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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di G. FIORITO del 30/10/2013 08:29:00
Conte e gli scienziati del calcio

 

“Certi scienziati del calcio dovrebbero vergognarsi di scrivere certe cose” . Così Conte ha apostrofato i professionisti italiani della carta stampata al termine della partita di campionato vinta contro il Genoa, motivando la sua affermazione in relazione a certe uscite su presunti disaccordi tra le sue intenzioni e quelle di Marotta: “Accetto che si dica di tutto sul gioco e su questioni tecnico tattiche, ma non è corretto andare sul personale. Si può parlare di pareri discordanti, non di litigi o di mancata unione di intenti. Parlate di calcio, non di fesserie” . (Link)

Chi sono questi scienziati del calcio e quali sono le “notizie” che vanno raccontando? Dalla selva di protagonisti del gossip del pallone si è levata una voce che da sempre si contraddistingue come semplice opinionista e tifoso da talk show. Forse ricorderete la pervicacia con la quale si mise di impegno per sopraffare le voci di Moggi e del suo legale nel corso di una puntata di Matrix andata in onda a Canale 5 nel maggio 2010 (Link), all’indomani dell’uscita delle intercettazioni che erano state nascoste nel 2006.
Paolo Liguori ce l’ha messa tutta anche questa volta. Per comprendere meglio il senso delle parole di Conte porrò le sue dichiarazioni a confronto, paradossalmente quanto ragionevolmente, con quelle di Luciano Moggi in persona, cioè con la voce diretta di quel sistema che non solo l’Inter, ma anche la Roma si è da sempre impegnata a combattere. Come sentenzia Panorama (Link ), “la firma arcinota del giornalismo Mediaset" (il gruppo che Auricchio non sapeva ricondurre a Napoli sotto giuramento al Milan e alla sua proprietà) che “tifa Roma da una vita”, non ci sta assolutamente a fare paragoni tra la Roma di Garcia e la Juventus di Capello del 2005 /2006: “Le nove vittorie di fila non le ha firmate la Juve di Capello, bensì la Juve di Moggi. Quel campionato fu annullato perché si stabilì che Moggi aveva molta voce in capitolo nei successi dei bianconeri. Altrimenti, non sarebbe stato revocato lo scudetto” .

Subito sul web si è scatenata la gara all’individuazione della squadra che arriverà terza nel campionato 2013/2014, con la motivazione che in Italia nessuno ti perdona se sei veramente bravo, poiché calciopoli e il processo sportivo che ne conseguì nel 2006 fecero scivolare lo scudetto stravinto dalla Juventus sulle maglie dell’Inter, terza alle spalle del Milan con 15 punti di distacco. Ma soprattutto perché, come afferma lo stesso Liguori nell’intervista a Dario Pellizzari, “questa Roma non ha alcun santo in paradiso. Non fa nemmeno parte del governo del calcio italiano. Anzi, come la Juventus di Andrea Agnelli è all'opposizione in Lega” . All’opposizione c’è il “Milan” e basta cliccare su Google la parola per scoprire dove sono da ricercare i guai di Galliani. Secondo Repubblica (Link ): “Il Milan è decimo in classifica. Ha incassato in media quasi 2 gol a partita e ha ben 11 punti di distacco dal terzo posto della zona Champions, per tacere dei 16 che lo separano dalla Roma capolista. E’, insomma, una squadra costretta a interrogarsi sulle proprie prospettive, oggi decisamente vicine al fallimento stagionale. La prassi italiana, che il club in verità ha raramente seguito, vuole che in questi casi le colpe ricadano sull'allenatore” . Anche se, “per togliere pressione all’allenatore, se l’è presa con l’arbitro Valeri”.

Ma torniamo alla Roma e a Liguori, al quale anzitutto vanno i complimenti per le sue osservazioni acute, poiché dimostra di aver letto Orwell e di sentirsi più uguale di qualcun altro. E perché decisamente non possiamo dargli torto quando afferma che lo scudetto 2005/2006 fu sottratto alla Juventus. In verità la storia racconta che ad essere sotto indagine degli inquirenti era stato il campionato precedente e che nessuna ombra gravava sul campionato 2005/2006, così come sul precedente, come recitano sia la sentenza sportiva che quella ordinaria di primo grado. Liguori dovrebbe citare insieme con Moggi altri artefici di calciopoli e raccontare non solo la parte che non gli crea imbarazzo. Il ribaltone che ha sovvertito le sorti del calcio italiano è stato immortalato da un’intercettazione tra l’ex Direttore Sportivo romanista Baldini e l’ex vice-presidente della FIGC Mazzini (Link ).

Una volta rovesciata dalle sue poltrone la Triade bianconera, tuttavia, la Roma di Zeman è riuscita solo a collezionare brutte figure, mentre quella immediatamente post-calciopolese si è vista sfilare di sotto il naso un paio di titoli, pur avendo dimostrato Spalletti di saper giocare il calcio più bello di quegli anni. Baldini, pentito di lusso che non ha saputo argomentare nulla e Zeman sono stati ridimensionati dai fatti a comparse prima del processo di Napoli e poi del campionato italiano di calcio di serie A.

Calciopoli è stata una farsa, ma anche una “dramma personale” per tanti di noi. Leggo spesso di Juventini che come me affermano di aver imparato ad odiare nel 2006. Sono passati sette anni, un tempo ragionevole per lasciare sedimentare i sentimenti e perché gli eventi che nostro malgrado si accavallano nelle nostre vite trasformino i pensieri. Solo gli incapaci di ragionamento e gli insensibili possono sfuggire alle leggi dell’adattamento e dell’evoluzione. Anche nel solco delle convinzioni mature vige il libero arbitrio e la possibilità di accrescere e rivedere i punti di vista e le riflessioni. Poiché abbiamo subito sulla nostra pelle l’abusata frase che Nietzsche riferiva all’uomo che guarito dalla malattia mortale della morale tradizionale rinasce a nuova vita, "ciò che non lo uccide, lo rende più forte" (was ihn nicht umbringt, macht ihn stärker) (Link), oggi io credo di aver acquistato una virtù rara. Essa si rende palese con il distacco che manca a coloro che hanno ancora la mente talmente offuscata dalla soddisfazione di aver visto la Juve in serie B, che per nulla al mondo si disporrebbero all’analisi seria e al discernimento, persino di fronte ai nuovi fatti e alle nuove prove emersi. Calciopoli ha fornito loro un alibi di comodo e poco importa se è solo l’elemento che distorce tutto.

La vittima predestinata del pregiudizio di quel diffuso sentimento popolare che nel 2006 cambiò la storia del calcio è ancora Moggi, dipinto come un boss di quarta categoria, senza un pelo di etica e cultura. Lucky Luciano, come uno dei massimi esponenti dello pseudo giornalismo italiano amava chiamarlo, così ha commentato il record di Garcia: “La Roma sta dimostrando prima di tutto le qualità dell’allenatore. Garcia addirittura ha fatto di De Rossi un punto di forza, lo stesso calciatore che con altri allenatori veniva messo in panchina”. A volte non serve essere scienziati. Basta guardare le partite senza il prosciutto sugli occhi. Senza l’odio nel cuore. Si potrebbe ritrovare il senso dello sport dove non si osava nemmeno cercarlo: nel rispetto dell’avversario.

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