Ritorniamo indietro di qualche tempo: Antonio Conte e Leonardo Bonucci, Giorgio Chiellini e Giuseppe Marotta furono squalificati dal giudice sportivo dopo il fischio finale di Juventus-Genoa (gennaio 2013) per proteste in campo. Chiellini, in quel momento infortunato, scese dagli spalti per unirsi alle proteste dei suoi compagni. Antonio Conte per essersi scatenato contro l’arbitro per la sua espressione
«non me la sono sentita», riferita a un presunto rigore non concesso proprio nei minuti finali del match alla squadra torinese.
La Juventus rinunciò a presentare ricorso avverso la squalifica di 2 giornate al tecnico Antonio Conte e di una giornata a Giorgio Chiellini, sanzioni inflitte proprio in seguito alla gara con il Genoa prendendo una posizione forte verso un comportamento che, per quanto spinto dagli episodi dubbi e dal furore del momento, non fu certo esemplare.
Ritorniamo all’attualità. La Juventus, punita a seguito della violazione delle norme sulla discriminazione territoriale,
rinuncia al ricorso avverso le sanzioni imposte subito dopo la gara interna con il Napoli che la obbligavano a giocare una partita con le curve Sud e Nord senza spettatori, e un’altra partita senza la curva Sud per la revoca della sospensione dell’esecuzione della sanzione relativa a Juventus-Genoa. Propone un’iniziativa, accollandosi l’organizzazione e le spese, per portare i bambini in curva “Gioca con me… tifa con me”. Multata nuovamente per € 5.000,00 per “cori ingiuriosi” rivolti dai bimbi al portiere avversario,
rinuncia, per quanto perplessa dal provvedimento, alla possibilità di fare ricorso.
Settembre 2013, Balotelli protesta veementemente con l’arbitro Banti al termine di Milan-Napoli e viene squalificato per tre giornate dal giudice sportivo. Non nuovo ad episodi come questi, il Milan decide di punire il comportamento di super Mario e
non presenta ricorsoper motivi etici.
Derby di Torino, i tifosi juventini espongono striscioni offensivi in ricordo alla tragedia di Superga, Andrea Agnelli interviene pubblicamente condannando il gesto attraverso un messaggio su twitter:
"Le tragedie non si toccano. Mai. No agli striscioni e ai cori canaglia. Tutti". Episodio che ad oggi è rimasto unico. Che beneficio può portare se è solo il presidente della Juventus a condannare certe manifestazioni deplorevoli quando tutte le altre società fingono di non vedere gesti altrettanto miserevoli delle proprie tifoserie?
Curva Nord dell’Inter chiusa per un turno con la condizionale (Alla prossima sanzione l’Inter giocherà
con il settore chiuso per due gare), per i cori razzisti verso Nigel De Jong, Mario Balotelli e Sulley Muntari durante il derby del 22 dicembre scorso. Sospensiva concessa in seguito all’annullamento delle precedenti sanzioni (Torino e Napoli). Ovviamente l’Inter ha
preannunciato il ricorso.
Ho riportato una piccola selezione di episodi per mostrare la differenza tra un atteggiamento costruttivo ed educativo e quello inconcludente ed inefficace che per qualche società è oramai un marchio di fabbrica. Una norma come quella sulla discriminazione territoriale, per quanto assurda e lacunosa, fin quando è valida, deve essere rispettata. La Juventus rinunciando al ricorso ha dimostrato di voler rispettare le regole. Non si può dire la stessa cosa per il Milan che, in tema di “discriminazione territoriale”, è arrivato a chiedere ed ottenere un cambio in corsa della stessa norma; così come la Roma che, nonostante il reiterato comportamento scorretto della propria tifoseria, ha cercato fino alla fine, attraverso più ricorsi, di giustificare un atteggiamento che una precisa norma sanziona. Una difesa ad oltranza della propria tifoseria che non ha portato a nulla di buono, visto che domenica scorsa, nel settore ospiti del San Paolo, occupato da 300 romanisti, è stato nuovamente intonato il coro: «O Vesuvio lavali col fuoco».
Per non parlare dei comportamenti scorretti in campo. Agli onori della cronaca le recenti situazioni che hanno visto protagonisti De Rossi e Juan Jesus che, con la prova tv, sono stati squalificati per 3 giornate. Entrambe le società, Roma e Inter, hanno
presentato ricorso (respinto) e non hanno adottato provvedimenti nei confronti degli atleti (multe). Entrambi hanno sferrato un pugno all’avversario ed entrambi sono stati difesi dai propri club.
Per educare ad una corretta cultura sportiva servono senso di responsabilità e coraggio. Applicare delle sanzioni in modo non equo o cambiare una norma in corso per favorire qualcuno non è educativo, così come condannare solo alcuni striscioni incivili, giustificandone altri, non è certamente costruttivo. Proteggere con ricorsi di ogni genere chi viola in modo costante una norma non incoraggia un comportamento corretto, ma protegge solo gli incassi delle società ed evita qualche scomoda contestazione del tifo. Riflettiamo.
