Prendo spunto dalle dichiarazioni del tutto inutili di tale Carlo Alvino, mi dicono telecronista "tifoso" del Napoli per Sky: "
Io credo che, soprattutto chi vive a Torino, conosca bene chi ruba e chi no. Scusate ma qual è la colpa del Napoli? Gli errori sotto porta di Meggiorini e Immobile? O il presunto fallo di Higuain ai danni di Glik che si è sgambettato da solo?" E' uno spunto su un pensiero (?) da niente, che niente vale, ma che purtroppo si ripete troppo spesso quando si parla di calcio in Italia, ovvero un pensiero che si ammanta di relativismo, secondo il quale gli errori arbitrali sono furti e "ajutini" se danneggiano la propria squadra o se favoriscono le avversarie, mentre se, viceversa, favoriscono la propria squadra o se danneggiano le avversarie sono fatti appena riferibili in cronaca e comunque del tutto ininfluenti al fine del risultato.
Ripeto: tale Alvino nulla è e nulla vale il suo pensiero, ma tanti Alvino diventano un popolo e questo è un popolo che al vino pare essersi dedicato anche troppo nelle ultime decadi. Per questo ho sempre sostenuto fortissimamente due concetti: primo, la verità ci rende liberi, per cui è necessario sempre e comunque mantenere
l'onestà intellettuale di ammettere gli errori a favore allo stesso modo in cui si rilevano quelli contro; secondo, che la rilevazione di tali errori non va mai
né decontestualizzata, né va presa a scusante del risultato di un'intera stagione e non perché sia vero il luogo comune che alla fine torti e favori si compensano, perché non è vero, né tanto meno dimostrabile, ma perché una partita di calcio ha mille e mille altri aspetti fondamentali da analizzare e da mettere sul piatto della bilancia al momento di tirare le somme e di valutare la prestazione nel suo complesso.
Sul fatto, poi, che a Torino si sappia bene chi ruba, direi che è vero, ma non nel senso che intende questo semi-sconosciuto commentatore tifoso, ma nel senso che
dall'archiviazione del PM Maddalena fino alle motivazioni della sentenza d'appello del processo Farsopoli a Napoli si dovrebbe aver chiara una cosa, ovvero che sicuramente la Juve non ha rubato niente; semmai le hanno rubato qualcosa: la dignità, l'onore, un paio di scudetti e qualche centinaia di milioni di euro di fatturati e di premi partecipazione persi a causa di questa vergogna. Basterebbe soltanto saper far bene un mestiere, quello del giornalista, per capirlo, per aver chiaro come le sentenze, tutte, che si sono susseguite negli anni, siano esse penali che sportive, non abbiano un filo logico se non quello della pretesa distruzione della Juventus. Peccato, però, che in Italia ai giornalisti venga consentito di fare soltanto i tifosi, per contratto e in maniera più o meno ufficialmente dichiarata, e, cosa assai penosa, che gli si dia anche la possibilità di
vomitare il proprio tifo, spesso malato, sulle società delle quali tifosi non sono e delle quali altro non possono riferire che memorabili cazzate. Come se si fossero dati al vino, appunto.
