadi, come si usava fare qualche anno fa, l’incombenza di agire da valvola di sfogo degli istinti più beceri degli italiani, i quali probabilmente niente hanno a che fare con lo sport calcio, ma si connettono più realisticamente alle tensioni sociali generate dalla crisi economica. In un’escalation pericolosa che nessuno vuole ammettere, per quanto sono sicura molti hanno sulla punta della lingua, ma ci riporta indietro sui banchi di scuola, dove quelli della mia generazione non hanno potuto assolutamente scampare al tema sulla questione meridionale.
Non sono qui per ricondurvi sulle “sudate carte”, benché sappia di poter contare su un parterre tra i più evoluti sul fronte culturale e sociale che il web vanti, in grado di fare alzare l’intera media e di stabilire gap pazzeschi con altri luoghi virtuali. Non parliamo dei social network, dove si possono gustare, avendone il fegato, le chicche più disinvolte di celebrità che si impegnano quotidianamente anche a mezzo tweettata, che 140 caratteri sono in fondo l’ideale per un insulto fatto a regola d’arte, poiché è l’unica arte che conoscono, per fare scendere la qualità del giornalismo italiano sotto il 78° posto. Ben oltre qualche nazione dalla quale provengono molti dei profughi politici in questi giorni al centro delle attenzioni dei media.
E allora succede che “tutto quanto fa spettacolo”, per citare una vecchia e bella trasmissione della Rai che i miei coetanei ricorderanno. Sfruttando gli effetti mediatici più negativi, questi poveri cristiani vengono infelicemente accomunati a un problema italiano e si arriva a far comparire una scritta indegna che chiede di chiudere le frontiere piuttosto che le curve. Qualcuno se ne accorge e ne fa subito un cavallo di battaglia per alzare i toni, sobillare certi animi sempre pronti a fare danni, tipo spaccare i bagni dello JS e poi aspettare i nostri giocatori per spaccargli anche la faccia dopo i vetri dell’autobus, a caccia di simpatie e proseliti anche tra i tifosi napoletani.
Conosco bene i metodi dell’incompetenza a fasi alterne della Federazione. So che ubbidiscono a editti dalla ben nota provenienza. Infront è solo un esempio. Ma da più parti si ritiene che le società straniere, in particolare quelle che gestiscono i campionati storicamente più caldi insieme con il nostro, e cioè la Premier League e la Liga, siano maggiormente in grado di controllare le tifoserie che le nostre.
Però oggi è accaduta una cosa che mai avrei supposto. Di fronte a certe affermazioni di ultrà juventini (da stadio o da tastiera a questo punto non importa), mi è venuto in mente l’Avvocato e mi sono chiesta cosa avrebbe pensato di tutto questo e come lo avrebbe commentato. Mi sono ricordata dello stile Juve, troppo spesso vilipeso da molti che si dicono tifosi bianconeri e nemmeno hanno una pallida idea di cosa significhi. E se mi sono vergognata qualche volta di essere italiana, è stata la prima volta che mi sono vergognata di essere Juventina.
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