Siamo nella settimana in cui la giustizia sportiva esaminerà il ricorso della asRoma per la quattro giornate inflitte all'attaccante Mattia Destro. Le polemiche seguite alla squalifica di Destro dopo la partita con il Cagliari sono il chiaro segno dei tempi. Nell’azione incriminata il giocatore giallorosso viene sanzionato per la trattenuta al giocatore del Cagliari, ma non per il pugno al volto dell’avversario che l’arbitro chiaramente non vede. Si tratta di un caso tipico da prova tv, posto che si verifica il presupposto voluto dal regolamento, ossia una “condotta violenta” non vista e, dunque, non giudicata in alcun modo dal direttore di gara (art. 35 del CGS, 1.3).
Così, almeno, è sembrato di vedere nelle immagini televisive: uno sganascione in pieno volto affibbiato al giocatore rossoblu (vi sarebbe pure - a voler cercare il pelo nell’uovo - la concomitante simulazione come “condotta gravemente antisportiva”). Il caso è identico ad un precedente non tanto lontano, divenuto noto in questi giorni; in Roma Fiorentina della scorsa stagione, Ruben Oliveira venne squalificato grazie alla prova tv perché, dopo avere commesso un fallo di gioco su Pjanic, sanzionato dall’arbitro con l’ammonizione, diede pure un pestone (non visto) al giocatore a terra. Alla squalifica per l’ammonizione inflitta (il giocatore era diffidato) seguì un’ulteriore sospensione di altre tre giornate (esattamente come successo a Destro).
Ciò che però colpisce, è il can can mediatico sollevato dalla più importante pay tv, a difesa di un incomprensibile senso della “certezza del diritto”. La mancata espulsione di Destro in Cagliari-Roma aveva già condizionato pesantemente la partita, considerato che il giocatore ha poi segnato altri due gol, mentre il Cagliari avrebbe potuto giocare per più di un tempo in superiorità numerica.
Non applicare la prova tv avrebbe
l’aberrante conseguenza (il condizionale è d’obbligo perché è ancora pendente il ricorso della Società giallorossa)
di premiare la condotta antisportiva di chi, nella medesima azione, oltre a dare un colpo proibito senza essere visto, ha pure simulato indecorosamente una caduta, in spregio ad ogni principio di lealtà e correttezza sportiva.
È chiaro che se tutto questo fosse accaduto – poniamo caso – all’altra Società che lotta per lo scudetto, la squalifica sarebbe stata soltanto un tardivo atto dovuto, che non avrebbe mai potuto risarcire il danno di un’intera stagione compromessa da un incredibile errore arbitrale.
