La prima cosa che ho pensato sentendo la conferenza stampa di Marotta, è stato: finalmente!
Parole chiare: "Mi guardo bene dall'allestire un'ulteriore trattativa con loro, perchè non dico che si possa parlare di mancanza di affidabilità, ma sicuramente di mancanza di serietà sì".
Trattare con l'Inter: una cosa che molti gli rinfacciavano già da prima che lo scambio sfumasse per colpa esclusiva dei nerazzurri.
Finalmente, però, sono arrivate parole dirette ed inequivocabili, quelle che avremmo già voluto sentire in passato con riferimento ai periodici attacchi e alle ripetute polemiche che partono, ormai da anni, da Milano con direzione Torino.
Una presa di posizione decisa, senza se e senza ma, per una vicenda a dir poco grottesca e lontana anni luce da quel minimo di professionalità che è lecito attendersi non solo a questi livelli, ma in ogni trattativa.
Peccato, però, che la conferenza stampa non si sia conclusa con questa frase, che poteva essere lapidaria, per sancire, una volta per tutte, l'auspicata chiusura definitiva dei rapporti con una società che, giova ricordarlo, è ancora in possesso di una cosa che ci appartiene e che ha, come azionista di minoranza, uno dei principali fautori di Farsopoli.
Le parole successive e l'apertura ad nuova possibile trattativa che coinvolgerebbe Vucinic, magari senza contropartite, oltre che assurda dal punto di vista tecnico,
sarebbe un clamoroso dietrofront e l'ennesima mancanza di coraggio. Se Thohir, come affermato da Marotta, mente sapendo di mentire, avendo avallato dall'inizio la trattativa, non immaginiamo quali chiarimenti possano giustificare una riapertura dei rapporti che, con una società come l'Inter, vanno chiusi una volta per tutte.
Prendiamo l'episodio per quello che è stato: l'ennesima riprova del livello del nostro storico nemico.
Non basta certo un cambio (tra l'altro per ora parziale) di proprietà per cancellare quanto accaduto in questi anni.
Cerchiamo di non dimenticarlo.
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