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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di G. FIORITO del 26/05/2014 13:42:06
Moratti_Mecenate a chi?

 

Credevamo di aver visto la fine del film degli orrori culturali un paio di giorni or sono, quando l’American University di Roma ha insignito della laurea ad honorem in Lettere Aurelio De Laurentiis, produttore e distributore cinematografico di pregevoli opere della filmografia di registi quali Monicelli, Scola, Ridley Scott, Cronenberg, Besson, ma più noto per i “cinepattoni”. Citando la frase che Steve Jobs ha lasciato in eredità ai giovani, De Laurentiis ha salutato la platea al grido di “Stay hungry stay foolish", dinanzi al ministro della Cultura Franceschini, al presidente del Coni Giovanni Malagò e agli amici e collaboratori Carlo Verdone e Christian de Sica. Il produttore ha già ricevuto nel 2010 il premio “Variety Profile in Excllence” dalla rivista americana Variety per i meriti che ha saputo mettere a frutto anche in qualità di presidente del Napoli, dove a parte non riuscire a imporsi nel campionato di serie A, ha ben figurato anche nelle competizioni europee riuscendo a mantenere i conti in attivo: “E' sempre stato in grado di rimanere in contatto con i gusti del pubblico… Aurelio ha un innato radar per le pulsioni pop, ha senso degli affari e una reale disponibilità a rischiare” (Link).

Il contrario di ciò che ha realizzato Massimo Moratti, che sabato 24 maggio, mentre le attese del mondo calcistico si concentravano sulla finale madrilena di Lisbona di CL, è stato insignito a Latina del premio Mecenate dello Sport “Varaldo di Pietro” “per l’impegno e la determinazione delle società sportive, nel nome dello Sport e della sana competizione”. Con il presidente onorario dell’Inter anche il giornalista Marco Bellinazzo del “Il Sole 24Ore” ha ricevuto il riconoscimento per il giornalismo economico-sportivo. Ad animare la serata un piccolo talk show condotto da Enrico Varriale, per commentare una manifestazione che ha avuto il patrocinio del Coni nazionale (Link).

La presenza di Bellinazzo, autore di fior di editoriali sui debiti dell’Inter (Link), stride non poco a fianco di Moratti, perché fa capire ancora una volta come all’interno dei vertici sportivi italiani si facciano orecchie da mercante, in linea con Carraro e Matarrese, che avendo appreso della condanna di Oriali e Recoba in seguito al patteggiamento per il passaporto falso del calciatore, non se la sentirono di mandare in serie B la società di un mecenate che aveva speso 600 milioni di euro senza vincere nulla.

Dopo otto anni la fama di mecenate continua a fare tutt’uno con Moratti, anche se l’ha capito anche La Gazzetta dello Sport che il mecenatismo italiano del pallone è andato definitivamente in crisi (Link), dopo aver investito 2,5 miliardi di euro. Marco Iaria ha fatto i conti ai 10 più grandi spendaccioni del pallone nostrano, ma è emerso chiaramente che la parte dei leoni spetta al secondo in classifica Berlusconi, che pure nel Milan avrebbe versato “solo” 600 milioni di euro, meno della metà del miliardo e circa trecento milioni del primatista Moratti.

Dal 2006 al 2010 si è vissuto il quinquennio dorato dell’Inter, che riuscì ad agguantare il famoso Triplete grazie a uno scudetto vinto in segreteria, uno conquistato nessun avversario e un altro all’ultimo minuto, come amava dire Mourinho. Dopo di che il diluvio. Una pioggia di milioni di euro più che raddoppiata rispetto a quella del 2006, alla quale si sommano un paio di processi per falso in bilancio che non avrebbero nemmeno dovuto consentire all’Inter di iscriversi ai campionati vinti senza la prescrizione che ebbe a graziarla anche in occasione degli illeciti di calciopoli per opera di Palazzi. Senza contare gli spionaggi illegali Telecom e un paio di scandali legati al mondo dell’imprenditoria dei Moratti, relativi all’immissione sul mercato di azioni gonfiate della SARAS e alla morte sospetta di alcuni operai presso la sede della raffineria in Sardegna, più tentativi sparsi di impedire la diffusione del documentario OIL di Massimiliano Mazzotta e del libro del compianto Ferruccio Mazzola sulla questione del doping nell’Inter di Angelo Moratti.

Il premio che a Latina hanno deciso di assegnare a Massimo, nonostante da ben tre anni il campionato italiano di calcio di serie A sia appannaggio della Juventus di Andrea Agnelli, la gestione economica della quale troppo oculata deve apparire dalle parti del Coni, al pari di quella della Triade di Giraudo, Moggi e Bettega, scaraventata senza pietà in serie B, stende l’ultimo velo pietoso su un’epoca.
Fingendo di non capire quello che in modo unanime scrivono tutte le testate italiane (Link e Link), convinte che Thohir stia cercando di imporre un regime di austerity volto anzitutto a rimediare al buco di 250 milioni di euro lasciato dal Mecenate pluripremiato che ha messo a rischio la sopravvivenza stessa della società nerazzurra. Sarebbero non pochi i contrasti tra Moratti e Thohir, che preferisce liquidare i campioni di un passato costosissimo per far posto a giovani emergenti e sembra apprezzare più il nuovo corso del calcio italiano che le epiche gesta del suo comprimario onorario alla presidenza dell’Inter, affermando (Link ): “Ci sono giovani manager che si sono insediati come Barbara Berlusconi e Andrea Agnelli e nuovi investitori come me e Pallotta. Tutto ciò sta aiutando ad allargare la visione strategica dei club".

Forse è giunto il momento che anche nelle alte sfere, in FIGC e CONI soprattutto, si allarghi la visione strategica del calcio italiano.

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