Nonostante le smentite, la notizia far il giro dei canali di informazione e solletica la curiosità dei tifosi rossoneri, che non devono passarsela tanto bene nelle zone non proprio alte della classifica, con un punteggio dimezzato rispetto alla capolista.
Milan Juventus ha offerto uno spettacolo raro nel panorama calcistico del nostro campionato, infiammando per 45’ un torneo che altrimenti vivrebbe dei guizzi di orgoglio dei campioni juventini e delle trite e ritrite rivendicazioni romaniste. Il divario tra la capolista e le inseguitrici, di partita in partita, si fa sempre più incolmabile e, scongiuri a parte, la buona volontà di Garcia e le folate di Gervinho non bastano a colmarlo. La Juventus mantiene sui giallorossi una misura di superiorità meritata, che trova le sue ragioni nel maggior tempo che Conte ha potuto dedicare alla squadra e nella superiorità almeno del reparto offensivo. La Roma ha da fare ancora un po’ di strada e i suoi affezionati cantori farebbero bene a riconoscerle i meriti piuttosto che a cercare scuse negli arbitraggi, poiché la delusione del campionato non viene dalla capitale, bensì da Napoli, dove De Laurentiis sta facendo grandi cose a livello societario, senza riuscire a raccogliere i frutti sperati.
Sarà per questo che il pathos di Juventus Roma e di Juventus Napoli non è quello di Juventus Milan. Forse soltanto all’ombra della Mole e della Madonnina si respira l’aura del successo. Delle squadre riconosciute nell’olimpo del calcio mondiale, che riescono ad onorare sempre, anche quando la contingenza le costringe ad abbassare i toni, la partita. Anche con il Milan la Juventus ha prevalso con l’intelligenza tattica di Conte e con l’eccellenza dei campioni che ne vestono la maglia, superiori e più brillanti in questo momento che vede il Milan tirare la cinghia e non solo per adeguarsi al fair play finanziario imposto dalla Uefa.
Sono i soldi il problema, inutile girarci intorno. Senza soldi non si possono allestire grandi squadre perché non si possono comprare grandi campioni. Il Milan a parametro zero convince, ma certo non vince. E Seedorf lo sa, così come avrà accettato l’occasione della sua seconda vita, quella da allenatore, per aver creduto alle promesse che la musica cambierà.
Lo scorso dicembre Michele Criscitiello (
Link) ha scritto un editoriale nel quale ha ricordato come saranno ormai quattro anni che il Milan di fatto sembra essere in vendita, sotto la spinta di colei che nella famiglia Berlusconi forse regge per davvero i cordoni della borsa. Non stiamo parlando di Barbara, ma di Marina. Da tempo spirano venti di crisi sul nostro paese e l’ex presidente del consiglio, che pure continua a identificarsi nel sentimento comune con il Milan, ha avuto i suoi guai. Finita l’era del mecenate che non si può mandare in serie B dopo aver speso un pacco di soldi, diversamente interpretato tanto da Berlusconi quanto da Moratti, urge entrare nella dimensione già assaporata da diverse società europee, compresa quella onesta per eccellenza, del magnate straniero. Tutti guardano al modello Barcellona, va bene la cantera, ma qui di tempo non ce n’è. Incombono i parametri dettati da monsieur Platini e se il valente Galliani sembra avercela fatta a rispettarli, addolora quella posizione di classifica senza speranza di Champions, quel limbo dove il Milan altro non è che l’ex più titulata del mondo.
I primi ad ascoltare le sirene rossonere sembra siano stati i cinesi. Noblesse oblige e non se ne è fatto niente. Si sarebbe fatto avanti di conseguenza uno con le credenziali giuste, in termini di pecunia e di passione. Il tifoso rossonero doc che da tempo starebbe studiando i bilanci del Milan sarebbe nientemeno che il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che già tre anni fa sarebbe stato tentato di entrare nel cda rossonero senza poter però aspirare alla maggioranza. Nonostante le intenzioni di investire una cifra ragguardevole tra i 350 e i 400 milioni di euro, Squinzi non è riuscito a portare il Gruppo Mapei (del quale è amministratore unico) alla conquista del Milan, che intendeva fare suo al 100% in due anni e ha ripiegato sul Sassuolo, dando prova di saperci fare nelle cose del calcio.
Forse non piaceva a Berlusconi l’idea di abbandonare il Milan a se stesso, forse gli piaceva ancora meno servire su un piatto d’argento a qualcun altro la via per il successo, però l’urgenza di linfa nuova rimane. E nonostante piovano le smentite, le fonti sembrano accreditate e dicono che la messa all’asta della società rossonera provenga direttamente dai massimi vertici e dalla proprietà.
Il 5 marzo Corriere.it (
Link) ha dato la notizia citando apertamente la fonte e scrivendo che l’agenzia economica americana Bloomberg (multinazionale nel settore dei mass media con sede a New York) avrebbe affermato che la banca d’affari francese Lazard avrebbe messo in vendita il Milan inviando un documento a potenziali acquirenti nel quale si fissava addirittura il prezzo. Massimo riserbo ovviamente da parte degli eventuali acquirenti e smentita della Fininvest.
Anche Gazzetta.it ha mantenuto alta l’attenzione sull’indiscrezione, scrivendo il 6 marzo (
Link) che Fininvest avrebbe interessato la banca d’affari Lazard per vendere la società di proprietà dei Berlusconi dal 20 febbraio 1986. Lazard sarebbe lo stesso intermediario del quale si sarebbero serviti Moratti e Thohir per l’operazione che ha portato il magnate indonesiano all’acquisizione del 70% dell’Inter. Inoltre vanterebbe buoni rapporti e co-interessi con Mediobanca e l’orbita in seno alla quale gravitano gli interessi dei Berlusconi.
Intervenuto a Roma per la presentazione di un libro, Silvio Berlusconi in persona ha smentito l’operazione (
Link). I rumors di fonte statunitense, benché smentiti, sarebbero manna dal cielo, perché utili ad accrescere l’appeal internazionale del mondo della finanza per il Milan, alzandone le quotazioni. Se l’acquisizione dei diritti tv per la CL per il triennio 2015/18 presupporrebbe un’apertura al mercato, la mancanza di uno stadio di proprietà sarebbe vista dai potenziali acquirenti come un deficit pessimo nel panorama europeo.
Ma quanto costa il Milan? Se ci fosse qualcuno interessato a fare un'offerta, dovrebbe mettersi in mano 945 milioni di dollari tanto per cominciare, stando alla quotazione di Forbes, che ha piazzato il club al sesto posto al mondo nella sua stima annuale. Controllate i salvadanai e vedete voi se oltre al fumo c’è l’arrosto. Chi sa se Thohir non si sia pentito di aver ceduto troppo in fretta alle lusinghe dell’olfatto.
