Il caso EduseiAbbiamo per molto tempo seguito le vicende legate al calcioscommesse ed abbiamo evidenziato il sostanziale buco nell’acqua dell’indagine di Palazzi. Quello che andremo ad evidenziare non è un episodio legato ad un nome conosciuto, ma un esempio come ce ne sono stati altri, per comprendere il modo di operare della giustizia sportiva.
La figura del pentito ha trovato centralità nell’indagine sportiva legata allo scandalo del calcioscommesse, tanto da reggere interi impianti accusatori anche quando i fatti andavano ad evidenziare l’esatto contrario. Ricordiamo anche che collaborando, i pentiti hanno ottenuto dei sostanziali sconti di pena. Menzioniamo a titolo di esempio Antonio Conte, condannato a seguito delle dichiarazioni di Filippo Carobbio contro le quali ci sono state solo smentite.
La stampa sportiva, nei giorni scorsi, ci ha fatto conoscere il caso
Edusei, tirato in ballo per la combine di Salernitana- Bari del 23 maggio 2009. A fare il nome del giocatore sono stati tre pentiti eccellenti: Marco Esposito, Angelo Iacovelli e Masiello. L’accusa è di aver partecipato alla combine e di aver ritirato dei soldi (7 mila euro) la sera stessa della gara.
Davanti alla disciplinare l’avvocato di Mark Edusei ha presentato la documentazione per dimostrare che il calciatore non poteva aver ritirato i soldi e che quindi non ha partecipato a nessuna combine (era infortunato e non fu nemmeno convocato da Conte), poiché era a Londra (con il permesso della società) proprio in quei giorni. Il tutto
dimostrato con i timbri sul passaporto, le dichiarazioni scritte dell’ufficio pratiche per l’immigrazione britannico e della compagnia aerea Easyjet. A questo punto il caso dovrebbe essere chiuso. Invece
la Procura federale ha insistito nel sostenere l’accusa di illecito ribadendo che il nome di Edusei lo hanno fatto Iacovelli ed Esposito oltre a Masiello. Insomma, la solita ostinazione nel credere alle parole dei pentiti anche quando i fatti le smentiscono in modo clamoroso, come in questo caso. Anche perché la situazione forse meritava un approfondimento più serio prima di arrivare a questo punto: il giocatore non fu convocato, non giocò la partita e nel giorno presunto in cui avrebbe ritirato i soldi era a Londra. La Disciplinare ha chiesto un «supplemento di indagini» ed è stato riconvocato Marco Esposito, che dovrà rispondere (in contraddittorio tra le parti) «esclusivamente» sul fatto se Edusei abbia o meno percepito dei soldi per la combine di Salernitana-Bari.
La realtà, a due anni dallo scoppio dello scandalo, sembra sempre più chiara:
i testimoni attendibili per la Procura (attendibili per cosa?) continuano ad essere smentiti ed a furia di assoluzioni, la portata dello scandalo è stata ridimensionata, così come sminuita è la credibilità della giustizia sportiva.
Vicende come queste qualche interrogativo dovrebbero farlo sorgere: quante situazioni sono state affrontate nello stesso modo e con la stessa superficialità? Quanti atleti potrebbero essere stati condannati basandosi solo sulle parole di qualche pentito, magari più interessato allo sconto di pena che non a dare un contributo significativo all’indagine, senza nessun riscontro concreto alla loro testimonianza e soprattutto senza effettuare controlli basilari come quello della verifica del passaporto? Se questa è la giustizia sportiva cosa mai può garantire?
Pubblicato sul settimanale n. 11 del 20.03.2014


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