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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di G. FIORITO del 17/10/2013 13:57:16
Moratti.Un piagnisteo lungo 18 anni

 

E così è accaduto davvero. Calciopoli ha solo prolungato un’agonia che col senno di poi sembrerebbe di poter ravvisare già nell’Inter emaciata, anemica, abulica, malata della fine degli anni novanta.

19 aprile 1998: Inter Udinese 2 a 0. Da un sito nerazzurro copia-incolliamo: “In Inter-Udinese 2-0, Ronaldo non va tanto orgoglioso del suo gol: lo segna all'85', ma in porta c'è un giocatore, l'argentino Pineda. Il portiere Turci era stato appena espulso e l'Udinese aveva esaurito le sostituzioni”. (Link ). A voi gli high-lights (Link). Qualcuno fra i tifosi bianconeri che non amano abbandonarsi al turpiloquio, né intrattenersi al bar dello sport o incavillarsi dentro discussioni utili, per citare una Littizzetto travestita da foca in un celebre spot, come il sale nel budino, intorno alle performance australiane di Del Piero, li ha postati su fb e lo ringraziamo.

Quello del 1997/98 non solo è passato alla storia, ma è su wikipedia come “uno dei più discussi della storia del campionato italiano”, a causa del rigore negato a Ronaldo una settimana dopo Inter Udinese. Anche se nessuno ricorda mai, seppure wikipedia lo dica (Link ), che “la gara fu decisa da un gol di Del Piero e, oltre al già citato ‘caso Iuliano-Ronaldo’, lo stesso attaccante juventino si fece parare un rigore da Pagliuca. E nondimeno racconti che “Il turno seguente la squadra di Lippi non andò oltre un pareggio a reti bianche sul campo del Vicenza, ma l'Inter non ne approfittò facendosi bloccare in casa sullo stesso punteggio dal Piacenza. La giornata successiva, il 10 maggio, i nerazzurri caddero ancora col Bari; grazie al contemporaneo successo al Delle Alpi sul Bologna per 3-2, la Juventus conquistò così il venticinquesimo scudetto della sua storia”. Nerazzurri che si consumavano nelle rivendicazioni e nei pianti, come il 5 maggio del 2002 (Link).

Eccola la fotografia dell’Inter di Moratti. Un piagnisteo lungo 18 anni. Una squadra che ha rispecchiato sempre, in pieno, il suo presidente. Uno al quale non avrei nemmeno voglia di scrivere un coccodrillo, ma la cui uscita di scena (se mai ci sarà per davvero) dal calcio italiano andrebbe salutata alla maniera di Pierino: con una fragorosa pernacchia. In fondo il mondo dei grandi non è mai stato per Massimo Moratti quello del campo, dove ti devi macchiare di erba e di sangue e pestare e pestarti, farti male davvero per conquistare una palla e correre più forte conservando alta la testa per centrare il bersaglio. Per colui che si è autocelebrato come il Principe di Onestialand, al quale vanno tributati gli omaggi a tavolino, diventare grandi ha significato soltanto imparare ad arrangiarsi alla meno meggio. Nel migliore dei casi a togliere il disturbo sgattaiolando dalla porta di servizio, come ha fatto quando era venuto il momento di testimoniare a Napoli, inventandosi un provvidenziale viaggio negli Stati Uniti d’America, dopo aver fomentato il diffuso sentimento popolare contro la Juventus.

C’è un’altra foto che identifica i 18 anni di Moratti Massimo (a proposito, sembra che sia riuscito solo a dimezzare il record di non rigori contro dei nerazzurri rispetto ad Angelo). E' quella che immortala la più celebre delle novità introdotte dall’inter-style: il gol con 5 giocatori in fuorigioco (Link ). Fu Maicon l’autore materiale, in Inter 3 Siena 1 (Link ) del dicembre 2008, quando per celebrare l’impresa “Il raddoppio dell'esterno brasiliano, fra l'altro, ha scatenato la forsennata esultanza di Mourinho, che si è lanciato ad abbracciare il suo giocatore”. A testimonianza che i valori dello sport, dell’etica e dell’onestà sono stati nel ventennio morattiano l’obiettivo pregnante dell’Italia del calcio, dalle istituzioni alla curva, passando per il giornalismo.

Se ci fosse un po’ di giustizia da qualche parte in questo paese un poco alla deriva, chi avesse rotto si ritroverebbe a pagare e i cocci sarebbero i suoi. Invece, mentre tutti gli altarini degli onesti - che si badi bene, hanno ospitato non solo il loro Massimo esponente, ma tutta una corte di personaggi disposti a reggergli il moccolo, del calibro tra gli altri di un garante dell’etica come Guido Rossi, di un magistrato dalle mani pulite quale Francesco Saverio Borrelli, di Tronchetti Provera, di una ministra, Giovanna Melandri, e di un neo-senatore di nome Carraro, già presidente della FIGC - sono stati scoperti, a pagare il filo degli errori, degli illeciti, dell’inquinamento delle prove operato da inquirenti e magistrati è stata solo la Juventus. E la società bianconera ancora oggi si trascina la colpa di aver accettato la serie B e di aver rinunciato al ricorso al TAR.

Gli anni passano. I pavidi escono di scena tra qualche fischio. Rimane la vita, che comunque va avanti e pone costantemente a un bivio. Con il solito piglio accomodante da chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato il giornale rosa, a secco per un giorno di bravate balotelliane, si butta a capofitto sulla freddura della capitale indonesiana, che da Giacarta, raccogliendo una boutade twitterina, AA ha trasformato in Giacartone. Quel che è peggio al telefono con il nemico amatissimo Moratti. Con il quale o con l’erede del quale, piaccia o non piaccia, è costretto a condividere gli umori della Lega, per contrastare il crescente strapotere del Milan di Galliani, potentissimo alleato di Lotito.

Ad avere l’occhio lungo c’è la società rossonera al posto dell’Inter del 1998. Il gol di Muntari, i favori arbitrali, i debiti. E un potere stratosferico a livello mediatico e televisivo (ironia della sorte è lo stesso settore che alimenta le fortune di Thohir), nonché finanziario, espresso dal conflitto di interessi scatenato dalla Infront. Andrea Agnelli tra passato e futuro. Tra una storia già scritta alla quale vorremmo dare un altro finale e un’altra da conquistare. Tra alleanze intricate e intrighi di potere.

Il calcio è un gioco. Un gioco pericoloso.



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