“Non sono alla caccia di nuove esperienze… non ho traguardi nuovi da raggiungere… appartengo al Chelsea come il Chelsea appartiene a me” (
Link ). Incredibile ma vero, a giurare fedeltà ai Blues è lo Special One di Setubal, colui che non esitò a autodefinirsi tale nel corso della sua prima conferenza stampa al Chelsea, dove era arrivato nel 2004 con al seguito Villas Boas, voluto da Roman Abramovic e dove è ritornato quest’anno come l’allenatore più pagato del mondo, oltre 15 milioni l’anno, quasi due in più del collega Ancelotti.
Figlio dell’ex calciatore Félix Mourinho, lo Special One ha cercato subito di intraprendere una carriera nel mondo del calcio sia come calciatore che come allenatore, attività che ha iniziato contemporaneamente all’insegnamento di educazione fisica. E’ l’unico allenatore ad aver vinto i campionati di Spagna, Inghilterra e Italia, ma anche uno dei tre (gli altri sono Ernst Happel e Ottmar Hitsfeld) che abbiano vinto due volte la CL con due squadre diverse, l’Inter e il Porto. Per 4 volte miglior allenatore del mondo indicato dall’IFFHS, si è aggiudicato nel 2010 il FIFA World Coach of the year e nel 2012 è stato premiato ai Globe Soccer Awards come Miglior allenatore dell’anno e come Maggior attrazione mediatica.
La sua carriera è un incastro sapiente di vittorie, valori tecnici criticati nel nome di un calcio che allo spettacolo preferisce i risultati e intemperanze che derivano da un carattere dominato da una bella dose di arroganza.
Dopo un apprendistato nel Barcellona con Bobby Robson e Van Gaal, Mourinho è diventato grande al Benfica e soprattutto al Porto, vincendo 2 scudetti, una Coppa e una Supercoppa di Portogallo, una Coppa Uefa e la prima Champions. Con il primo ciclo al Chelsea riportò lo scudetto ai Blues dopo 50 anni nel 2004/2005, bissando l’anno seguente, ma vincendo anche 1 Coppa d’Inghilterra. Oggi Mourinho dichiara disinvoltamente al tabloid inglese “Evening standard” che
“Di solito la seconda e la terza stagione sono le migliori, quelle in cui ci si conosce meglio…”, ma quando arrivò la parentesi Inter si fermò solo per un anno. Tanto gli bastò per vincere il Triplete e scrivere anche qui la storia, che prima di lui raccontava un’assenza di 45 anni per la coppa dalle grandi orecchie. Ma facendo molto anche scrivere ai giornalisti, non troppo scontenti di uno nato per vincere almeno quanto per le polemiche. Lo Special One le trasferì ben presto sulla panchina del Real Madrid, vincendo 1 campionato, 1 Coppa e una Supercoppa di Spagna.
Le recenti dichiarazioni di
Xavi, poco lusinghiere nei suoi confronti, testimoniano che Mourinho ovunque vada lascia il segno, perciò impressiona questo nuovo corso impresso alla sua immagine di allenatore tutto casa e club.
Parallele alle vittorie conseguite sul campo, nella biografia dell’incantatore di Setubal scorrono altre imprese meno sportive, che risalgono ai tempi del Porto, quando si arrabbiò che i suoi fraternizzassero troppo con gli avversari dello Sporting Lisbona e strappò dalle mani di Vitor Baia la maglia che si era scambiata con Rui Jorge. Nel 2005, dopo la partita di CL tra Chelsea e Barcellona, accusò Frank Rijkard di aver interloquito con l’arbitro Frisk, che arrivò a ricevere minacce di morte dai tifosi inglesi fino a ritirarsi, mentre Volker Roth, capo della commissione arbitri UEFA, accusava Mopurinho di essere un nemico del calcio. Multato di 75.000 sterline per aver violato le norme della Premier League incontrando Ashley Cole dell’Arsenal, passò ad accusare Arsène Wenger di essere un voyeur e avere l’ossessione del Chelsea, mentre definì Andy Johnson dell’Everton
“inaffidabile” , per essere stato causa di un infortunio al portiere Hilario. Dissapori verbali ci furono con Villas Boas per l’acquisto del brasiliano Willian e con Paul Lambert, allenatore dei Villans definito immaturo per essersi lamentato dell’espulsione di un suo giocatore. Niente al confronto delle performances in terra italiana, dove è passato alla storia anzitutto per il
gesto delle manette, attraverso un utilizzo mediatico anche del corpo degno di essere messo sotto studio dagli esperti della comunicazione. Dopo Inter Sampdoria 0 a 0 del 22 febbraio 2010, le sue lamentele e ingiurie contro arbitro e assistenti gli fruttarono una multa di 40.000 euro e fama di eroe della carta stampata. Nonostante il fattaccio dell’aggressione forse non solo verbale a Andrea Ramazzotti del Corriere dello Sport dopo Atalanta Inter 3 a 1 del 13 dicembre 2009.
A Madrid il sistema Mourinho, tradizionalmente composto di due fasi
dirette a innervosire gli avversari prima fuori e poi dentro il campo, si è spinto oltre. Nella partita con l’Ajax del 23 novembre 2010 ha comandato ai suoi le espulsioni preventive di Xabi Alonso e Sergio Ramos, affinché saltassero l’insignificante incontro con l’Auxerre e potessero giocare le partite di inizio degli ottavi di CL. La UEFA ha aperto un’inchiesta e inflitto una multa ai 3 e una giornata di squalifica all’allenatore. Il 26 febbraio 2011 Mourinho ha pagato la retorica del suo personaggio con un’aggressione all’aeroporto La Coruna, ma a finire accoltellato da un tifoso del Deportivo è stata una sua guardia del corpo. Il 27 aprile 2011, dopo un Real Madrid Barcellona di CL, Mourinho, che era stato espulso insieme con Pepe, ha accusato nella conferenza stampa del dopo partita l’arbitro di aver favorito i blaugrana, facendo partire un deferimento della UEFA. Il 17 agosto 2011 il Barcellona ha conquistato la Supercoppa di Spagna ai danni del Real Madrid e nella rissa che ne è seguita Mourinho ha infilato un dito nell’occhio di Vilanova, allora vice di Guardiola. Nel 2011/2012 il Real Madrid ha subito ben 3 sconfitte dal Barcellona in avvio di stagione e Mourinho critiche di difensivismo dai suoi. I nazionali delle rispettive squadre sono caduti in una polemica infinita alimentata dallo stesso Mourinho e dalla tradizionale rivalità. A farne le spese è stato il portiere Casillas, pare ancora emarginato da compagni e tifoseria.
Mentre in Spagna Real Madrid e Barcellona continuano a farsi del male da soli, lo Special One inaugura il New Mourinho Style, giurando e spergiurando che a Londra la sua vita sarà a misura di uomo comune:
“Non sono una persona molto socievole. Mi piacciono le cose semplici della vita, qualcosa che in Italia, Spagna e Portogallo avevo perso. Posso andare a scuola e aspettare i miei figli come ogni altro genitore, senza che nessuno mi disturbi. E se chiacchiero con un tassista potrebbe anche essere un tifoso di Arsenal o Tottenham. In Italia e Spagna sarebbe impossibile”. Sarà, però gli sfugge che il coro “Mourinho uno di noi” gli fu tributato proprio da alcuni tifosi avversari, addirittura juventini. Certo, si era diffusa la voce che avesse detto ai suoi calciatori, per spronarli alla vittoria, che il primo scudetto lo avevano
vinto in segreteria, il secondo senza avversari, il terzo all'ultimo minuto (
Link).
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