Incredibile, ma vero. Per due giorni, il 7 e 8 novembre, la Gazzetta dello Sport non va in edicola e i suoi più fedeli lettori saranno privati degli ultimi sviluppi delle telenovele riguardanti l’avventurosa vita al volante del più grande calciatore italiano, quello che si fa il primo tempo in panchina contro il Barcellona e “l’auspicata” successione di Barbara Berlusconi sulla poltrona di presidente del Milan. Per tacere dei pregevolissimi allegati, tra i quali, oltre alle famose videocassette di Holly e Benji, di recente ha suscitato clamori il modellino del mitico Jeeg Robot d’Acciaio.
Il comunicato con il quale i giornalisti rosa hanno dato la notizia della loro astensione dal lavoro (
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link ) e nella sintesi è un duro attacco al nuovo azionista di maggioranza, la FIAT, nonché a Luca di Montezemolo: “Ci voleva il ritorno della Fiat come azionista di maggioranza del gruppo Rcs per assistere allo scempio della ‘svendita’ del palazzo storico di via Solferino e di quello di via San Marco a Milano”.
Anche i giornalisti del Corriere della Sera sono stati duri con l’operazione di vendita a Blackstone da 120 milioni di euro “a fronte di una ristrutturazione recente costata 80 milioni e un affitto da versare agli acquirenti che rende alla fine la plusvalenza quasi nulla”, scrive ancora la Gazzetta, che dovrebbe dare respiro alle finanze di RCS, pur non astenendosi dal lavoro: “Il Comitato di redazione del Corriere della Sera considera la decisione di vendere il palazzo storico di Via Solferino un atto folle dal punto di vista finanziario e uno sfregio inaccettabile all’identità del Corriere della Sera” (
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Pesante l’accusa di cattiva gestione contro gli azionisti, colpevoli di aver determinato un aumento di capitale in riparazione dei “loro pasticci”, presto recuperato, ma senza lungimiranza, con questa vendita che offende la memoria di ciò che la storica sede ha rappresentato per la storia del giornalismo in Italia, “quando, durante la Resistenza, tra le rotative si nascondevano le armi per combattere fascisti e nazisti”. In questa ottica culturale oltre che finanziaria sia Gazzetta che Il Corriere hanno parole di fuoco contro il sindaco di Milano Pisapia, che sarebbe rimasto a guardare lo scempio senza alzare un dito e “Quando tra qualche anno in sala Albertini ci faranno feste in stile Billionaire magari verrà invitato anche lui”.
Sotto accusa anche l’amministratore delegato Pietro Scott Jovane, che come scrive il Corriere, a danno fatto lascerà probabilmente la carica con una lauta buonuscita, come spesso accade in Italia ed è già accaduto in seno a RCS.
L’intrico di scontri e conflitti di interesse è messo in luce dal Corriere, quando afferma che “tocca soggetti azionisti di giornali concorrenti (ed è il caso della Fiat) e società nello stesso tempo azionisti e creditori di Rcs (ed è il caso di IntesaSanpaolo). Senza contare il fatto che l’advisor dell’operazione, banca Imi, fa parte proprio di IntesaSanPaolo”.
Ancora più dura la Gazzetta, che ripercorre le tappe di “Errori che partono da lontano ma hanno nomi e cognomi”. Negli anni ’90 la FIAT avrebbe rifilato a RCS la zavorra della Fabbri in brutte acque. Nel 2007 è datato il “torbido” affare della Recoletos, bocciato da Vittorio Colao, definito l’ultimo manager indipendente dell’azienda, ma condotto in porto da Antonello Perricone, pupillo di Luca di Montezemolo. Perricone ha lasciato RCS con una liquidazione di 3,4 milioni di euro per andare a dirigere Italo, occupandosi dei treni di Luca Cordero e di Della Valle. Carenze di investimenti avrebbero caratterizzato il nuovo management, che è andato avanti a furia di tagli con la scure. Come volesse togliersi tutti i sassolini dalle scarpe, Gazzetta spara un’altra bordata all’indirizzo di Tronchetti Provera, privilegiato dalle banche che a loro rifiuterebbero aiuti: “Prontissime a finanziare Tronchetti Provera (amico azionista, naturalmente) per riprendersi il controllo della Pirelli con soldi non suoi, ma incapaci di dare fiato al primo gruppo editoriale italiano, salvaguardando la sua indipendenza e garantendo il suo sviluppo”.
“Che tristezza”. Chiosa il Comitato di Redazione della Gazzetta dello Sport. “Pensavamo che qui si facessero giornali, non operazioni di acrobazia economica o giochetti per contare nelle stanze del potere”.
Che strana coincidenza, per tanti anni, da quell’estate del 2006, attraverso calciopoli, un mucchio di intercettazioni di cui Tronchetti Provera rinnega la paternità e di notizie diffuse ad arte per indirizzare il sentimento popolare, ci creda, signor Monti, lo abbiamo pensato anche noi. Commenta l'articolo sul nostro forum
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