Oggi siamo a discutere di una nuova pagina lercia della cosiddetta giustizia sportiva, un nome ed un aggettivo che stanno perdendo il loro significato intrinseco per assumere quello di ingiustizia partigiana. Abbiamo lungamente discusso sulle sanzioni elevate alla Juventus per i fatti di Juventus-Napoli e di Juventus-Udinese; ne abbiamo discusso proficuamente, seriamente, arrivando persino a schierarci su posizioni contrapposte, a dimostrazione che il tifo juventino è quanto meno intellettualmente vivo, critico persino verso se stesso e per questo sicuramente non tacciabile di partigianeria cieca, che pretenderebbe prese di posizione anche su questioni indifendibili.
Oggi siamo a discutere, invece, di una questione, lercia, come sopra riportato, che sicuramente non potrà che ricompattare il tifo bianconero e, come detto, non a causa della appartenenza tifosa, ma a causa di un fatto di oggettiva gravità, ovvero delle
sanzioni non elevate verso la tifoseria del Bologna, rea di aver esposto striscioni del tipo:
"Dopo anni di terroni e milanesi servivano i bambini per portare in curva dei veri piemontesi", oppure:
"Per un caldo Natale, brucia un gobbo",
striscioni del tutto ignorati e quindi non sanzionati. Ci pare evidente che al sistema
interessi difendere soltanto una certa tifoseria e contemporaneamente interessi non difendere l'appartenenza di un quarto degli italiani a quella juventina; ci pare altrettanto evidente che interessi stigmatizzare in maniera goffa e ridicola un
"merda" gridato dai bambini, nel mentre si finge che scrivere che bruciare uno juventino non sia lo stesso identico reato per il quale lo Juventus Stadium ha subito una sanzione durissima, oppure che un "terrone" bianconero meriti tale appellativo, a differenza degli altri cittadini meridionali, ma non juventini.
Siamo sempre di fronte alla solita, letterale,
arroganza del potere, alla giustizia a tre, quattro, mille velocità ed alla discrezionalità del reato e delle pene conseguenti; siamo di fronte a un qualcosa di schifosamente inaccettabile e che in qualche modo dovrebbe essere persino perseguibile nei confronti di un sistema che ha perso totalmente la propria credibilità; siamo di fronte ad una ingiustizia partigiana che tale credibilità l'ha persa sin dal 2006; siamo di fronte ad atteggiamenti e prese di posizione, perchè alla fine, paragonando la questione Juventus-Napoli agli striscioni bolognesi, è evidente che si tratti di una
presa di posizione piuttosto che di giustizia sportiva, tipica di un regime, seppure pallonaro. Un regime che si spera morente, come prima o poi tocca a tutti i regimi palesemente illiberali; un regime che è specchio di una società che ha fatto carne di porco del Diritto e della dignità dei cittadini, a tutti i livelli.
Lo striscione che Tosel non riesce proprio a vedere...
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