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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di M. LANCIERI del 09/01/2014 08:11:02
Attenti al sentimento popolare

 

Domenica 5 gennaio 2014, ore 20:45. Va in scena il big match Juve-Roma. I bi-campioni d’Italia affrontano l’unica squadra imbattuta della serie A. Anzi, visto che ormai l’abbiamo imparato a memoria: l’unica squadra europea, insieme con Bayern Monaco e Barcellona, a non avere mai perso una partita in campionato.
Per tutta la settimana, abbiamo dovuto sorbire i piagnistei preventivi dell’ambiente romanista, da cui, oltre alle solite scemenze di Totti, sono riusciti a riesumare addirittura il vecchio Turone, protagonista di uno dei più grandi falsi storici della storia sportiva. Da Torino, Conte ha glissato, archiviando tutto alla voce chiacchiere da bar, così come i giocatori bianconeri, che hanno preferito non alimentare una polemica utile solo ad esacerbare gli animi dei tifosi.

Inizia la partita. I giallorossi ci provano, ma la Juve sembra giocare come il gatto con il topo, attendendo il momento propizio per sferrare il colpo decisivo, e dopo neppure 20 minuti è già in vantaggio, grazie ad un’azione orchestrata dai suoi uomini-simbolo della stagione: Tevez riceve palla al centro dell’area romanista, si gira e serve Vidal, che da consumato goleador fredda De Sanctis sul primo palo. I capitolini tentano di ristabilire la parità, ma Buffon non deve andare oltre la normale amministrazione, finché, in apertura di secondo tempo, è Bonucci, su pennellata di Pirlo, a regalare il raddoppio, che chiude virtualmente la partita.

Il calcio, anzi, lo sport è così: puoi raccontare quello che ti pare, puoi inventarti mille teoremi, ma alla fine il campo dà il suo verdetto. A quel punto, ci sono solo due alternative: accettarlo, riconoscendo la superiorità dell’avversario, oppure rendersi ridicoli, accampando ulteriori scuse. I romanisti credevano davvero di avere raggiunto un livello paragonabile a quello juventino, salvo poi doversi scontrare con una realtà completamente diversa: lo ha dimostrato De Rossi, terminando anzitempo la propria partita, per un fallaccio di frustrazione. Ma in campo può succedere di perdere la testa. L’importante è che, al triplice fischio, quando il tabellone recita 3-0, nonostante la Juve abbia smesso di giocare nell’ultimo quarto dora, quando, in 11 contro 9, avrebbe potuto senza troppa fatica rendere il risultato ancora più netto, si chiuda il discorso.

E invece no. C’è chi ha ancora la faccia tosta di parlare, di tirare fuori il sistema che aiuta la Juve. Un autentico delirio, che spinge una nutrita schiera di personaggi accecati dal tifo a tirare in ballo addirittura lo Juventus Stadium, che, a quanto pare di capire dal discorso cominciato da De Sanctis e proseguito da altri, è stato regalato dallo Spirito Santo alla Juve. Sono tesi più penose che ridicole, probabilmente scaturite dallo sgomento di un giocatore che fu scartato senza alcun rimpianto dai bianconeri molti anni fa e che, da allora, ha sempre e solo subito sonore bastonate. In effetti, sarebbe sufficiente rammentare a lui e a chi, come lui, anziché accettare le sconfitte, tira fuori complotti e aiutini anche di fronte all’evidenza della propria inferiorità, che molto spesso sarebbe più dignitoso starsene in silenzio. Ma il mondo calcistico italiano non ragiona in questo modo: anziché ridimensionare l’accaduto, relegandolo alla voce esaurimento nervoso da eccesso di disillusione, riserva titoli, articoli e anche commenti in un certo qual modo favorevoli all’uscita penosa del povero Morgan. E così, se con le sparate del portiere capitolino pensavamo di avere toccato il fondo, il giorno dopo, l’ultrà giallorosso Liguori ha voluto rammentarci che si può sempre scavare e sprofondare ulteriormente nel ridicolo: C’è poco da fare, allo Juventus Stadium l’aiutino c’è sempre. Verrebbe da rispondergli che l’aiutino psichiatrico servirebbe a lui, ma la domanda da porsi resta un’altra: com’è possibile che sulle reti televisive più seguite in Italia imperversino personaggi che vedono furti anche quando prendono tre palle, in una partita senza storia?

Per la Juve, non dovrebbe più essere il tempo del guarda e passa. Nel 2006, pagammo con la serie B e la rapina di due scudetti il sentimento popolare creato dai vari Simoni, Moratti e compagni, che per anni portarono avanti tesi astruse sui furti juventini, nonostante la piscina di Perugia o il cambio di regole in corsa pro-Nakata. Fino a quel momento, tutti gli juventini erano convinti che contasse solo il campo e che le chiacchiere da bar non avessero alcun peso. Non ripetiamo quell’errore! Non sottovalutiamo la forza della menzogna! La dirigenza e la proprietà juventine hanno il dovere di ribattere colpo su colpo ad ogni dichiarazione che tesserati e giornalisti fanno a nostro danno: non lasciamo più nulla di intentato. Quello stesso sentimento popolare che tanto ci fece male nel 2006 non è mai morto: era solo lenito dai nostri insuccessi degli anni immediatamente successivi a farsopoli, ma ora è più forte che mai. Teniamo alta la guardia!


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