“Niente di personale” è il titolo di un programma che l’interista Antonello Piroso ha condotto su La 7 e la frase cult che letteratura e filmografia attribuiscono a chi si giochi con spavalderia tutte le carte in affari tralasciando le questioni private, nel tentativo di giustificare i mezzi con il fine.
Quando scendono in campo Inter e Juventus, è diventata invece una questione tutta personale, che fa perdere di vista le cose che contano, ma soprattutto gli affari.
Stiamo parlando del caso Vucinic Guarin, una normale trattativa della sessione invernale di calciomercato sfociata in un altro episodio della saga generazionale iniziata ai tempi di Angelo Moratti e protrattasi oramai alla terza generazione (sfugge ai meno attenti che sia la madre di John Elkann la cugina di primo grado di Andrea).
Non sarà lo scambio riuscito o no tra due calciatori, per quanto a Mirko Vucinic vadano i miei ringraziamenti per essere stato uno dei campioni che hanno riportato lo scudetto in casa Juve dopo calciopoli, a modificare le mie personali convinzioni, per le quali i numerosi fatti contestati all’Inter e regolarmente ignorati o prescritti avrebbero dovuto determinarne la non iscrizione al campionato di serie A per il mancato rispetto dei parametri economici, la retrocessione per utilizzo di passaporto falso di Recoba, la radiazione per i possibili spionaggi illegali che Moratti ammise, nelle interviste rilasciate nel settembre 2006 a Sabelli Fioretti e a Beccantini, di sapere che qualcuno si era offerto di fare, ma non di averglielo impedito.
Ciò non è stato. Confesso dunque che nell’apprendere l’ultimo resoconto dell’incresciosa situazione economico-societaria nerazzurra (
Link ), la prima cosa che mi è venuta in mente è stata quella di controllare se il bisogno atavico di liquidità dell’Inter non potesse portarmi alla Juve qualche bocconcino da sottrarre a Mazzarri.
A sole 48 ore dalla pensata, si diffondeva la notizia dello scambio Vucinic Guarin. Come ha sottolineato Marotta in conferenza stampa, a pagare lo scotto peggiore di questa trattativa-farsa sono stati i due calciatori, condannati da un “disagio ambientale”, come è stato definito da parte interista, a non potersi scambiare le casacche.
Disagio tutto nerazzurro invero, ad accogliere un attaccante buono come il pane per spalleggiare Milito o Palacio, come avrebbe desiderato Mazzarri. E come l’Inter aveva chiesto, avviando in dicembre l’iter per accaparrarsi il miglior calciatore montenegrino, eletto per la sesta volta superando in classifica Jovetic (
Link ).
La trattativa era stata condotta da Fassone, che forse non tutti ricorderanno aver prestato i suoi servigi dal 2003 al 2010 alla Juventus come Direttore Marketing e Direttore Esecutivo Area Stadio, Marketing e Vendite, nonché tra gli artefici dello JS e dell’internazionalizzazione del marchio Juve, che lo ha portato alla creazione del primo Juventus Club in Cina. Sono solo illazioni, ma giungendo a ricoprire il ruolo di Direttore Generale dell’Inter dopo la parentesi napoletana voluta da De Laurentiis, forse l’uomo giusto per una trattativa tra Agnelli e Thohir.
Il punto infatti è questo.
L’Inter e la Juve che avrebbero dovuto porre in atto lo scambio Vucinic Guarin non sono più l’Inter della Triade e l’Inter di Moratti. Moggi e Giraudo sono stati radiati. A proposito, cosa si sarebbe detto se alla guida della Juventus ci fosse stato ancora l’”Uomo che maltrattava i giocatori”? Giusto una settimana prima che a Guarin fosse impedito di portare a termine la legittima aspirazione di giungere a giocarsi lo scudetto e alzarsi lo stipendio, la Cassazione ha posto la parola fine al processo GEA. Mentre per par condicio andrebbe menzionato il caso Sneijder.
Non a caso Marotta ha parlato di un
sms di conferma della trattativa fatto da Thohir a Andrea Agnelli (
Link ). Che il magnate indonesiano, con il 70% delle quote, sia diventato l’azionista di maggioranza dell’Inter, rimanendo a Moratti il 29,5 % e ai piccoli azionisti lo 0,5%, significa che si tratta con lui. A lui spetta il difficile compito di restituire non solo le credenziali economiche a un Inter allo sbando, con 193 milioni di euro di debiti, ma anche credibilità. Il filtro per una tifoseria che non ha ancora fatto i conti con i conti potrà anche essere Bonolis, ai tifosi potrà anche piacere che l’Inter sia pazza per definizione e che Moratti continui a fare il sentimentale, ma gli affari sono affari (
Link).
Marotta è stato duro, poi ha finito per lasciare una porta aperta a nuovi sviluppi che potrebbero arrivare dall’Indonesia, sollevando legittimi dubbi sulla liceità di condurre trattative con una società “poco seria”, che
ancora detiene tra i suoi trofei uno scudetto revocato alla Juventus e attribuito in segreteria. In affari è lecito avere dubbi etici? Credo che Marotta non sia pagato per questo, ma per mettere al servizio della Juventus la sua competenza e agire sul mercato nella maniera migliore secondo gli investimenti programmati dalla società. Dietro l’affaire Vucinic Guarin si nasconde un giro di transizioni pensate e di soldi che è di più ampio respiro (
Link ) e ancora una volta appare come figlio del ridimensionamento del calcio italiano, al quale non è estraneo calciopoli. Nell’ottobre del 2012 Andrea Agnelli, partecipando al congresso 'Leaders in Soccer' tenutosi allo Stamford Bridge di Londra, dichiarò:
“Se arrivasse una grande offerta, non penso che la Juventus abbia la forza per trattenere un giocatore simile. Ho la sensazione che la Serie A sia diventata un campionato di passaggio, utile per crescere prima di andare altrove a guadagnare di più" (
Link). Il riferimento era a Pogba, ma l’alternativa ghiotta potrebbe essere Vidal o Marchisio. Uno spauracchio che assume connotazioni da incubo se collegato con il futuro bianconero di Conte, prossimo a ridiscutere il contratto. Con il ricavato dell’operazione Vucinic Guarin, il cosiddetto conguaglio, l’Inter avrebbe dovuto chiedere alla Lazio Hernanes, qualora avesse concluso con il Borussia Dortmund per Ranocchia. La Juventus cerca un’ala e con Guarin si sarebbe ritrovata un centrocampista capace anche di fare il trequartista, ma piuttosto statico per quanto potente.
Se i conti non dovessero tornare, non rimarrebbe che piangere sulle macerie di calciopoli. Commenta l'articolo sul nostro forum
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