Lo abbiamo incrociato due volte sul nostro cammino in Champions' e ci ha sempre fatto tremendamente male. La prima volta le sue giocate, i suoi gol, ci costarono l'eliminazione agli ottavi nella stagione 2008/'09; quest'anno ci ha impedito di superare il girone eliminatorio. Chiellini lo conosce, forse, meglio di tutti, visto che è stato, in entrambe le occasioni, il suo incubo peggiore. Centravanti eccezionale, l'ivoriano: una tecnica sopraffina abbinata ad un fisico straordinariamente potente; rapido e tecnico, forte fisicamente ed intelligente tatticamente.
E' stato una delle stelle più luminose del Chelsea di Abramovich, forse non la più splendente, ma sicuramente la più decisiva. I suoi gol hanno portato i Blues a vincere tre Premier League, quattro FA cup, due coppe di Lega, due Community Shield, ma soprattutto la Champions' League 2011/'12 in casa del Bayern Monaco, quella squadra che, dopo la batosta infertale a domicilio da Drogba e compagni, si avvierà a dominare il mondo. Un'impresa straordinaria, portata a termine grazie soprattutto al "killer instinct" di questo formidabile centravanti, che a due minuti dalla fine dei tempi regolamentari pareggiava la rete di vantaggio dei tedeschi e nella serie finale dei calci di rigore insaccava il pallone decisivo alle spalle di Neuer, forse ad oggi il miglior portiere al mondo.
E il suo ritorno a Stamford Bridge non poteva essere altro che un concentrato di emozioni stupende: uno stadio intero che diventa di per sé un gigantesco attestato di stima e di riconoscenza; 42.000 persone che applaudono 12 giocatori: 11 in Blue e uno che quel Blue l'ha reso più bello e splendente che mai: Didier Drogba, The Legend.
