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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di F. FILIPPIN del 11/02/2014 17:10:56
Pensavamo di essercene liberati

 

Proprio così, un po' ci speravamo. Oddio, non che il suo successore si sia presentato benissimo, vista la grottesca conclusione della trattativa Indonesia-Torino per lo scambio Guarin-Vucinic, ma almeno lì si trattava di una operazione condotta al di fuori dei canoni minimi di competenza e serietà (per usare un termine marottiano). Cose in qualche modo “calcistiche”, tutto sommato.

E invece eccolo lì, tornare come una minaccia. Massimo Moratti, infatti, così si è espresso: «Non esiste, ma in ogni contratto ci sono delle clausole per cui se certe cose non vengono fatte avrò la possibilità e il dovere di riprendere la società. In ogni caso, per come sento Thohir, non credo proprio che questo accadrà». Un bell'assist al suo socio, che starà incominciando a chiedersi chi glielo abbia fatto fare...

Una polpetta avvelenata, ma con quale fine? Mettere in cattiva luce il nuovo presidente davanti ai tifosi, prospettando che le loro attese potrebbero andare deluse? Riappropriarsi della società dopo aver fatto pagare il salato conto dei debiti al “povero” finanziere indonesiano? Quali saranno gli sviluppi non li sappiamo, certo che, presidente o non-presidente, proprietario o non-proprietario, pare cambiato poco: Massimo Moratti parla spesso e trova sempre una platea pronta ad ascoltarlo.

Ma non solo. «La contestazione? I tifosi non si sono mai schierati con noi nemmeno ai tempi di Calciopoli». E qui la cosa si fa interessante. Verrebbe da dire: ha ragione Moratti. Uno che dal nulla (l'inter precalciopoli) riesce a ricavare quello che ha vinto, nel modo in cui ci è riuscito, avrebbe meritato un monumento da parte dei tifosi al centro di San Siro. A cosa si riferisca di preciso non è dato sapere: cosa si aspettava, tifosi in piazza a protestare contro Moggi? O a lamentarsi delle istituzioni calcistiche che in men che non si dica sono riuscite a far ottenere all'Inter quanto non era riuscito a Moratti in anni di sperperi? Non ne vediamo l'utilità, visto che quello che contava (le persone giuste ai piani alti) già c'era e se c'era qualcuno che avrebbe dovuto schierarsi davvero, non erano certo i tifosi interisti, ma quelli che si stavano vedendo sottrarre quanto guadagnato con merito.

Prendiamola, quindi, per quello che è: un'ennesima dimostrazione (postuma) di vittimismo.

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