La notizia che si è diffusa qualche giorno fa ha shockando non solo Jim Boyce, vice presidente britannico della FIFA, che ha espresso il suo disappunto alla BBC, ma tutti gli amanti del calcio del pianeta. Il segretario generale della FIFA, Jerome Valcke, ha dichiarato a una radio d’oltralpe, France Info, che i Mondiali di calcio assegnati nel 2010 al Qatar degli sceicchi si
giocheranno in inverno in una data da precisare tra il 15 novembre al 15 gennaio. In estate le altissime temperature che si registrano in quei paesi renderebbero impraticabile il gioco del calcio in uno stadio all’aperto, come da regolamento (fonte tg sky), con temperature che potrebbero superare i 50 gradi e costituire un serio pericolo per la salute di giocatori e spettatori. In inverno si limiterebbero a una calda primavera e vedrebbero anche il ritorno in patria dei numerosi Paperon de’ Paperoni indigeni dislocati nel periodo bollente nei più belli e costosi paradisi turistici intercontinentali. Nel paese del petrolio gli organizzatori non si fanno un problema dello spreco immane di energia che comporterebbe la messa in funzione di condizionatori eccezionali, ma il troppo è troppo.
Subito è arrivata la
pronta smentita ufficiale della FIFA attraverso la portavoce Delia Fisher ed è stato assicurato che nessuna decisione verrà presa prima della fine dell’anno corrente e dei mondiali del Brasile, anche quelli piuttosto caldi. Ma la faccenda rimane seria, per due ragioni politiche, anche se la nostra stampa, fatta eccezione per Il fatto Quotidiano e SKY, sembra preoccuparsi soltanto di una.
Che giocare i mondiali in inverno sia una decisione assurda non è impresa ardua da comprendere anche a chi sia completamente digiuno di calcio, perché tutti sanno che proprio in inverno si giocano i massimi campionati di questo sport sia a livello nazionale che europeo. Immaginare che i club possano cedere i loro migliori calciatori alle nazionali in quel periodo o perdere i profitti degli sponsor che alimentano quelle competizioni non sarebbe possibile. Sia per le squadre dette “grandi” che per le “piccole”, che non vantano talenti selezionabili in nazionale. Parimenti sarebbe improponibile imporre un anno di stop. Come se non bastasse, far giocare i mondiali di calcio nella stagione fredda cozzerebbe contro gli interessi del CIO, che in febbraio prevede lo svolgimento dei Giochi Invernali e con quelli del Football Americano, che toccano il clou in gennaio. Fatta questa necessaria premessa emerge
che la questione è politica. Di politica sportiva e perciò da considerare con lungimiranza, poiché riguarda i vertici sportivi della FIFA e della UEFA, impegnati il 29 maggio del 2015 nell’elezione del successore di Blatter. Le parole di Valcke, alle quali è stata negata l’ufficialità, sono suonate lo stesso autorevoli in quanto espresse dal pupillo dell’attuale presidente. Né Blatter né Platini appaiono dispiaciuti infatti per quella che sempre più si sta configurando come un’assegnazione che solo presso le menti più pure appare oramai come dissennata.
Il Fatto Quotidiano (
Link) ha messo il dito sulla piaga:
“che ci fosse qualcosa che non andava con la scelta del Qatar si era capito fin dal momento della designazione, intorno a cui aleggia non più il sospetto ma la certezza di corruzione di diversi membri e delegati della Fifa. Così come è impossibile scindere i rapporti privilegiati di affari tra il presidente dell’Uefa Michael Platini e l’emiro Al Thani, con la mediazione dell’ex presidente francese Sarkozy e il ruolo preponderante di Al Jazeera: la compagnia televisiva qatariota, di proprietà dello stesso Al Thani, che proprio in Francia ha cominciato il suo ingresso nel calcio acquisendo i diritti di trasmissione della Champions League”. La questione dei diritti televisivi non è estranea nemmeno a Blatter. Una delle società a livello mondiale con maggior esperienza nel campo del marketing sportivo internazionale è la Infront Sports e Media. Il suo presidente è Philippe Blatter, nipote di Joseph, presidente della FIFA (
Link ). La Infront italiana è per inciso, nella sfera di Mediaset e di Galliani e da tempo è causa di non poche polemiche attualmente sopite in seno alla Lega di Seria A (
Link ).
Dati gravissimi, che esigerebbero una smentita da parte di UEFA e FIFA. E una sincera presa di coscienza da parte di tutti. Il problema fa capo non solo agli
equilibri di potere e alla spartizione dei capitali mondiali, ma all’uomo in quanto animale politico e alla consapevolezza della sua umanità e del rapporto che intende instaurare con gli altri uomini. Potete tornare a scomodare Aristotele e Hobbes, se avete bisogno di uno schermo intellettuale, fare appello alle più sottili teorie sociali e economiche, ma non potrete nel 2022 disporvi comodamente nelle vostre poltrone a seguire i mondiali con la convinzione che si tratti soltanto di calcio e che la questione debba riguardarvi solo come sportivi e non come uomini.
Quello che si sente nel silenzio pressoché assordante dei media è il grido inascoltato di dolore e morte che a partire dalla scorsa estate si è levato dal Qatar per chiedere aiuto all’insensibile Occidente. Lì
decine di ragazzi che non possono nemmeno permettersi di sognare di giocare un giorno in un stadio,
stanno morendo ridotti in schiavitù per edificare le strutture che dovrebbero ospitare i mondiali di calcio del 2022 (
Link ). Essi vivono e lavorano in condizioni disumane, schiavizzati come in epoche remote delle quali i nostri figli sono soliti leggere solo sui libri di storia. Privati della misera paga, elargita con parsimonia per impedirne la fuga. Scippati della libertà di lasciare il paese che li opprime. Violentati nella loro dignità di uomini. Senza cibo e senz’acqua.
Se i mondiali del Qatar hanno un problema, non è il calore. E’ il colore. Il colore dei soldi. Commenta l'articolo sul nostro forum
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