Abbiamo sentito di tutto questa settimana, non ultimo un leggendario sfogo di Della Valle dopo la squalifica di 4 giornate comminata a Borja Valero.
Evidenzio questo passaggio dell’animato appello del patron Viola alle istituzioni sportive: “sono quello che ha tolto le barriere dagli stadi, che ha lavorato per il fair play, per il terzo tempo, il tutto per mandare messaggi distensivi, ma mi chiedo a cosa servano”.
Ma non sei quello che ha condannato i cori sull’Heysel reiterati anche durante l’incontro di Europa League del 27 febbraio dai tifosi viola in vista della doppia sfida con la Juventus. Poiché nessuno osa farlo presente lo facciamo noi.
Ne riporta la notizia anche il Corriere dello Sport Stadio, con questo virgolettato in prima pagina: “
Europa e campionato: 3 sfide a marzo per i bianconeri. Ma quei cori sull’Heysel…”. Alla Gazzetta non ne hanno avuto la percezione perché parlano di innocui cori contro la Juventus: «Chi non salto è bianconero» e «Oh gobbi stiamo arrivando».
Andrea Agnelli all’indomani del derby di Torino, si era esposto personalmente per condannare la tifoseria juventina che aveva esposto degli striscioni inneggianti Superga. Un gesto esemplare che rischia di rimanere unico nel suo genere. Anche questa volta, come in tutte le altre occasioni,
l’offesa verso le vittime juventine si finge che non sia esistita. Nessun commento nemmeno da parte di tutti quei critici sportivi che hanno urlato la loro rabbia verso le offese alle vittime di Superga proprio negli ultimi giorni.
Un presidente come Della Valle, che si presenta davanti ad un microfono ad auto-incensarsi per quanto fatto, può permettersi di ignorare questo rito barbarico dei suoi tifosi? Perché non condanna il gesto così come fatto da Andrea Agnelli invitando i sostenitori della Fiorentina ad un comportamento più consono in vista dei prossimi impegni con i bianconeri?
Siamo stanchi di questa etica a corrente alterna che sembra più un’antipatia verso i nostri colori piuttosto che una presa di posizione verso un gesto primitivo come quello di evocare una tragedia come fosse uno sfottò qualsiasi. Non si spiegherebbe altrimenti perché certe prese di posizione non siano a 360 gradi.
