Repubblica. It, nei giorni scorsi ci ha informato che il libro di “Massimo Astio”, “100 buoni motivi per odiare la Juve" è stato ritirato dalle librerie per decisione spontanea della casa editrice Rizzoli. Sembra che il problema sia dovuto a quel termine “odiare” inserito nel titolo, di
«cattivo gusto», che
«poteva accendere tensioni di cui non si avverte il bisogno», come affermato da Massimo Turchetta, direttore generale di Rcs Libri. (
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Non vogliamo dare altro spazio all’argomento, ma una riflessione vogliamo comunque farla.
L’odio verso la Juve è solo quello espresso dal titolo di un libro o quello che, ogni giorno, professionisti dell’informazione, inculcano ai tifosi e agli appassionati di calcio, in modo subdolo, attraverso l’arte del condizionare? C’è un intero apparato mediatico che non esita ad usare la visibilità offerta da una testata nazionale, per instillare e diffondere principi contrari ai valori dello sport dove, ad essere esaltato è il tifo contro, in particolare contro la Juventus. Calciopoli è stata la dimostrazione di come quest’arte può portare a dei risultati concreti.
Proprio per questo non credo opportuno “meravigliarsi” se c’è chi dichiara, come l’autore del libro in questione, che «il sentimento anti juventino» è la sua fede. E’ solo la conseguenza di quello che coscientemente è stato voluto da chi sa di poter “condizionare”.
Ecco, anziché limitarsi a ritirare un libro, rimettendolo magari in circolazione cambiando il titolo, ci sarebbe bisogno di una presa di coscienza generale, capace di ricondurre l’informazione sportiva sulla strada atta ad educare allo sport e non ad incitare l’odio verso il nemico.
Proprio in questo periodo dove si fa un gran parlare di “discriminazioni” varie, sarebbe un buon inizio per un’inversione di rotta, l’impegno di chi ha la possibilità di intervenire auspicando un cambiamento concreto.
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