Sabotare la Juventus nel 2006 non ha fatto gioco al calcio italiano “Vedete di non uscire dalla CL, se no per colpa vostra poi si abbassa il ranking”. Me lo dice un amico interista e se non lo conoscessi così bene da sapere che di quanto è accaduto alla Juve, all’Inter e al calcio italiano negli ultimi dieci anni lui è al corrente solo delle sporadiche informazioni che io gli ho trasmesso, potrei anche pensare che mi sta prendendo in giro. No, me lo dice seriamente, semplicemente perché la Juventus dovrebbe garantirgli coi suoi risultati un posticino al sole freddo d’Europa.
Quasi quasi c’è da esser contenti per come si sono messe le cose a Istanbul. Intanto che a farne le spese è anzitutto il povero Santoro, stante che la EL si gioca di giovedì e, piaccia o non piaccia, la squadra bianconera rimane sempre e comunque la più tifata dagli italiani. Che dopo le baruffe e gli insulti reciproci rabbiosi delle prime 24 ore successive al danno e alla beffa, cominceranno a vedere il bicchiere mezzo pieno e si consoleranno per forza di cose. Vediamo perché e per come, non prima di aver speso due parole che aggiungono sale sulla ferita recente, ma completano il quadro di una sconfitta ancora una volta di sapore etico. Appartengo alla cerchia ristretta di coloro che ritengono che in campo ci vanno i calciatori e che puoi mandarmi tutti i Collina che vuoi e spalarti la neve solo nella tua metà campo, ma se la butto dentro e poi mi copro in difesa ragionando come si conviene a centrocampo, in EL ci vai tu. Soprattutto se come sarebbe stato mio dovere, sistemo il Copenaghen con una legittima goleada anche fuori casa. Tuttavia il dovere di cronaca impone di considerare tutti gli aspetti per consentire di tirare le somme e formulare un’opinione scevra dall’unto della faziosità come dell’alterigia.
1) Cristiano Ronaldo vorrei fosse, il 13 gennaio prossimo, il Pallone d’Oro 2013 e da poche ore ha già incassato il viatico del World Soccer dell’anno, ma
non è stata “etica” secondo il suo campionario tecnico e tattico la sceneggiata con la quale ha fornito un aiutino al Real Madrid per liquidare la pratica Juve. Succede e fa parte del gioco, infatti è successo.
2) Che ci dovessimo giocare il tutto per tutto in uno stadio che porta il nome di uno sponsor che si chiama Telekom, con la squadra allenata dall’uomo di Jesi, già juventino e poi vincitore di cartoni vari e assortiti prima dell’era titulata del portoghese specialone, che per di più ci ha regolato con una rete del giocatore che nella vittoriosa era Moratti ha avuto forse la vita più difficile, scadendo da fenomeno arancione ai sospetti su uno stato di salute non brillante a causa di abitudini poco lecite, rappresenta l’ennesimo scherzo del fato (tu chiamala se vuoi sfiga), che nell’inseguimento alla coppa dalle grandi orecchie ci fa ripetere sempre: ma perché capitano tutte a noi? Però il
Fenerbahce si è tolto lo sfizio di trasmettere sulla sua televisione le immagini del suo stadio durante la nevicata del 2013 che ha devastato il Turk Telekom Arena, lasciando indenne la struttura dell’altra squadra di istanbul, che ha sottolineato: "L'impianto di riscaldamento dello stadio Saracoglu non sembra aver subìto problemi dalla nevicata che ha colpito Istanbul”. (
Link )
3) Gli antijuventini hanno un bel festeggiare la sconfitta bianconera, perché è
la seconda espressione in meno di una settimana del peso scarso se non inconsistente della FIGC in Europa, che appena venerdì l’altro ha incassato il duro responso del sorteggio relativo ai prossimi mondiali brasiliani. Con il benestare di un monsieur Le Roi sempre più immemore delle origini italiane e di quel calcio italiano vissuto all’ombra dell’Avvocato che lo ha consacrato sul podio dei primi tre calciatori più forti e più amati di tutti i tempi. Da lui non pretendiamo per questo che abbia un occhio di riguardo per chicchessia, ma assoluto rispetto e salvaguardia delle regole.
4) Il Fenerbahce ha fatto bene a fare notare che i rivali del
Galatasaray hanno giocato sporco, con un omissione di garanzia delle condizioni di gioco che grida vendetta e nuoce al principio di ospitalità, ma in quanto a comportamenti etici non costituiscono un pulpito degno di applausi, in memoria delle vicende che li hanno visti pesantemente coinvolti nella scommessopoli turca dell’estate del 2011, dalla quale furono prontamente graziati anche in Europa (
Link). Le differenza coglietele voi tra federazione italiana e turca. Io direi piuttosto che se un certo ricambio generazionale sta faticosamente organizzandosi in Italia presso le aule e le sedi dove si decidono i massimi destini della nazione, è ora che si metta in moto un effetto domino, che a cascata ripulisca i centri dell’amministrazione della cosa pubblica. Anche dello Sport. Piaccia o non piaccia, c’è un Europa e dobbiamo fare il nostro gioco.
Sabotare la Juventus nel 2006 non ha fatto gioco al calcio italiano.
5) Tirando le somme (
Link ), ci sono almeno 3 buoni motivi per considerare la sconfitta di Istanbul con il segno più e trasformarla in una vittoria. Come ha fatto il Chelsea nella passata edizione, quando fu escluso dal torneo delle grandi d’Europa e andò a vincere quello minore, che giova ricordarlo, procura l’accesso alla Supercoppa Uefa.
a) Sono 4 i trofei che la Juventus si giocherà in questa stagione: Campionato, Coppa italia, Europa League e Supercoppa Uefa.
b) La vittoria dell’Europa League, che è alla sua portata, costituirebbe sul versante economico un risultato non lontano dai ricavi deducibili da prestazioni di rilievo in CL, che sarebbero state più difficili da ottenere, considerando senza prosciutto sugli occhi che almeno 4/5 squadre in Europa ci sono nettamente superiori per organico.
c) La finale di EL si giocherà a Torino, nello Juventus Stadium. Potrebbe essere una grande festa e un’occasione di riscatto per quel dodicesimo uomo in campo bianconero che di recente sale troppo spesso agli onori della cronaca.
La sterminata tifoseria Juventina comprende stratificazioni multiple, tra le quali uno spicchio generazionale che ha vissuto la straordinaria epopea della mitica squadra di Trapattoni, che con uomini del valore di Zoff e Scirea, affiancati dal meglio che il calcio italiano abbia espresso prima e dopo i mondiali vittoriosi dell’82 in Spagna, ha vinto per tre volte la Coppa Uefa, più illustre antenata dell’EL. Anticipando le nuove imprese della Juve di Lippi.
Un sogno che mille volte ho sognato di rivivere.
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