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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di E. LOFFREDO del 19/02/2014 14:32:11
Capello e Conte, storie bianconere

 

Premessa: ha fatto bene Antonio Conte a difendere il proprio lavoro in seno alla Juventus.

La querelle Capello-Conte nasce da una indebita intromissione verbale dell'ex tecnico bianconero nelle scelte dell'attuale allenatore della Signora. Non si tratta di eccepire se ha cominciato prima uno o l'altro. Capello ha sbagliato con quel «Non sono mai stato per questo genere di cose, castighi non ne ho mai dati. Non fa parte del mio modo di pensare». La dichiarazione del friulano ci era apparsa talmente inopportuna che da subito avevamo pensato a un taglia e cuci utile ad accendere una polemica. Poi però abbiamo visto il filmato, Capello a specifica domanda risponde. Nel filmato non ci sono tagli, salti temporali, montaggi.

Conte se l'è presa di brutto, e sfido chiunque a reagire diversamente. Per un'intera settimana ha aspettato in silenzio che qualcuno ricordasse a don Fabio quel concetto di non ingerenza non difficile da comprendere. Invece niente.

Siccome però il salentino non si tiene niente, alla prima occasione utile ha tenuto a precisare che attualmente sulla panchina della Juve c'è lui e che esimi colleghi del passato non devono permettersi certe uscite. Visto che aveva ricevuto una pesante quanto gratuita critica per il lavoro svolto finora, ha voluto togliersi un altro sassolino dalla scarpa: non accetta censure da parte di chi con tanti di quei campioni a disposizione alla Juve ha ottenuto risultati inferiori ai suoi. Capello non è stato maestro di bel gioco, non desse lezioni su come dovrebbe lavorare questo gruppo.

Poteva bastare? Certamente sì, ma a Conte è scappato il riferimento a Calciopoli. Prontamente strumentalizzato. «Di quei due scudetti ci si ricorda più perché sono stati revocati che per il bel gioco». Avesse aggiunto un "ingiustamente" al «revocati» non sarebbe stato superfluo. Conte senza dubbio alcuno è tra quelli che considerano un farsa la vicenda calciopoli, e lo ha anche confermato nell'immediata successiva intervista. Settantottinamente provocato sul punto ha risposto «Quei due scudetti furono revocati? Sì ma quella fu una str..., una fesseria. Quei due scudetti furono vinti meritatamente». Ci sarebbe quindi ben poco da strumentalizzare, ma, ahinoi siamo in Italia e c'è stato persino chi ha affermato che "è la prima risposta quella che conta". Come se una conferenza postpartita fosse un quiz di Mike Buongiorno!

Sono passati tre giorni dalle parole di Conte e ancora assistiamo ai tentativi di intingere l'episodio in tutte le possibili salse antijuventine. Addirittura sarebbe motivo di frattura con la società. Ne sanno tutti una più degli altri...

In tutto questo la società tace, e per una volta, sul caso specifico, potremmo anche vederne l'utilità. Inutile farsi tirare per la giacca da destra e sinistra. Non avrebbe senso fare la ramanzina a Conte che in fondo ha difeso gli interessi attuali della Juve senza peraltro screditarne la storia e le vittorie passate. Sentir parlare di multe da comminare all'allenatore è fuori luogo. E neanche può vederci d'accordo la possibilità che Conte concordasse risposte e silenzio con i vertici societari. Capello ha attaccato in modo gratuito il lavoro del salentino e da collega a collega ha fatto bene quest'ultimo a rimandare le critiche al mittente. Calciopoli è solo un pretesto altrui, sono ben pochi gli juventini convinti che fosse giusto revocare quei due scudetti, e tra questi non c'è Antonio Conte.

D'altra parte è vero che quei due titoli sono ricordati come gli scudetti della farsa e non come gli scudetti del bel gioco di Capello. Il quale buon Fabio ha perso molto dell'affetto del popolo bianconero nel momento stesso in cui ha lasciato la barca che veniva silurata. Capello poteva rimanere con Del Piero, Buffon, Trezeguet, Camoranesi, Nedved..., ha preferito concludere da transfuga l'avventura sulla panchina bianconera. Sua legittima scelta, ma ci permetta di dire che molti tifosi bianconeri (e i giocatori sopra ricordati) potrebbero adesso rinfacciargli le sue stesse parole: "Non siamo mai stati per questo genere di cose. Non fa parte del nostro modo di pensare".

Capello appartiene ad un pezzo importante della storia bianconera, a maggior ragione è nella storia juventina Antonio Conte. I tifosi juventini non abbocchino alle strumentalizzazioni mediatiche, servono solo per destabilizzare. Che da qui la società possa prendere il pretesto per separarsi da Conte è speranza di chi in un modo o nell'altro auspica continuamente la nemesi della Juventus. Anzi, la società approfitti dell'occasione per annunciare il prolungamento del contratto a Conte e riaffermare anche nei fatti il legittimo desiderio di riportare a casa gli scudetti di Capello, che magari saranno ricordati come gli scudetti meritatamente vinti sul campo da una squadra sapientemente costruita dalla triade e riconquistati da Andrea Agnelli.

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