Qualche giorno fa Massimo Moratti ci ha tenuto a rimarcare ancora una volta che se i rapporti tra la sua famiglia e quella degli Agnelli sino sono per qualche periodo raffreddati è stato per colpa della triade e più in particolare di Moggi e Giraudo, un
«intervallo, chiamiamolo così, di partecipazione di altre persone, assieme alla famiglia Agnelli, che hanno creato dei problemi e che quindi hanno peggiorato questi rapporti». Poco male, l'importante che
«nel momento attuale con la Juve c’è un ottimo rapporto». Il presidente bianconero, pur non replicando a questa specifica affermazione dell'ex patron interista, ha risposto dalle pagine di Tuttosport:
«prima che tornasse Massimo la rivalità tra i due club è sempre stata molto accesa. E’ il derby d’Italia e continuerà ad esserlo a prescindere dalle proprietà». In merito ai
«problemi», come li ha definiti Moratti, ha precisato sia che
«a conclusione dell’iter (giudiziario, ndr) svilupperemo le nostre valutazioni su che tipo di richieste presentare in base all’articolo 39 per la revisione dei processi sportivi», sia sulla richiesta danni di 444 milioni di euro:
«è tutto assolutamente in corso». Le parole di Andrea Agnelli sono corrette nella forma, come spesso capita. Nella sostanza però lo scambio indiretto di vedute dà evidenza di un equivoco sostanziale nei rapporti sull'asse Milano-Torino: Moratti negli ultimi tempi sembra non perdere occasione per ribadire l'idillio con il "giovin signore", cosa che mette quest'ultimo non in ottima luce verso il tifo bianconero, da sempre allergico a tutto quanto sa di nerazzurro; il presidente bianconero invece non risponde (più) per le rime ed in modo puntuale alle esternazioni dell'ex presidente nerazzurro su calciopoli.
Va bene mantenere i rapporti nell'alveo dell'educazione, ad oggi però
se la posizione dell'interista è tristemente coerente con le bugie di calciopoli, quella dello juventino è per certi versi ambigua. Mantiene rapporti amichevoli con Moratti, al quale dovrebbe chiedere la restituzione di qualcosa, e al contempo tiene ancora sospesa da qualche parte una esplicita dichiarazione in favore di Moggi e Giraudo, dei quali pure reclama i successi del 2005 e del 2006.
Ecco, se dovessimo chiedere qualcosa al nuovo anno, vorremmo un presidente che spendesse qualche parola in più al momento giusto. L'ultimo assordante mutismo presidenziale sul caso Conte conferma che la strategia del silenzio è spesso spesa male.
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