Si fa un gran parlare dell'arrivo di Clarence Seedorf sulla panchina del Milan. Qualcuno ha anche già sollevato (molto timidamente) la questione relativa al fatto che, non avendo ancora conseguito l'abilitazione da allenatore, non potrebbe andare in panchina da subito, almeno come allenatore in prima. In realtà il problema non si pone: il regolamento prevede che in casi del genere sia possibile ottenere una deroga, per chi sia quantomeno iscritto al corso allenatori.
Sorvoliamo sull'intelligenza di una norma che consente a chi non ha una abilitazione di poter comunque esercitare una professione per il solo fatto di stare studiando per conseguirla, senza neppure bisogno di un tutor... Se c'è una norma e viene applicata, per quanto stupida sia, è sempre meglio di quando le norme vengono impunemente stravolte, come sempre più spesso avviene.
Su questa linea è anche l'attuale presidente dell'Associazione Allenatori (quello che due anni fa si è incatenato ai cancelli della FIGC per l'eliminazione dell'obbligatorietà del patentino da allenatore per prima e seconda categoria e juniores, ma che l'anno scorso è stato ben zitto di fronte al linciaggio del principale esponente della sua categoria), intervistato da Radio Sportiva si è così espresso: "A livello regolamentare c'è una norma in Italia: chi è iscritto al corso Uefa-Pro, in deroga, può cominciare ad allenare. E' il caso di Lopez, è stato il caso di Liverani. Seedorf, dunque, potrà essere in panchina domenica. Mancini non aveva il titolo per allenare, ma si era già seduto sulla panchina della Lazio. Il commissario Petrucci fece una norma "ad personam" per la quale anche chi aveva allenato una squadra non con responsabilità di prima squadra, poteva passare ad un'altra . Fu un atto di violenza istituzionale, perché andava contro tutti i principi. Una pagina non bella scritta da una persona diventata poi il presidente del Coni”.
Risolta prima ancora di iniziare la questione Seedorf, la seconda parte dell'intervista è più che interessante. Per chi non se lo ricordasse il caso citato da Ulivieri è questo: campionato 2000/2001, Roberto Mancini, allenatore in seconda della Lazio, passa alla Fiorentina come primo allenatore, in aperta violazione al regolamento che esclude per un tecnico la possibilità di guidare due squadre della stessa categoria nella stessa stagione. Interrogato sul punto, con parere che avrebbe dovuto essere vincolante, il Settore Tecnico della FIGC ribadì il proprio no: “C'è una regola e questa regola va rispettata“: questo la posizione ufficiale.
Come finì? Lo ricorderete tutti: Mancini allenò la Fiorentina. Come fu possibile? Proprio grazie all'intervento diretto dell'allora Commissario Straordinario FIGC Gianni Petrucci (quello che fu poi Presidente del CONI – sì, le facce sono sempre quelle...), che modificò la norma, ma non (come sarebbe stato ovvio) dalla stagione successiva, ma da quella in corso: una vera e propria legge ad personam nella migliore tradizione italica.
Solo una tra tutte quelle che, soprattutto negli ultimi anni anni (dalla norma sugli extracomunitari pro Roma, a tutta Calciopoli con le norme pro Inter, per finire con la divisione degli utili di Supercoppa pro Lazio) hanno caratterizzato il calcio italiano (spesso e volentieri con la Juventus come parte lesa), togliendogli completamente ogni credibilità.
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