Nel luglio 2004 Francesco Totti, uno dei più popolari interpreti di un ruolo romantico in via di estinzione detto “bandiera”, tuonava così contro l’ex compagno di squadra Emerson:
«Roma-Juve è ormai meglio di un derby, ed Emerson se lo incontro nemmeno lo saluto». (
Link) La telenovela era iniziata mesi prima, a causa dei debiti ingenti che la Roma di Sensi aveva accumulato, in un panorama arroventato nel quale erano iniziati a circolare dossier di ogni tipo, mentre si spargevano accuse e veleni raccolti dalle procure e si incallivano rivalità (
Link).
Tra le chicche di stagione la Repubblica citava il
“Dossier Gazzoni” , che accusava numerosi club di pagare in nero i giocatori, annunciando che Roma, Lazio e Parma erano sull’orlo del crack. In evidenza il conflitto Carraro- Capitalia, poiché «Covisoc e Consiglio federale vengono considerati omissivi controllori, mentre l'applicazione dei regolamenti sportivi avviene secondo convenienza». Sotto esame il
decreto spalmadebiti, «con il quale si sono volute salvaguardare ragioni e aspettative di alcuni club tra i più rappresentativi». Inoltre: «Per
aiutare le big in crisi economica , sono stati spostati in avanti di otto mesi anche i debiti maturati nel 2003. Su richiesta del presidente della Lega e del Milan Adriano Galliani, e
deroga speciale del presidente federale Franco Carraro, si è cambiato lo statuto per consentire al Milan la chiusura del bilancio al 31 dicembre invece che al 30 giugno: necessario per essere in sintonia con la controllante Fininvest».
Al centro delle critiche
Carraro, che in evidente conflitto di interesse era presidente di Mediocredito Centrale, una banca d’affari controllata dall’Istituto di credito romano Capitalia, del quale l’allora presidente della FIGC era consigliere di amministrazione. Il 5 marzo 2004 sempre Repubblica (http://www.repubblica.it/2004/c/sezioni/sport/calcio/romadebiti/romadebiti/romadebiti.html?ref=search ) informava del
piano di Capitalia per salvare la Roma e consentirle l’ingresso in CL, mentre Sensi, «sempre più nella bufera», veniva convocato dai giudici per un rinvio a giudizio relativo ai passaporti falsi di Bartelt e Cafu.
La difficile situazione mandava in tilt lo spogliatoio giallorosso, più preoccupato del saldo degli stipendi che affascinato dagli applausi riscossi in campo.
In questo clima maturava il
passaggio di Capello, Zebina e Emerson alla Juventus. Il 20 maggio 2004 il Corriere della Sera scriveva che Zebina preferiva la Juve al Milan, nonostante un contratto meno remunerativo, nel nome della certezza di poter partire titolare e che Emerson si era già accordato coi bianconeri, gelando i dirigenti della Roma. Sette i milioni di euro offerti dalla Triade, mentre «Roma città ha preso le due notizie come veri e propri tradimenti» (
Link).
Il 27 luglio 2004, a bocce ferme, si scopriva che le cose erano andate diversamente (
Link). Emerson, che il 5 maggio considerava «un tradimento non onorare la maglia», il 2 giugno ribatteva alle accuse dei tifosi che fin dal dicembre 2003 lo stesso Sensi lo aveva autorizzato a prendere contatti con altri club, mentre Moggi si mostrava disposto a una «pace armata» con il patron giallorosso, reputando eccessivi i 18 milioni di euro + Manuele Blasi richiesti da Baldini. Il 13 luglio la Roma di Prandelli apriva i battenti a Trigoria, ma al posto del Puma arrivavano certificati medici che attestavano che uno dei tre centrocampisti migliori del mondo (la certificazione sarebbe di Capello), con il suo corredo di grazia felina e di doti di regista e intenditore, munito di una capacità di tiro di tutto rispetto, soffriva di depressione.
La Roma aveva bisogno di soldi. Samuel era già al Real Madrid, Moggi dava corda al Puma:
«Emerson è effettivamente stressato, speriamo per lui e per noi che questa vicenda si concluda al più presto e nella maniera più positiva per tutti», ben sapendo che era in scadenza di contratto per il 2005.
Sensi non ci stava e faceva aprire un’inchiesta all’Ufficio indagini, minacciando di fare ricorso alla Fifa per chiedere la squalifica del giocatore. Lippi auspicava la fine imminente delle ostilità, in vista dei preliminari di CL che attendevano i bianconeri di Capello. Il piano di Baldini subiva un ritocco: la Juve si aggiudicava il giocatore per 14 milioni di euro. C’era un
ribaltone nell’aria, fomentato dalla celebre intercettazione dell’ex ds romanista con il vice-presidente della FIGC Mazzini, che Moggi avrebbe portato alla luce durante il processo di Napoli (
Link ) nel febbraio 2010, ma che è datata giugno 2005.
Quando la Juve fu retrocessa in seguito ai fatti di calciopoli
Emerson si trasferì al Real Madrid insieme con Cannavaro. Nel gennaio 2007 si ragionava intorno alla Juve che sarebbe stata al ritorno in serie A e l’ipotesi più suggestiva era quella del ri-avvento di Capello, anticipato dai due giocatori temporaneamente madrileni. In particolare Emerson avrebbe caldeggiato questa ipotesi, poiché relegato in panchina (
Link). La storia ha raccontato un’altra versione, più vicina ai desideri di Lippi allenatore della nazionale, al quale sarebbe stato molto gradito, stando alle rimembranze di una fantomatica focaccia consumata a Recco con Blanc, il ritorno di Cannavaro, che concretizzò le attese, in vista di un presunto terzo ciclo sulla panchina della Signora che non avvenne mai.
Emerson Ferreira da Rosa aveva iniziato nel 1994 la sua carriera al Grêmio di Porto Alegre, dove aveva vinto la Coppa del Brasile e il Campionato Gaúcho per due volte, nonché il campionato brasiliano. Nel 1996 era passato al Bayer Leverkusen, con un terzo posto e due secondi consecutivi nella Bundesliga. Dopo l’esperienza con le Merengues non tornò alla Juve, ma
si trasferì al Milan, anche questa volta con qualche giallo intorno alla trattativa. Nel 2009 ha chiesto la rescissione consensuale del contratto per motivi personali, passando al Santos, afflitto anche qui da problemi fisici e di condizione, fino all’8 marzo 2010, data ufficiale del suo ritiro dal calcio giocato.
Il 14 dicembre prossimo è previsto allo Juventus Stadium il gradito
ritorno di David Trezeguet, che ha preannunciato l’evento in una bella intervista a Tuttosport (
Link ) nella quale, oltre a dichiarare un amore mai sopito verso i colori bianconeri e a lodare affettuosamente la Juventus di Conte, esprimendo giudizi molto positivi anche su Tevez, Pirlo e Llorente, ha fatto cenno all’esperienza in serie B:
«Sono orgogliosissimo di quanto ho fatto alla Juve e del rapporto splendido che ho creato con i tifosi. E’ tutto speciale. Emerson si è detto pentito di non essere andato in B con la Juve? Lo capisco. Io ci sono andato e non sono pentito. Anzi, con quel gesto io ed i miei compagni abbiamo guadagnato un rispetto importante da parte della gente. Un rispetto che per me vale come un trionfo».
Con Trezeguet hanno vestito tra gli altri la maglia bianconera in serie B i grandissimi talenti di Del Piero, Buffon, Chiellini, Nedved, Camoranesi. Ciascuno di loro diede a quell’avventura sfumature comportamentali e sentimentali diverse, ma a distanza di sette anni ha lasciato un segno indelebile nel cuore dei tifosi, presso i quali alberga, oltre tutte le dissertazioni realistiche o di convenienza che il distacco del tempo trascorso giustifica con il senno di poi, un incondizionato amore per chi è rimasto a sostenere un sogno chiamato Juve. Un privilegio che forse merita di essere rimpianto.
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