Chiacchierata sulle degenerazioni del tifo e delle discriminazioni Tutte le mattine per raggiungere il mio posto di lavoro percorro una porzione delle strade che si snodano tra le campagne e le periferie dei paesi etnei che sul versante dell’Etna conducono da Catania a Zafferana e Milo. Si tratta di arterie che invitano alla corsa, tra rettilinei succulenti e piacevoli tornanti immersi nel verde, incontro alla “montagna”, come la chiamiamo da queste parti, che riempie gli occhi di panorami sempre nuovi in ossequio alla sua perenne attività vulcanica.
E’ praticamente impossibile tenere il limite del 50 km orari e lo sanno bene in quel comune che è stato a lungo commissariato negli ultimi anni e ospita uno dei centri commerciali più belli della zona. Perciò, dopo che per decenni cattive amministrazioni locali hanno fatto fuori malamente i soldi dei contribuenti, hanno pensato bene un paio di volte alla settimana di predisporre le apparecchiature e la vigilanza necessarie per eseguire ritratti molto poco artistici che a noi poveri lavoratori già più che adeguatamente vessati dal sistema delle imposte, costano multe salatissime.
Si tratta di un modo di esercitare la legge esageratamente coercitivo e a mio avviso sbagliato, ma le contravvenzioni arrivano lo stesso.
Allo stesso modo si potrebbe dire della normativa che attualmente sta regolando la cosiddetta
discriminazione territoriale, soprattutto da quando il Napoli è ritornato a calcare palcoscenici da zona scudetto. Una normativa che all’unanimità viene criticata, perciò fatevi un giro nel web e constatate di persona in quanti non osano inimicarsi le torme di beceri che traggono da una partita di calcio l’unico piacere di urlare a squarciagola volgarità e improperi a qualcuno che ha avuto la ventura (non ho dimenticato la “s”, ché ritengo di far parte dell’insieme dei privilegiati nati a Sud) di nascere un po’ più a meridione di lui. Vi dirò solo che il mio debol parere, che esprimo a titolo esclusivamente personale, tiene conto della considerazione che eliminare una norma non elimina il reato e il suo significato assolutamente oscurantista e negativo. Però, a scanso di equivoci, così come penso che il problema della discriminazione (sia essa territoriale, razziale, culturale, religiosa, sessista e chi più ne ha più ne metta) esista e sia pure piuttosto grave nella sua essenza e per chi lo deve affrontare, cioè il legislatore, mi piace ricordare che l’idiozia è una qualità talmente variegata e multiforme da nutrirsi di sé e riuscire a scalare vette inaudite, attraverso livelli che sarebbe forse più giusto quantificare nei dettagli. Mi spiego meglio, anche se mi rendo conto che avete già capito. Repubblica (
Link ) scrive: “Curve chiuse per la gara con l'Udinese del prossimo 1 dicembre e 50.000 euro di multa e provvedimento esteso alla Sud per un ulteriore turno, il 14 dicembre contro il Sassuolo, giorno in cui è previsto l'atteso ritorno allo stadio di Trezeguet… E' la sanzione del giudice sportivo verso la Juventus per i cori discriminatori contro i tifosi del Napoli… Per la curva Sud, inoltre, scatta anche la revoca della sospensione del provvedimento disposto dal giudice dopo i cori intonati durante Juve-Genoa del 27 ottobre”. E ancora : “Sanzionato anche il Napoli. Il comportamento dei tifosi partenopei presenti allo Juventus Stadium costa al club azzurro un'ammenda di 50.000 euro”. Costoro (è il pronome dimostrativo che si usa con intenti dispregiativi, nonostante la mia volontà di biasimare la discriminazione territoriale che mi è capitato di patire in Italia come Siciliana e in Europa come Siciliana e Italiana) si sono resi colpevoli di aver rinverdito ancora una volta l’usanza di distruggere i servizi sanitari dello Juventus Stadium, scaraventandoli addosso a qualche malcapitato tifoso bianconero finito in ospedale insieme con il gentile omaggio di sacchetti preventivamente riempiti di urine.
All’unanimità è stato affermato che ciò è peggio che aver cantato “‘O surdato ‘nnammurato” dopo aver rifilato 3 gol da manuale e una prestazione magistrale ai partenopei in vena di vincere lo scudetto, ma incapaci di battere sul campo le avversarie dirette Roma e Juventus. Se le cose stanno così sono d’accordo. Perché non ci vuole molto a definire un metro di giudizio che tenga conto dell’uso della violenza in termini verbali e effettivi. Se invece è stato cantato per esempio “Vesuvio lavali col fuoco”, la sanzione è meritata, mentre quella alla società partenopea troppo irrisoria. Soprattutto perché non viene versata alla società Juventus a titolo di risarcimento dei danni e perché un manipolo di delinquenti continua a infangare il nome di Napoli ben protetto da chi ha le carte in regola, grazie anche alla tessera del tifoso, per infliggere in modo equo le sanzioni più adeguate, compresi daspo e carcere.
Io sono Meridionale e Juventina. Appassionatamente tutte e due le cose. E’ per il bene e la salvaguardia di questi due valori che amo e difendo, che ho bisogno di dire senza peli sulla lingua ma con molto pelo sullo stomaco
che essere Juventini o Meridionali non salva automaticamente dall’idiozia, dalla maleducazione, dall’ignoranza, dalla trasgressione alle regole e ai divieti. 14.000.000 siamo un numero talmente alto che riesce a contenere tutte le categorie sociali, culturali e intellettuali, mentre la zona che ci ha dato i natali c’entra poco, il tifo niente. Le news del telegiornale di Canale5 hanno raccontato che il calcio è ostaggio degli ultrà e
posto sullo stesso piano i fatti accaduti tra Salernitana e Nocerina e i cori dello Juventus Stadium. Nonostante in tutta Italia tutte le tifoserie siano troppo spesso abilitate a cantare contro i morti dell’Heysel e per inneggiare alla dipartita di un altro Agnelli. Anche questa, piaccia o non piaccia, è una forma di discriminazione.
Per chiudere vi sottoporrò due ultime considerazioni. La prima è che solo la Juventus ha costruito uno stadio di proprietà in Italia. Dimezzando praticamente il numero dei posti rispetto al progetto. Una notizia che qualche anno fa ci ha lasciato di stucco, ma che in seguito all’evolversi dei tempi e al maturare delle situazioni appare lungimirante nella logica dei profitti del calcio, sempre più legati ai diritti televisivi. La seconda che il termine
tifoso (
Link) mi piace sempre meno, mentre apprezzo sempre più quello usato dagli inglesi,
supporter. Sottigliezza non dovuta al poco amore per la mia lingua, molto più versatile e musicale di quella anglosassone, ma
alla necessità che sento che la mia passione debba essere di supporto alla mia Juventus e non danneggiarla come la malattia che il primo sostantivo ricorda. Noi tifosi siamo soliti criticare i nostri beniamini. Lo abbiamo fatto anche quest’anno, senza guardare in faccia nessuno, sia il sempre acerbo Giovinco che il n. 1 dei portieri, il maturo Buffon. Siccome lo Juventus Stadium è celebre è temuto per il peso del suo strepitoso pubblico e
Antonio Conte ne invoca spesso il supporto, che il 12° Uomo rimanga a casa, se tutto quello che gli riesce di fare è un'autorete. Commenta l'articolo sul nostro forum
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