Quante volte abbiamo parlato della discriminazione territoriale in questa stagione? Tante, troppe ed in tutte le occasioni per stigmatizzare una norma non adeguata a contrastare il problema per cui è stata concepita. E se lo abbiamo capito noi da semplici tifosi …
La cosa sorprendente è che soltanto in questi giorni il Presidente del Coni sembra essersi accorto del problema. Malagò ha dichiarato infatti di non capire
«perché alcuni cori o striscioni sono puniti con la discriminazione territoriale e altri con un’ammenda. Se si puniscono gli insulti a Napoli, è giusto anche punire le offese a tutte le altre città. É buon senso». Alla buonora verrebbe da dire… anche perché, visto il gran parlare che se ne è fatto non può nemmeno fingere di non esserne a conoscenza.
Dopo le polemiche seguite alla squalifica delle curve della Roma, l’Alta Corte di Giustizia ha chiesto un intervento alla Giunta del Coni chiedendo la trasmissione alla Federcalcio. Abete ha promesso una riflessione che porterà a dei cambiamenti per la prossima stagione che ci auguriamo utili alla causa.
Evidenziamo ancora una volta che la norma ha già subito una variazione in corso per sollecita richiesta del Milan che così ha evitato la penalizzazione che prevedeva la chiusura dello stadio e che la seconda sollecitazione per un nuovo cambiamento, quella che ha suscitato anche l’interesse di Malagò (romanista doc), è arrivata proprio perché il provvedimento ha finito per penalizzare la squadra giallorossa. Notiamo anche il riferimento agli “striscioni” da parte del presidente del Coni, proprio nella settimana in cui sono montate le polemiche per quelli di Superga puniti “solo” con un’ammenda.
Nessun intervento pubblico, se non di condanna, si è alzato quando la norma ha punito la Juventus o quando striscioni e cori offensivi sono stati rivolti a Pessotto o alle vittime dell’Heysel.
Solo casualità?

