Dopo l’ultima giornata di campionato torna a parlare Nicchi e si esprime su due argomenti: gli “stranieri” nel nostro calcio e gli errori arbitrali. Sul primo tema afferma:
“Ci sono troppi calciatori stranieri nel nostro campionato, giocatori dei quali non conosciamo cultura, tradizioni e quant'altro. E’ un problema che poi si riversa nel gioco e nelle interpretazioni delle regole che da noi sono applicate in un modo e nei campionato stranieri in un altro” . Domenica sera l’Inter ha schierato un’intera squadra di “stranieri”, le regole lo permettono. Come abbiamo avuto modo di ripetere in altre circostanze, se si vuole invertire la tendenza, occorre intervenire in modo deciso e più che lamentarsi delle interpretazioni delle regole,
creare un sistema capace di dare certezze e non alibi. Nicchi parla anche degli “errori arbitrali” e della solita scia di polemiche post gara figlia della mancanza di cultura sportiva. Si esprime in questo modo, rispondendo indirettamente ai nerazzurri che in questa stagione non hanno avuto nessun rigore a favore:
"E' possibile che l'Inter abbia subito degli errori. Ma un arbitro non va ad arbitrare valutando gli score dei club, tipo: questa squadra ha avuto tot rigori, questa meno. Ci sono squadre che entrano meno in area di rigore e squadre che entrano di più, poi ci sono errori degli arbitri, così come ci sono errori degli attaccanti". Bene, anzi, male. Se pensate a calciopoli, alle chiacchiere che hanno elevato un errore arbitrale a frutto di un fantomatico sistema, ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli. Anche perché il vero problema non è tanto l’episodio in sé, quanto la sua
strumentalizzazione contro di cui nessuno ha mai preso provvedimenti. Mantenere vivo il palinsesto televisivo di intere trasmissioni sportive con chiacchiere da bar non aiuta ma serve a indottrinare per bene quei tifosi che digeriscono male le sconfitte sul campo.
Rimanendo in tema “regole”, ricordiamo che dal 5 agosto la Figc ha adottato una norma unica per combattere la
discriminazione territoriale. Norma che ha già subito un cambiamento nel corso del campionato e che è destinata a cambiare nuovamente a fine stagione. Troppe interpretazioni diverse hanno portato a polemiche su polemiche con richiesta di approfondimenti dai tempi eccessivamente dilatati che hanno finito per sconfessare l’operato degli ispettori federali e del Giudice Tosel. La nuova tendenza è quella di voler cercare di individuare i responsabili che finiscono inevitabilmente per coinvolgere tutti i tifosi del settore. La soluzione dovrebbe essere quella della creazione, a partire dalla prossima stagione, dei mini settori da 1500 posti. All’orizzonte c’è però un nuovo caso diplomatico da risolvere ed è quello che ha portato alla chiusura delle curve della Roma a causa dei cori, chiaramente uditi, nel corso del turno di andata di Coppa Italia contro il Napoli all’Olimpico. Il problema nasce dal fatto che, secondo alcune tesi, la squalifica va scontata in Coppa Italia e non in campionato. Non esiste una norma che chiarisca in modo inequivocabile che le sanzioni di questo genere subite in gare di coppa possano essere scontate nel turno successivo di campionato, anzi, la norma parla di «seconda gara in casa», senza fare riferimento alla competizione. Da qui l’ambiguità: se l’interpretazione arrivasse ad appoggiare la tesi che vorrebbe far scontare la qualifica nella stessa competizione, molto probabilmente, almeno per questa stagione, la sanzione non sarà scontata dalla Roma. Infatti, se i giallorossi passassero il turno di Coppa Italia arriverebbero direttamente alla finale dove, pur giocando all’Olimpico, si tratterebbe di campo neutro. Ricordiamo inoltre che la Lazio, ebbe una sanzione per cori di discriminazione della tifoseria durante la finale di Supercoppa italiana che scontò la prima giornata di campionato. Come finirà questo ennesimo caso ancora non è così chiaro, lo stesso Abete si è così espresso:
“Questo lo verificheranno gli organi competenti in base alle norme vigenti e sulla giurisprudenza, che penso non manchi al riguardo. Non penso si tratti di un unico caso, sarà importante la valutazione della norma che viene fatta dall'organo di giustizia''. Sarà importante l’interpretazione….
Servono maggiori certe, meno interprepretazioni, una presa di coscienza generale e il coraggio di cambiare. Fin quando lo status del nostro calcio rimarrà questo, non si potranno fare passi avanti verso una crescita generale.
Pubblicato sul settimanale n. 6 del 16.02.2014
