Anche i ricchi piangono. Solo che non lo fanno mai a St. Moritz o a Cortina e nemmeno alle Bahamas. Non perdono nemmeno l’appetito quando siedono a cena nei migliori ristoranti davanti a caviale e champagne, però si lasciano fotografare in lacrime e si fanno venire crisi anoressiche allorché condannati per frode fiscale si ritrovano alla mensa di qualche istituto penitenziario. In Germania, dove se si scopre che un politico ha copiato la tesi di laurea si dimette, è accaduto che Hoeness, il presidente del Bayern, ex grande calciatore, abbia rifiutato di ricorrere in appello e abbia imboccato la via del carcere dopo essere stato condannato a una pena di 3 anni e 6 mesi per aver evaso 27,2 milioni di euro (
Link ). Per analogia molti italiani, di sicuro non uno che di nome fa Auricchio, hanno subito pensato al presidente di una squadra di calcio stellare che in questo momento si vede contestare il vicepresidente il quale sta tentando di rientrare nei parametri del fair play finanziario senza finire in serie B, dopo aver perso malamente l’ultima partita di CL.
Sono molti i modi per eludere il fisco e le regole. Infinite le strategie per riuscire a fare della quota di denaro da versare all’erario, cioè alla comunità, un uso personale e privato. Il pm Nocerino, che si occupò dei falsi in bilancio contestati al Milan e all’Inter, riconosciuti e finiti in prescrizione tanto in sede di giustizia ordinaria che sportiva, si espresse affermando che il reato di falso in bilancio è secondo solo all’illecito sportivo. Esso consente l’iscrizione a un campionato al posto di un'altra squadra e l’acquisto di giocatori costosi che chi ha i conti in ordine non può permettersi, trovando più arduo vincere. I processi per i falsi in bilancio ebbero luogo negli stessi anni di calciopoli e videro coinvolte, oltre alle squadre milanesi, Genoa, Sampdoria, Reggina e Udinese. I dirigenti juventini conosciuti come Triade furono invece assolti con formula piena da una simile accusa.
Potremmo fermarci qui. Invece siamo juventini, non abbiamo il prosciutto sugli occhi. Dal 24 luglio 1923, quando Edoardo Agnelli, padre di Gianni e Umberto, diede vita a una storia d’amore che ancora continua ed è la più longeva tra una squadra di calcio e la sua proprietà, il tifoso medio italiano antijuventino si consola con la diceria che la Juventus ruba perché è degli Agnelli, che sono la (ex) Fiat e quindi sia protetti dai politici delle istituzioni non solo sportive, che colpevoli di gestire la Juventus con i soldi dello stato, che in più occasioni è venuto incontro alla maggiore industria automobilistica italiana. La Fiat non c’è più. Ora si chiama FCA. A qualcuno è sfuggito che nel corso degli ultimi vent’anni non solo Gianni e Umberto Agnelli abbiano posto fine alla loro avventura terrena, ma che Berlusconi sia stato in più occasioni presidente del consiglio oltre che del Milan, nonché uno dei maggiori esponenti del mondo dell’economia italiano. Un periodo nel quale è emerso che gli interessi del Milan sono strettamente connessi a quelli della Infront, che ha un presidente che si è formato in Fininvest e gestisce la spartizione dei diritti degli eventi sportivi con le tv (
Link ).
Ma torniamo agli Agnelli. Alla morte dei fratelli che erano stati alla guida tanto della Fiat quanto della Juventus, si scatenò una faida familiare che investì anche i destini della squadra bianconera, pilotata dagli angeli custodi dell’avvocato, i fedeli Gabetti e Grande Stevens, presidente onorario della Juventus, i quali sono stati coinvolti nell’affare dell’Equity Swap (
Link ). Non mettete la testa sotto la sabbia pensando che se la Juve è degli Agnelli, le altre squadre appartengano a poveracci che tirano avanti con uno stipendio da impiegato. Ma non mettete la testa sotto la sabbia pensando che se la Juve è degli Agnelli, le altre squadre appartengano a poveracci che tirano avanti con uno stipendio da impiegato.
Prendiamo l’Inter di Moratti, oggi di Thohir per il 70%. Quando si dice che la Juventus gode di appoggi politici, la smentita è che se fosse vero non sarebbe finita in serie B nel 2006 e come l’Inter e il Milan non sarebbe stata sfiorata da calciopoli. A Carraro e a Matarrese dispiaceva mandare in serie B un presidente che aveva speso 600 milioni di euro senza vincere nulla, anche se i suoi dirigenti avevano il vizietto di falsificare passaporti e di spiare la concorrenza, che è reato. Lo è anche imbrogliare i potenziali acquirenti delle azioni della SARAS, la raffineria di famiglia (
Link e
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A Carraro, che fu il presidente della FIGC predecessore di Abete e dimissionario alla scoppio di calciopoli, del resto non stava a cuore, come ci informarono le intercettazioni scoperte da Penta a Napoli, solo che gli arbitri non favorissero la Juve quando giocava con l’Inter, ma anche le sorti della Roma, della Lazio e di altre squadre di calcio come Napoli e Perugia. Per il suo doppio ruolo di banchiere e dirigente sportivo, è stato molto vicino ai gruppi bancari che controllano alcune società calcistiche (Capitalia, Mediocredito) (
Link ). La Roma ebbe a beneficiarne anche in occasione dell’ultimo scudetto vinto, quando furono cambiati i regolamenti e le fu permesso di giocare con più extracomunitari di quanto non fosse consentito, ritrovandosi scudettata invece che penalizzata di tanti punti in classifica da rischiare la retrocessione. Privilegio anche dell’Inter di Recoba e dell’Inter e del Milan dei falsi in bilancio, che non ebbero mai un punto di penalizzazione, se non i nerazzurri un campionato in omaggio vinto sul campo dalla Juventus.
Se la Roma fu toccata dallo scandalo delle fidejussioni false (
Link ), come non ricordare il Parma dei Tanzi del crac della Parmalat (
Link), che truffarono 38mila risparmiatori? E la Lazio sull’orlo della bancarotta di Sergio Cragnotti del crac della Cirio (
Link )? O la Fiorentina dal fallimento Cecchi Gori a Della Valle (
Link )? E pensare che Moggi e Giraudo sono ancora accusati di associazione a delinquere per salvarla dalla serie B.
Ci sarebbero poi le strane vicende giudiziarie di Preziosi, il presidente genoano che patteggiò per non essere radiato e che amava fare affari con Moratti anche quando glielo impedivano le diffide della FIGC (
Link ). Ma anche l’ex presidente del Bologna fallito Gazzoni Frascara (
Link) e Dal Cin (amministratore unico del Venezia che si scambiava valigette di soldi con Preziosi per combinare partite (
Link), grandi accusatori di Moggi e Giraudo.
A torto o a ragione, è più facile che un pallone passi per la cruna di un ago, che un presidente di una squadra di calcio… la frase finitela voi, io vi ho dato l’aiutino.
