Possiamo continuare a meravigliarci accettando di essere presi in giro o fare tesoro del passato per comprendere meglio il presente. La seconda ipotesi è quella che noi assolutamente vogliamo percorrere. Abbiamo vissuto calciopoli, scandalo accettato per lo più da tutti come naturale conseguenza ad anni di
chiacchiere da bar, ma altrettanto consapevolmente qualcuno si ostina ancora a darne una lettura di parte.
Di errori arbitrali ne è piena la storia del calcio. Lo era prima del 2006 e lo è ancora oggi, tanto che il presidente Nicchi, dopo giorni di polemiche arbitrali, ha deciso di esporsi in prima persona. In un’intervista pubblicata dalla Gazzetta dello Sport il 7 marzo ha dichiarato:
”Se qualcuno vuole spostare l’attenzione sul flop della propria squadra, sa bene che basta parlare di noi. E’ un facile alibi, fa presa sull’opinione pubblica. Si parla di complotti, sudditanza, errori a comando e altre banalità simili.” Appunto: spostare le attenzioni dai propri fallimenti sul mondo arbitrale urlando al complotto. Vi ricorda qualcosa? Ma come ammette lo stesso Nicchi: sono solo banalità. Lo erano prima e lo sono oggi.
La cosa su cui riflettere è il voler dare una lettura diametralmente opposta alla stessa identica situazione. Tutte le istituzioni sportive, quelle che nel 2006 hanno fatto quadrato per condannare in 15 giorni la Juventus, hanno lasciato passare il concetto che il campionato può essere condizionato, che gli arbitri possono essere corrotti, che lo scudetto si può vincere a tavolino arrivando addirittura terzi in classifica. Ed ora si lamentano se le chiacchiere sono sempre più ricercate? Lecito anche chiedersi in questa situazione di incertezza totale: se qualcuno ha avuto la brillante idea di sconsacrare il campo per confermare
“l’alibi di non vince”, chi ci assicura che non ci sarà un altro colpo di spugna?
Un’informazione
strumentalizzata, che come dice Nicchi
«fa pericolose differenze, incidendo in modo pratico» è stata l’arma in più di una condanna sospinta dal “comune sentimento popolare” nel 2006, ma che ancora oggi sostiene quella che lo stesso presidente AIA definisce
«cultura sbagliata».«Bisogna partire dalle scuole, spiegare che l’arbitro fa parte del gioco, sbaglia come un attaccante. Va semmai aiutato, perché compie una sorta di missione», prosegue Nicchi. Come si predica bene ma si razzola male! Servono esempi pratici, è necessario che chi, per ruolo e per opportunità, occupa posti strategici nella gestione del calcio, si erga super parters. Sapete quale è l’unica domanda con riferimento diretto all’errore arbitrale della Gazzetta a Nicchi? “Ma quel rigore su El Kaddouri, lei l’avrebbe dato?” (riferimento non velato all’errore pro-juve). Come vedete siamo sempre punto a capo. Il voler insistere su un errore piuttosto che sorvolare sul singolo episodio ci riporta sempre al medesimo ragionamento: si vuole colpire e non migliorare.
Tutto questo per dire che fin quando non ci sarà una cultura sportiva capace di permettere ad ogni tifoso di poter accettare anche una sconfitta come parte del gioco, non ci potranno essere passi avanti. L’educazione deve partire dalle istituzioni ma deve investire necessariamente le società, che troppo spesso
abusano dei media per presentarsi ai propri tifosi come vittime di chissà quali congiure.
Rileggere correttamente calciopoli, anche alle luce delle molte novità che sono emerse negli anni, non solo è un dovere morale della giustizia sportiva, ma un atto dovuto proprio al tifoso. Quel tifoso che con la sua passione e con i propri soldi permette alla macchina del calcio di rappresentare una realtà così importante per il nostro Paese.
Prenderci in giro, sfruttamento i canali mediatici per falsare la realtà, soltanto per mantenere una poltrona e avere benefici, pretendendo anche di non essere esposti a critiche è veramente eccessivo.
L’invito lo abbiamo fatto in apertura: non facciamoci condizionare dalle chiacchiere ed usiamo la nostra intelligenza per sviluppare un ragionamento autonomo e che porti a vivere il calcio per quello che è.
Pubblicato sul settimanale n. 10 del 13.03.2014


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