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Attualità di G. FIORITO del 26/10/2013 14:16:17
Pirlo come Del Piero_ Ovazione al Bernabéu

 

Real Madrid Juventus è uno scontro che nel tempo si è fatto epico e rappresenta con tutti i suoi precedenti un classico della storia del calcio.

L’apoteosi del pathos sportivo ha toccato l'apice nel 2003, quando il 14 maggio la Juventus riusciva a ribaltare con un 3 a 1 siglato da Trezeguet, Del Piero, Nedved e Zidane il 2 a 1 guadagnato in casa dai madrileni con le reti di Ronaldo e Roberto Carlos sul gol di David. Unico rimpianto: che quella non fosse la finale, persa con il Milan ai rigori dalla Juventus senza Nedved, squalificato per una somma di cartellini gialli che lo privava per sempre della gioia di vincere una CL, ma non il Pallone d'Oro. La storia si ripeteva nel 2005, quando il 9 marzo al Delle Alpi la Juventus sovvertiva l’1 a 0 patito al Bernabéu per la rete di Helguera piazzando un micidiale 2 a 0 ad opera ancora una volta di Trezeguet e di Zalajeta, che a 5 minuti dallo scadere del secondo tempo supplementare realizzava la rete decisiva.

Il campionato italiano di serie A 2004/2005 è stato oggetto delle indagini di calciopoli. Quella Juve, probabilmente la compagine bianconera più forte di tutti i tempi e una delle squadre di calcio meglio costruite di sempre, è stata spazzata via da uno tsunami che inizia e finisce con la sentenza sportiva e quella della giustizia ordinaria, che hanno decretato entrambe che quel campionato non era falsato.

Real Madrid Juventus è una sfida che è ritornata ancora dopo lo spartiacque di calciopoli. 21 ottobre 2008: Juventus Real Madrid finisce 2 a 1 con reti di Del Piero e Amauri e di Van Nistelrooy. Al ritorno la Juventus espugna il Bernabéu con una doppietta di Alessandro Del Piero, che corona l’impresa con una delle sue storiche punizioni e lascia il campo con un’ovazione del pubblico presente. Se nel 2008 il Real Madrid era l’ombra dello squadrone che siamo abituati a vedere scendere in campo, la Juventus di Ranieri era una squadra in bilico tra vecchie e nuove glorie, alla ricerca di sé stessa, che era riuscita a tenere alto il suo blasone. La Juve che il 23 ottobre 2013 arriva al Bernabéu per sfidare il Real Madrid sembra invece a molti incarnare il mito di Davide contro Golia.

Nel corso degli ultimi anni i giornali ci hanno illustrato non solo le imprese compiute in campo dalle due compagini, ma anche i retroscena fatti di cifre che non descrivono i record degli almanacchi sportivi, ma assai più prosaicamente i bilanci delle società.
Il 24 luglio 2012 Marco Bellinazzo per Il Sole 24Ore (Link) ci ha raccontato il calcio delle squadre spagnole annunciando che non avremmo più visto gli acquisti milionari dei Galacticos e che tuttavia Merengues e Blaugrana avrebbero continuato a deliziarci grazie alla loro abilità “nel creare un giro d'affari e un cash flow da record per il calcio del Vecchio continente che le rende entrambe solide e in linea con il fair play finanziario”. Con un fatturato rispettivamente di 479 e 450 milioni di euro essi riuscivano a tamponare gli esorbitanti debiti, il Real con un attivo di 32 (+ 24 sull’anno precedente) milioni e il Barça in rosso di 9. Sul fronte ingaggi le big spagnole venivano poste di un 30% circa al di sotto della quota del 70% tollerata dal fair play nel rapporto salari-fatturato, che Juve, Milan e Inter sopravanzavano di pochi punti. In calce all’articolo scoprivamo il particolare non indifferente per il quale Real e Barça la fanno in Spagna da padrone accaparrandosi la stragrande maggioranza dei diritti complessivi della Liga, non esistendo ancora la contrattazione collettiva dei diritti tv.

L'11 aprile 2013 anche Repubblica faceva i conti in tasca al calcio, cimentandosi in un raffronto tra una Liga spendacciona e una Bundesliga austera. Il miliardo di euro di fatturato messo insieme da Real e Barça doveva fare i conti con 500 milioni di debiti nel frattempo accumulati dalle due antagoniste spagnole, che da anni si logorano muscoli e portafogli in una sfida acerrima che spesso ha fatto il gioco delle avversarie inglesi e tedesche. Bayern Monaco e Borussia Dortmund vantavano 560 milioni di fatturato a fronte di debiti per 40 milioni. Secondo Transfermarkt, Chelsea, Manchester City, Paris Saint Germain, Zenith San Pietroburgo e Juventus erano le squadre che in Europa avevano speso di più negli ultimi 3 anni senza vincere. Karl Heinz Rummenigge, presidente del Bayern, giurava di non spendere più di quanto aveva in cassa, vantando 20 anni di utili consecutivi e i top player provenienti dalle giovanili, una specialità di casa anche a Barcellona. 140 milioni di euro spesi dai Blancos, secondo Giuliano Balestreri, autore del pezzo, al netto delle cessioni, poco meno della Juventus, e banche spagnole al collasso che pretendevano il rientro dalle passività per i club. 335 milioni di euro i debiti del Barça, che non si svenava per i giocatori in virtù della cantera, ma si concedeva spese pazze nel settore immobiliare.

Il 18 ottobre 2013 è Libero a dare i numeri delle perdite record dei club spagnoli (Link ): “Si è passati dai 2,7 miliardi di euro del 30 luglio 2012 agli attuali 3,6 miliardi: 900 milioni, il 25% del totale, riguardano i bilanci dei due Top Team della Liga, che pur conoscendo la situazione nell'ultimo mercato non hanno badato a spese”. Il Barça si è concesso il lusso Neymar, 57 milioni di euro. Il Real Madrid il fenomeno (finanziario) Bale, 100 milioni di euro.

Mercoledì 23 ottobre la Juventus ha perso al Bernabéu per 2 a 1 un match che avrebbe potuto vincere, per la qualità di gioco espressa e la personalità dei suoi giocatori. Senza l’ingenuità di Chiellini, che ha propiziato il rigore per i Galacticos e la volgare simulazione di Cristiano Ronaldo, non degna del campionario delle sue doti atletiche e tecniche, senza il pressappochismo del designatore arbitrale Collina, che ha mandato in uno stadio “speciale” per una partita “speciale” un arbitro senza esperienza, non ci sarebbe stata in campo una superiorità numerica del Real Madrid causata dall’espulsione ingiusta di un avversario. La Juventus non è solo uscita a testa alta dal Bernabéu, ma ha bissato l’impresa di Del Piero con Andrea Pirlo, che è stato salutato da una standing ovation nel momento della sua sostituzione.

Così come fu per Alessandro Del Piero nel 2008, c’è negli Juventini la consapevolezza che Pirlo non rappresenta il futuro della Juventus, perché nemmeno agli eroi è dato sfuggire alla legge del tempo. Ma il pubblico del Bernabéu percepisce l’epica bellezza del calcio, che è quanto rimane dell’epopea del coraggio e dell’azione che i nostri avi ci hanno tramandato attraverso le opere poetiche a partire da Omero. Un atteggiamento che appartiene allo spirito ancora prima che al gesto atletico. Una prerogativa dei campioni che scrivono la storia, perché in loro la virtù della bellezza celebrata nel gioco, nell’abilità tattica e nella cura della tecnica, coesiste con il carisma, che alimenta la leggenda e li rende perpetuamente vivi nel cuore della gente. Di tutta la gente.

E tu che non sei Juventino, quando ti domanderai qual è la differenza tra te e me, ricordati di loro.

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