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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di G. FIORITO del 30/05/2014 09:51:32
Facchetti e Zanetti per ricontar le stelle

 

Calciopoli non finisce mai. Nonostante la prescrizione sia intervenuta più volte a stendere un velo sulle responsabilità dello scandalo del 2006, nonostante il “destino” abbia cercato di rimettere a posto il continuum spazio-temporale che da sempre vede un’Inter piagnona che invoca errori arbitrali e indebitata fino alle orecchie e una Juve vincente, nonostante il campionato 2004/2005 sia stato dichiarato non alterato sia dalla sentenza sportiva che da quella della giustizia ordinaria, il fuoco incrociato delle accuse reciproche che i protagonisti di quella stagione continuano a rilanciarsi non si spegne.

Oltre al tronco principale del processo Telecom di Milano e alle accuse rivolte da Vieri, da Bergamo e da De Santis alla società Inter per essersi servita di spionaggi illegali, anche Gianfelice Facchetti (come fecero a suo tempo Zeman e Baldini), ha dato il via a un’altra vicenda giudiziaria che per chi conosce un poco i fatti e le vicende del processo, forse si sarebbe potuta evitare.

Nel 2010, nel corso della trasmissione televisiva della Rai “Notti magiche”, Moggi ebbe a dire a Zanetti che durante le udienze del processo di calciopoli erano emerse intercettazioni dalle quali si evinceva che il suo ex presidente faceva le griglie pure lui e aveva fatto pressioni con l’arbitro Bertini per vincere Inter-Cagliari di Coppa Italia, rincarando la dose con la menzione dei pedinamenti illegali e del passaporto falso di Recoba, fino a intimargli di tacere. Gianfelice Facchetti querelò Moggi per aver lasciato intendere che la responsabilità di quei comportamenti fosse di suo padre (Link).

Il 28 Maggio si è tenuta l’udienza preliminare, che ha sciolto la riserva sui testimoni (Massimo Moratti, gli ex arbitri Pierluigi Pairetto, Gennaro Mazzei, Paolo Bertini, Massimo De Santis e Paolo Bergamo oltre a Zanetti) che in autunno torneranno a dire la loro sui fatti occorsi, riaprendo ufficialmente il valzer di calciopoli, mentre Gianfelice Facchetti ha colto l’occasione per fare un invito accorato a Zanetti a presentarsi in tribunale, in qualità di figura che a suo avviso rispecchia “gli ideali dell’Inter, che non passano dalle stelle, ma dalla semplicità”, per “ristabilire un po’ di verità” (Link).

A parte le battute sulla semplicità, che a Massimo Moratti è costata nei 18 anni di dominio solitario sull’Inter la bellezza di un miliardo e trecento milioni di euro e le rocambolesche situazioni a base di spy-story unite alla cittadinanza italiana di Recoba ottenuta con l’aiuto dell’ex DS della Roma (quello che voleva fare il ribaltone) e di certe sue amicizie non meno losche di quelle che vantava Mancini quando discuteva di stampelle con un latitante consigliandogli di attendere l’indulto prima di tornare in patria, non è proprio possibile condividere lo zelo di Gianfelice in difesa di Giacinto. Soprattutto per tutelare la sua memoria.
Quando l’ex presidente nerazzurro lasciò questa valle di lacrime, Moratti si fece autore di un panegirico che ne tesseva le lodi di onestà. Gli anni passano e i bisogni incombono. Quando si trattò di discutere in tribunale dell’attività illegale di Tavaroli e Cipriani, che avevano ficcato il naso negli affari di Vieri, Bergamo e De Santis, i legali dell’Inter hanno fatto ricadere ogni possibile responsabilità sul compianto Facchetti, secondo il sistema collaudato da Tronchetti Provera a danno dell’ex responsabile della security di Telecom.

Quando Gianfelice portò in aula il diario nel quale il padre annotava le sue impressioni su come costituire un sistema di rapporti speculare a quello per il quale Moggi è stato condannato a quasi due anni e mezzo dal tribunale di Napoli, al fine di promuovere gli interessi dell’Inter, la corte ha deciso di non annetterlo agli atti, mentre l’ennesima deposizione recalcitrante di un riottoso Nucini, l’arbitro in attività amico di Giacinto che aveva ispirato gli spionaggi e che doveva costituire uno dei perni del teorema accusatorio Narducci, faceva uscire dai gangheri la giudice Casoria, che lo definiva inattendibile.

Dal canto suo all’inizio di luglio del 2011 il superprocuratore Palazzi ha prescritto riconoscendoli come perpetrati dai dirigenti dell’Inter gli illeciti che Moggi ha ricordato a Zanetti.

Che sia davvero la volta buona. Che arrivi quella sentenza in grado di ristabilire la verità.
Sarebbe ora di (ri)uscire a riveder le stelle…

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