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Attualità di G. FIORITO del 07/01/2014 09:37:00
Il sistema De Sanctis

 

Ecco il metodo che consentirà a tutte le squadre italiane di avere subito uno stadio di proprietà, in barba alla crisi. Siamo grati a De Sanctis per avere scoperto in che modo la Juve è riuscita a fregare tutti e a costringere aumm aumm, come nemmeno la creatività napoletana è mai riuscita a inventarsi, il sistema a creare le condizioni per costruirsi in santa pace uno stadio di proprietà per essere 6/7 anni avanti e cucirsi la quarta stella sul petto anzi che le altre ci pongano la seconda, come nemmeno le più rosee previsioni dell’Avvocato avrebbero profetizzato.

Il metodo potrebbe adottare il nome di “sistema rinculo”, poiché consiste nel farsi estorcere a tavolino due scudetti, magnanimamente cedendone uno a una squadra di onesti per antonomasia, per ottenere il vantaggio di prendere la rincorsa e riuscire a portarsi allo stesso livello delle altre grandi europee. Quelle che notoriamente la Juventus non riesce a battere, ma il Milan sì, per esempio, perché lì Moggi non conta e contano invece Collina, l’amico di Meani, e Galliani, l’amico di Infront. Senza considerare l’Inter di Walter Gagg.

Che la Juventus vince perché ha uno stadio di proprietà equivarrebbe a dire che il Barcellona lo fa perché l’ultimo atto dei suoi giocatori prima di entrare in campo è rendere omaggio alla cappella della Madonna di Montserrat, la Vergine Nera detta "la Moreneta" patrona della Catalogna, che al Camp Nou è posta sulla scalinata che conduce al tappeto verde. Tuttavia, poiché solo a voi spetta il giudizio finale, passiamo a spiegare lo stesso passo per passo le istruzioni per l’uso juventino di gabbare e strumentalizzare il sistema:
• Procurarsi una Triade di dirigenti bravi, anzi proprio i più bravi di tutti e riuscire a vincere tanto senza spendere troppo fino a quando l’invidia e il tradizionale senso di frustrazione antijuventino già proficuamente messo a punto negli anni sessanta dalla Juventus di Umberto Agnelli (buon sangue non mente), padre dell’attuale rampollo di casa e presidente della Juventus, ai danni dell’Inter di Angelo Moratti (anche qui il dna non inganna), non raggiungano livelli di bile da far ridere Roger Rabbit, il coniglio che si faceva paonazzo solo a bere un goccetto nel celeberrimo fil di Zemeckis.
• Quando il sentimento popolare sarà montato ben bene ad arte come le uova, vedrete che avrà tirato su schiere di giornalisti compiacenti a muovere perpetuamente lo sbattitore e sarà un gioco da ragazzi indirizzarlo quotidianamente a ritenere che la vostra squadra ruba. Certo sarebbe meglio possedere qualche azione di giornaletti rosa e televisioni, ma in serie A ce ne sono di presidenti in Lega che hanno a che fare con il cinema, l’editoria, la televisione. Senza che certi carabinieri per giunta se ne accorgano.
• A questo punto non rimane che procacciarsi un cavallo di “Troia”. Andrebbe bene anche un figlio, tanto mitologicamente fa lo stesso. L’ideale sarebbe avere qualche amico che contemporaneamente stia comodamente assiso su una poltrona di dirigente della vostra peggiore avversaria sportiva, quella con cui ci fate il derby, possibilmente quello d’Italia. Se costui si ritrovasse per caso a essere pure presidente di uno dei tanti gestori telefonici che oramai pullulano nel panorama delle telecomunicazioni il gioco è fatto. Fatevi intercettare a fare pronostici su chi arbitrerà questa e quella partita, ma tenete presente che il trucco consiste nel non divulgare le stesse telefonate fatte da chi non risulta vicino al vostro ambiente.
• Per finire bisognerebbe cambiare i vertici sportivi, perché Giancarlo Abete, tutti lo sanno, da piccolo era juventino. Non vorrà saperne di fare come il suo predecessore, che chiamava i designatori per fare avvisare gli arbitri di non favorire la Juventus quando giocava con l’Inter.

Ora il vostro stadio di proprietà può porre la prima pietra. Non vi rimane che fare avvisare Guariniello che l’acciaio è di qualità scadente.
Siamo Juventini. Brutti, sporchi, cattivi. Notoriamente ci piace fare brutti scherzi. Conservare qualche asso nella manica. Per questo non vi abbiamo detto che il sistema non può funzionare se ogni maledetta domenica nessuno vi aspetta per fare la partita della vita. Se non vi detestano abbastanza da scendere in piazza a festeggiare come se si fosse vinto lo scudetto solo per avervi battuto in un’ordinaria giornata di campionato. Se non vi sfasciano lo stadio ogni volta che giocate in casa. Se non vi prendono a sassate l’autobus dei vostri giocatori per dare loro sportivamente il benvenuto. Se il giudice Tosel poi la multa non la dà nemmeno a voi.
Quello che non sapete è che l’odio non si fabbrica a tavolino. Come il rispetto sportivo, che ci vogliono cent'anni di vittorie per averne uno. Voi non sapete nemmeno farvi odiare. Sapete solo farci ridere. Non a caso vi chiamano puponi.


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