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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di P. CICCONOFRI del 11/10/2013 10:37:22
I fallimenti e i segreti della giustizia sportiva

 

La montagna ha partorito il topolino: i giudici della Corte di Giustizia Federale hanno allungato la squalifica di Mauri dai 6 mesi comminati dalla Disciplinare a 9 mesi. Il giocatore laziale potrà tornare in campo il 4 maggio 2014. All’omessa denuncia per Lazio-Genoa si è aggiunta quella per Lecce-Lazio, che in primo grado era stata accantonata. La società se la cava con una multa da 50mila euro. Vicenda chiusa? Non ancora. I legali del giocatore hanno preannunciato il ricorso al Tnas, ma quello che lascia ancora aperto il caso è l’avvisaglia di sviluppi sulla vicenda in arrivo da Cremona, tanto che in epigrafe della sentenza appare, non a caso, la dicitura «Allo stato degli atti», lasciando spazio a una eventuale appendice in attesa di valutare se le novità potranno determinare un diverso grado di responsabilità di Mauri.

Ricordiamo che Palazzi aveva chiesto 4 anni e 6 mesi di sospensione per il giocatore, e il meno 6 in classifica per la Lazio, sostenendo l’illecito e non certamente l’omessa denuncia. Credo possa considerarsi ufficiale il flop dell’inchiesta del procuratore sportivo. Quello che non è chiaro è come, nonostante i ripetuti errori che rendono evidenti i limiti della giustizia sportiva, nessuno abbia ancora proposto un cambiamento. Palazzi & Co si sono dimostrati incapaci di valutare, con i mezzi a loro disposizione, la reale portata dello scandalo. Anche perché, con tutte le assoluzioni e il contestuale ridimensionamento delle condanne, o il calcioscommesse non è mai esistito (almeno così come lo avevano presentato) o i colpevoli l’hanno fatta franca …

Non è un caso che dopo 7 anni dallo scandalo calciopoli, a tenere banco, continuano a essere le contraddizioni, le stesse sposate in toto dalla giustizia sportiva e utilizzate per sostenere la condanna. Addirittura ancora si parla di intercettazioni inedite che aprirebbero altre crepe su un giudizio da subito sembrato assurdo. Senza considerare gli “espedienti della pubblica accusa per generalizzare le tesi accusatorie” (Paolo Gallinelli legale di De Santis) ora chiari grazie alla minuziosa ricostruzione delle difese. Come la storia del famoso filmato del sorteggio girato dai Magnifici 12 che avrebbe dovuto inchiodare i colpevoli alle loro responsabilità e invece ha svelato nuovi altarini di chi ha condotto le indagini. Il filmato è scomparso e al suo posto sono apparsi dei fotogrammi presentati con sequenze errate. Ricordiamo anche l’altro documento che non è stato possibile visionare: il modello 45. Dopo mesi di richieste e di fronte all’inerzia della Procura di Milano, la difesa dell’arbitro De Santis aveva chiesto l'acquisizione d’ufficio al Tribunale di Napoli. Non si hanno più notizie, forse non è stato ritenuto rilevante, ma dovrebbe essere nell’interesse del buon andamento del processo fugare ogni dubbio. Succede invece il contrario; l’unico vero interesse, quello che emerge con chiarezza, è la volontà di mantenere lo status quo, giusto o sbagliato che sia.
Il fascicolo 45 è importante, perché il coinvolgimento dell’Inter di Moratti in calciopoli risale a prima dello scoppio dello scandalo, quando sulla stampa si diffuse il dossier Ladroni, nei primi mesi del 2003, sei mesi prima dell’incontro ricordato da Nucini presso l’hotel Concord di Torino nel quale Moggi gli avrebbe consegnato una scheda (che non era una sim, non era imballata e probabilmente non era nemmeno) che finì da lui stesso distrutta. In seguito i giornali continuarono a parlarne, anche in piena calciopoli, per opera di testate e giornalisti autorevoli e per mezzo di interviste rilasciate con mezze ammissioni da Moratti, che tuttavia si vide archiviare per prescrizione l’inchiesta aperta dalla FIGC. Sembra evidente che questa parte della verità non sia conveniente chiarirla …


Abete, Malagò, fanno spallucce come se nulla di quanto emerge possa rappresentare un problema. Alla grande incognita della giustizia sportiva targata Figc, si aggiungono danni di immagine per l’intero movimento. Perché se nessuno se ne fosse accorto, siamo in uno stato di desolante fallimento, dove uomini attaccati alla poltrona continuano a rovistare nelle macerie a caccia di qualche altro beneficio da sfruttare, incapaci (incompetenti?) di proporre soluzioni atte a rilanciare realmente il nostro sport.
Fin quando ancora gli sarà permesso?

Pubblicato sul settimanale n. 37 del 10.10.2013



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