La norma sulla discriminazione territoriale cambiata in corsa per salvare il Milan dalla chiusura dello stadio probabilmente, oltre al chiaro favore politico, non ha portato nessun beneficio né a quel cambiamento atto a contrastare un fenomeno inquadrato e affrontato in modo errato.
Nuovi cori, percepiti in modo chiaro dagli ispettori federali, sono partiti dai distinti Sud da parte dei sostenitori della Roma durante la partita di campionato con la Sampdoria, sostenuti con applausi anche dai supporters presenti in tribuna. Lo stadio Olimpico è ora a rischio chiusura per la sfida con l’Inter. Resta ancora aperta, infatti, la questione della chiusura per due giornate della Curva sud giallorossa a causa dei cori anti Napoli uditi durante la semifinale di andata di Coppa Italia. Una metà della sanzione è stata già scontata in campionato proprio con la Sampdoria, resta in ballo la seconda giornata (la Roma si è rivolta all’Alta Corte di Giustizia del Coni) con alla base un braccio di ferro con le istituzioni e la richiesta di una diversa interpretazione della norma. Il club capitolino vorrebbe un nuovo radicale cambiamento poichè la giurisprudenza punisce solo i cori contro i napoletani e in subordine, di scontare la seconda giornata nella manifestazione dove è avvenuta. Ricordiamo che la Roma è uscita dalla Coppa Italia per cui sconterebbe la qualifica con tutta calma il prossimo anno. Sicuramente conveniente ma non educativo.
Le cronache sportive ci portano a conoscenza anche di un altro retroscena. Sembra che la società giallorossa abbia chiesto alla Prefettura, per evitare azioni di risarcimento da parte dei tifosi, di permettere agli abbonati della curva punita di andare in tribuna.
Il motivo per cui questa norma, con tutti i suoi limiti, non porta nessun beneficio è proprio nella mancanza di collegamento e collaborazione tra le varie società e la giustizia sportiva. L’unica squadra che non ha presentato ricorso contro la chiusura delle curve è stata la Juventus. Un gesto isolato visto che pur di non scontare la squalifica, per la seconda volta, si paventa nuovamente un cambio della norma in corso. Non commentiamo nemmeno la richiesta premio per i tifosi che hanno “provocatoriamente”intonato quei cori alle autorità per farli accomodare in tribuna.
A cosa serve questa norma se l’unico interesse è quella di eluderla? Siamo arrivati al punto di ricordarci della giornata di campionato solo per le chiacchiere da bar che ne sono seguite. In molti sapranno della polemica Conte-Capello poiché, da giorni, tutti i quotidiani sportivi, le redazioni online e i palinsesti televisivi, non sembrano parlare di altro, in pochi sapranno i risultati delle partite. Daniele Pradè, il direttore sportivo della Fiorentina, ha provato a strappare la scena cercando di attirare attenzioni sugli arbitraggi: "Abbiamo perso dei punti fondamentali contro due dirette concorrenti come Napoli e Inter per degli errori arbitrali e questi errori pesano sulla classifica finale. Non possiamo permetterci un danno enorme come quello accaduto lo scorso anno di non esserci qualificati alla Champions League per un errore arbitrale, non vogliamo anche quest'anno rivedere queste situazioni".
Insomma, le cose sembrano non cambiare mai. Il
fantomatico sistema che ogni tanto qualcuno evoca, colpisce alla ceca: una volta la Milano nerazzurra tanto da spingere la società alla stesura degli amati dossier (come ai vecchi tempi); un’altra volta la Roma, dove addirittura il potere è talmente forte da impedirle la costruzione dello stadio; un’altra volta ancora a Firenze impedendole di raggiungere la Champions. In realtà le lamentele non sono altro che un tentativo preventivo di godere di un occhio di riguardo per la prossima partita mettendo pressione al direttore di gara. Cosa ci sia di sportivo in tutto questo , primo o poi qualcuno ce lo spiegherà.
Pubblicato sul settimanale n. 7 del 20.02.2014


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