In un momento delicato per la vita politica del paese, La Stampa, il giornale di Torino, prima che la situazione degenerasse proprio dentro le “sacre” stanze di Montecitorio, ha riportato la notizia (
Link) che
Andrea Agnelli, il Presidente della Juventus, ha incontrato i 274 iscritti fra deputati e senatori dello Juventus Club Parlamento, ricordando loro le responsabilità e le potenzialità della loro attività istituzionale. Il giovane Agnelli ha auspicato che il Parlamento proceda
ad un’opera di semplificazione, magari con l’obiettivo di arrivare, per un comparto che pesa l’1,6 per cento del Pil nazionale, ad un Testo Unico dello Sport”, dal momento che
“Il calcio professionistico contribuisce al bilancio dello Stato con una cifra che si aggira intorno al miliardo di euro”. Il Presidente della Juventus non ha mancato di sottolineare efficacemente quanto orgogliosamente che del calcio italiano la Juventus “non è solo parte, ma leader”. Andrea Agnelli si è soffermato a criticare l’assenza di una legislazione attualizzata per quanto riguarda i rapporti di lavoro nello sport professionistico, che sono stati regolati nel lontano 1981, ed equiparano ancora i calciatori
“a dei meri dipendenti quando essi spesso hanno redditi che non sfigurerebbero per fatturato nelle Associazioni di categoria delle Piccole e Medie Imprese”.
Di carne al fuoco, come si suole dire, ne ha messa parecchia.
Non può passare inosservato che le sue dichiarazioni, datate 29 gennaio, arrivano anzitutto in concomitanza con le novità giunte dagli States in merito alle operazioni di mercato della
FIAT, che ha vissuto in questi anni un’evoluzione costante fino a trasformarsi in
FCA (Fiat Chrysler Automobiles).
Il 30 gennaio troviamo ancora sulla Stampa un’altra intervista (
Link) a fare da contrappunto a quella di Andrea, nella quale
John Elkann non esita a raccogliere l’eredità dell’Avvocato: “Il mio ufficio è questo, quello in cui mio nonno ha passato gli ultimi 5 anni della sua vita, e non si sposterà, resta qui, al Lingotto”.
A chi parla di FIAT in fuga dall’Italia ribatte che
“il futuro dell’auto nel nostro Paese ora è molto più solido”. Il giornalista che gli pone cortesemente le domande, Mario Calabresi, non ravvisa nel suo atteggiamento alcuna traccia
“delle difficoltà, degli scontri e delle polemiche degli ultimi anni”. John cita Maserati e Alfa Romeo, l’una in grado di raddoppiare le vendite, l’altra di rimettere in gioco l’Italia. Calabresi sciorina le 26 domande diligentemente approntate, spaziando dal futuro dei dipendenti alle sedi e i quartier generali della neonata FCA, che domiciliandosi in Olanda e scegliendo come sede fiscale la Gran Bretagna, continuerà
“a pagare le tasse dove farà utili”. John Elkann non nasconde i giorni in cui si è temuto il peggio, sciogliendosi significativamente il nodo della cravatta che finisce per togliersi, perché il rischio di chiudere i battenti e scrivere la parola fine su una storia centenaria aveva toccato l’apice nel 2004/2005. Curiosamente tutta l’intervista è percorsa da un parallelo continuo con il calcio e palpita l’immagine figurata della FIAT come di una squadra prossima alla retrocessione che si ritrovava a giocare diverse partite complicate contro avversari che avrebbero potuto decretarne la sconfitta, non ultime le banche. Il momento peggiore significativamente una cena a Ginevra all’Hotel D’Angleterre con Marchionne, perché assumesse la guida dell’azienda, la sera stessa della morte di Umberto Agnelli, il 27 maggio 2004. Finché non ha preso corpo l’idea di aprirsi fuori dai confini italiani, un’avventura che ha portato alla svolta con Chrysler.
Su 26 domande John Elkann è rimasto sulle sue soltanto su una. L’enigma Pogba. Il gioiello bianconero che potrebbe realizzare una plusvalenza da capogiro o continuare a giocare nella Juve che verrà, quella che Andrea Agnelli sogna di vedere affermarsi anche in Europa.
Come ai vecchi tempi, quando a Umberto rimaneva la Juventus, oggi è Andrea ad aver ereditato, ufficialmente, i destini della società bianconera.
Il 27 maggio 2004 Moggi, come ho sentito raccontare dalla sua viva voce durante un convegno realizzato dallo Juventus Club di S. Lucia Del Mela grazie al Presidente Benedetto Merulla, che ha nel cuore la Juventus e da sempre è aperto a ogni iniziativa per mantenere alto l’interesse sull’infausta stagione di calciopoli, ricevette la telefonata che gli annunciava che il cancro si era portato via il Dottore.
In macchina con Giraudo, gliela comunicò ed egli gli rispose che per loro era finita.
La Juventus, metafora vivente del disagio della FIAT e della famiglia Agnelli, spaccata dalla crisi e dalla morte dei fratelli Gianni e Umberto, è stata retrocessa ed è tornata, diversamente dall’azienda di famiglia, a competere essenzialmente in patria, dove un condottiero di nome Conte ha deciso di continuare l’avventura verso traguardi oltre confine.
Ma tutti i dubbi di calciopoli riaffiorano continuamente nelle dichiarazioni dei protagonisti e dei testimoni, non ultime quelle di Mazzola riguardo a un contratto stilato da Moratti per assumere Moggi (
Link).
Poiché fu una stagione che non è stata solo bianconera, ma italiana.
E Pogba?
“E’ un grande... ma non ci casco: se no domani si parlerebbe solo di questo e non del futuro delle fabbriche”. Così John Elkann.
spettando Andrea Agnelli. Il 28 e il 29. Commenta l'articolo sul nostro forum
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