Evidentemente il Benfica teme la sfida contro la Juventus per aggiudicarsi la finale 2014 di Europa League. Evidentemente lo JS ha un suo fascino, non fosse altro perché è stato edificato sul Delle Alpi, teatro di sfide europee epocali e ai portoghesi piacerebbe tastarne l’erba due volte in due settimane. Evidentemente l’Europa League non è quella coppetta da due soldi solo perché quest’anno in Italia è rimasta a giocarsela solo la Juve. Evidentemente Conte ha ragione quando dice che le entrate a gamba tesa del tecnico giallorosso non solo sono state, come ha precisato tutto lo staff dei giornalisti e degli opinionisti di SKY prima, durante e dopo la partita di campionato Sassuolo Juventus, di cattivo gusto, ma hanno
coinvolto malamente le squadre avversarie dei bianconeri con la strategia del venticello della calunnia di rossiniana memoria, segnando un passo indietro nella tanto invocata cultura dello sport.
Fatto è che, come ha riportato Tuttosport (
Link) e come starebbe scritto in prima pagina su A Bola, il Benfica ha deciso di cavalcare l’onda giallorossa e di
sfruttare le illazioni sul presunto sistema che di riffa o di raffa avvantaggerebbe sempre e comunque la squadra bianconera anche fuori dai confini patri, lamentando che «L'Uefa vuole la Juventus in finale a Torino, il 14 maggio». Come è sembrato precisare il direttore della comunicazione Joao Gabriel, in realtà si vorrebbe indurre la Disciplinare a chiudere un occhio sulla gomitata che Perez ha rifilato a Chiellini all’andata, ma non si sa mai.
E’ vero che lo stesso Platini è sembrato entusiasta dell’arrivo del trofeo dell’Europa League a Torino, dove pare sia stato colto da improvvisa “nostalgia canaglia”, ma mi pare di poter tranquillizzare gli amici portoghesi.
Nonostante la favola della Juventus per quanto riguarda la vecchia Coppa Uefa, oggi assimilabile all’Europa League, sia stata scritta in una lingua diversa, a suon di record e soddisfazioni (non solo la squadra bianconera fu il primo club a raggiungere le 3 vittorie, ma una addirittura con una compagine tutta di italiani, che oggi a raccontarlo pare fantascienza), da quella sfigatissima della CL, Monsieur non è sempre stato così affettuoso e riconoscente con i colori che gli hanno permesso di entrare nel mito come uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, nonché di vincere tre volte di fila il Pallone d’Oro.
Quando il Presidente della Juventus Andrea Agnelli ebbe a presentare un esposto all’UEFA riguardo a calciopoli nel 2011, perché imponesse alla società Inter una sanzione per il coinvolgimento in illeciti sportivi, Platini si affrettò a rilasciare questa dichiarazione:
“Andrea Agnelli avrebbe fatto meglio a risparmiare i soldi del francobollo". (
Link)
A confermare che i vertici sportivi europei avevano e avrebbero chiuso un occhio forse per sempre sull’incompetenza della FIGC, ci aveva pensato del resto ben presto Blatter quando, da presidente della FIFA, aveva ritenuto di dover ringraziare pubblicamente Luca di Montezemolo per essersi prodigato a suo tempo a far ritirare alla società bianconera il ricorso al TAR del 2006 (
Link), facilitando lo svolgimento “sereno” delle competizioni europee dopo che la Juventus era stata appena condannata dal processo sportivo di calciopoli.
La storia recente non ha fatto sconti alla Juventus, che non è profeta né in patria, né fuori dai confini italici, ha subito una retrocessione e la radiazione dei suoi dirigenti sportivi, eppure, per
il vizio di essere vincente continua a portarsi addosso i segni di una preferenza che un fantomatico sistema sempre pronto a graziare passaporti e fidejussioni false come bilanci truccati e spionaggi illegali, le accorderebbe.
Al Benfica e a tutte le squadre che incontreranno la Juventus nel futuro prossimo, non rimane che da suggerire di stare sereni e di aver paura solo dei piedi di Pirlo, delle parate di Buffon, dei gol di Tevez. Soprattutto di un nervosismo latente nel dna della Signora, che si traduce in intelligenza tattica, lavoro di squadra e voglia di vincere.
Le acque chete minano i ponti.
Vinca il migliore. Sul campo.
