Leggiamo che l'interista Jonathan graviterebbe in orbita azzurra per i prossimi mondiali brasiliani. L'ipotesi in verità è alquanto remota stante anche i «
paletti tipici della burocrazia da tener presente», ne è consapevole lo stesso giocatore che è brasiliano d'origine ma in possesso anche del passaporto italiano (chissà grazie a quale parentela lo ha avuto...). Il diretto interessato comunque non rigetta la possibilità che Cesarone Prandelli lo aggreghi al gruppo azzurro per la missione in terra verdeoro: «
Tengo i piedi per terra, ma se chiama vado...».
Stiamo evidentemente parlando di fantacalcio, ma nell'attuale mondo del pallone le sorprese sono all'ordine del giorno e certe cose seppur improbabili restano possibili. Possiamo immaginare che queste voci vengano create e
alimentate allo scopo di far crescere il valore di mercato del calciatore, sarebbe però tipicamente italiano, e perciò non sorprendente, che
nelle dinamiche di geopolitica calcistica pur di avere un rappresentante nerazzurro nel gruppo italiano si debba includere un oriundo. D'altronde cos'altro può offrire la seconda squadra di Milano alla causa azzurra?
Il ct invece, nel caso realmente si verificasse l'ipotesi Jonathan, nel solco della sua sbandierata eticità, dovrebbe spiegare al gruppo che si è conquistato il pass per il mondiale perché qualcuno di loro deve restare a casa per far posto a chi la maglia non se l'è sudata nel girone di qualificazione. Una volta il gruppo e lo spogliatoio lo si costruiva nel biennio di qualificazione, non in modo estemporaneo negli ultimi cento giorni prima del ritiro azzurro.
