Milan 22 punti. Inter 31 ma potenzialmente più 1 o 3, vista la collocazione al posticipo del lunedì dell’ultima di andata. Juventus 52 punti, 19 vinte, una persa, una pareggiata e venti minuti di appannamento per un poker subito dai viola che ha determinato la chiave di volta di questo campionato, altrimenti alla portata di Roma (-8) e Napoli (-10). Capello ha dichiarato che questa Juve che ha fatto registrare negli albi il nuovo record di 11 vittorie consecutive in campionato, con sole due reti subite, con il migliore attacco e la seconda difesa dopo la Roma, è più bella della sua. Sacchi ha puntualizzato:
“Come individualità no, rimango della idea che quella di Capello fosse una squadra superiore. Ma come armonia di squadra e conoscenza collettiva la Juve di Conte è forse la più bella della storia del club” (
Link). Per Sacchi la Juve è la squadra più europea delle nostre, anche se In Europa è rimasta tra i figli del dio minore dell’EL, che tuttavia potrebbe regalarle l’emozione di vincere un titolo continentale nel suo stadio.
Da giocare anche i destini di Coppa Italia, con una Stella che attende da tanto anche lì, sebbene d’argento, rinvigorita dalla doppia sfida coi giallorossi, a fine mese sugli schermi.
L’Europa ci guarda, cari profeti del calcio chiacchierato.
Pogba Golden Boy (miglior under 21 del 2013, alias Pallone d’Oro dei giovani (
Link ),
Chiellini miglior centrale europeo (
Link ),
Conte migliore allenatore del mondo (
Link ). Tralasciando le vostre elucubrazioni su Marchisio, che a Cagliari ha messo nel sacco la rete che vale una stagione e che avevate liquidato come involuto mentre lui prestava i suoi servigi nel regno di Pirlo. Compatendovi un poco quando con l’insufficienza e la stoltezza estiva ridevate di Tevez sovrappeso e ancora due giorni or sono Orrico si sbilanciava al punto di dire che Llorente non fosse adatto al calcio italiano, dove la butta dentro un giorno sì e l’altro pure.
In Europa sanno che abbiamo ancora dei buoni talenti anche nelle piazze tradizionalmente minori, come ha attestato la presenza di Moyes al Sant’Elia, dove il sorvegliato speciale era Astori, ma si sussurra anche Marchisio o Vidal. E ci credo. Quello che forse ha creduto a stento l’allenatore del Manchester, reduce dalla vittoria in casa sullo Swansea, che in terra gallese possiede una struttura niente male della quale mi è capitato di prendere visione diretta, è che il campionato italiano sia potuto scadere fino al punto di ospitare la Juventus in un Sant’Elia spoglio e fatiscente (
Link ), nell’intreccio di politica, burocrazia, malaffare e vicissitudini un poco italiane, un poco da presidente italiano di club.
Lo stadio non è il problema del calcio italiano, ma come ha evidenziato un articolo del Fatto Quotidiano (
Link), uno dei problemi ad esempio dell’Inter. Se tante volte abbiamo rimproverato ai nerazzurri di avere vinto dei titoli usufruendo del momento negativo delle avversarie dirette Milan e Juventus, la stessa osservazione può essere mossa alla Juventus di Conte, che quest’anno non riesce a trovare pretendenti all’altezza di giocarsi lo scudetto, nonostante la partenza a razzo della Roma di Garcia e la sua resa costante, che vista la penuria di attaccanti fa della difesa il suo punto di forza niente affatto trascurabile. Luca Pisapia ha teorizzato una serie di problemi che in casa Inter dovrebbero essere presi in considerazione, dalla sostituzione di qualche dirigente di vecchio corso, alla messa sull’attenti del clan argentino, all’urgenza dello stadio ancora latitante, alla preoccupante attitudine ai debiti. La testata non si è sottratta alla voglia di mettere sotto processo l’Inter di Thohir, che starebbe trascurando questi che non sembrano dettagli per tornare a individuare complotti a destra e a manca e a preparare dossier sui rigori che le sarebbero stati negati. Altra consuetudine che non sorprende, ma che se i processi, quelli veri, li avessero fatti anche agli onesti, non avrebbe procurato tanti danni al calcio italiano.
Se il problema fosse lo stadio, si potrebbe pensare che il Milan che non piace a Lady B sia andato a frantumarsi sulle scogliere di Sassuolo, da dove però l’unico mare che si vede è quello dei guai rossoneri. Di fronte al poker servito da Berardi e compagni Barbara Berlusconi ha preteso la
testa di Allegri, protagonista di una serata amara come la Juventus l’aveva assaggiata a Firenze (
Link). La parola d’ordine è cambiare, che in Italia vuol dire anzitutto l’allenatore. Allegri, nonostante camminasse su fil di lama ormai da parecchio tempo, si era rimesso alla società, ma a corto di argomenti si era lasciato sfuggire un’incauta dichiarazione:
“Nell'intervallo non c'è stato un discorso particolare, è stata una brutta sconfitta, una sconfitta strana” . Per poi definire casuali i primi tre gol subiti e ammettere di aver fatto male la parte difensiva. Una specie di stato confusionale giustificato dalla batosta subita, che nonostante la presenza contemporanea in campo di Kaka, Balotelli, Pazzini e Honda, fa annaspare il Milan nelle zone basse della classifica, troppo basse per il blasone di chi ha ancora la carta Champions da giocare.
Così è arrivato l'epilogo ed è stato esonerato. Passerà il testimone a Inzaghi o a Seedorf (
Link ), una soluzione tutta da scoprire, un po’ come fu a suo tempo per Ciro Ferrara e Stramaccioni. Un tuffo nel vuoto senza paracadute non solo per la società, ma anche per il prescelto, che l’ambizione e la fretta degli onori della cronaca privano di quel poco di gavetta alla quale altri dal nome meno roboante rimangono condannati a vita.
Purché non ci si attacchi al gol di Muntari. A certe tentazioni di petrucciana memoria, che vogliono mettere in guardia dai troppi successi consecutivi:
“Non esiste una Federazione che possa trarre giovamento dal dominio di una sola squadra per molti anni, la gente si allontana”. (Gazzetta dello Sport, 6 giugno 2013:
Link ).
La differenza la può fare l’intervallo. Chi si è gustato il delizioso siparietto promosso da SKY su Pepe e Pirlo che sul 4 a 1 facevano il verso a un Conte esagitato che fino all’ultimo secondo si sgola e pretende attenzione, forse è riuscito a capire.
Dopo la partita l’allenatore bianconero ha confermato che l’entrata di Marchisio per Pirlo ne ha cambiato le sorti. E che non è la prima volta che gli succede di fare la cosa giusta dopo l’intervallo. Così come gli è accaduto a volte di sbagliare la mossa, ma sempre guardando i suoi uomini dai piedi al collo, senza considerare il viso.
La faccia ce la mette lui. Una lezione che molti dovrebbero imparare.
Altrimenti… no, non ci pensate nemmeno.
Un’altra calciopoli non ve la lasceremmo nemmeno ipotizzare. Commenta l'articolo sul nostro forum
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