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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di E. LOFFREDO del 01/06/2014 09:44:50
Pasticcio parmigiano

 

Il Parma FC è quindi fuori dall'Europa. Quali tifosi juventini la cosa in sé ci potrebbe anche rimanere indifferente, anzi rincorrendo il malsano vizio italiano del dover rinfacciare qualcosa (il Parma nel recupero con la Roma non si impegnò molto, a differenza guarda un po' del Torino...; il presidente Ghirardi ebbe qualche esternazione negazionista dopo la gara del febbraio 2012 con la Juve), e soprattutto perché portiamo ancora i segni lasciati da un grossolano giustizialismo sportivo (del quale nessuno, nemmeno Ghirardi, aveva fino ad oggi sentito il bisogno di denunciarne l'inciviltà e le incompetenze alla bisogna) qualcuno si aspetterebbe che spiattellassimo al presidente e ai tifosi ducali un bel "ben vi sta!". Anche perché quegli stessi tifosi volendo esprimere il proprio disappunto, anziché fare paragoni più pertinenti (spalmadebiti, fideiussioni false, bilanci taroccati e vendite del marchio a se stessi) non hanno trovato nulla di meglio che attingere a stupidi e infondati luoghi comuni anti-juventini («Non abbiamo chiuso arbitri nello spogliatoio o somministrato EPO ai giocatori»). È evidente che una certa giustizia sportiva attecchisce dove trova un pubblico tanto stupido quanto disinformato. Ma noi non siamo quel tipo di tifosi, e mai abbiamo aspirato a diventarlo, motivo per il quale cerchiamo sempre di giudicare, se possibile, liberandoci da simpatie e antipatie.

Piccolo flash back: a norma dell'art. 14.7 del "manuale licenze UEFA «La Società richiedente la Licenza deve dimostrare di aver pagato, entro e non oltre il successivo 31 marzo: [...] 2. le ritenute fiscali, i contributi dell’ENPALS relativi agli Emolumenti dovuti ai dipendenti, rientranti nel periodo di competenza fino alla data del 31 dicembre (compreso) che precede la Stagione della Licenza ovvero che, entro e non oltre la stessa data (31 marzo)».

Da quanto è dato sapere, emerge che il Parma, per giocatori parcheggiati in altre società, avrebbe anticipato alcuni pagamenti con scadenza successiva 31 dicembre 2013, dimenticando al contempo di versare le relative ritenute fiscali pensando di poterlo fare in un momento successivo. Il ragionamento della società parmense in sostanza sarebbe stato: "sono pagamenti la cui scadenza è successiva al 31 dicembre, quindi non ho l'obbligo di provvedere a versare le ritenute entro il 31 marzo". A giudicare dalle parole di Ghirardi le istituzioni calcistiche italiane hanno contribuito a non far correggere la mancanza in tempo: «Ci hanno avvertito tardi, potevano dircelo a febbraio siamo stati avvisati a fine aprile». «Non posso fare nomi, ma mi è stato consigliato come fare, da esponenti della federazione e della Lega e l'esito è stato la bocciatura in primo e secondo grado. Spero non ci sia niente a dir male a dire questo, perché è solo la verità. Nessuno lo può negare, ci sono state telefonate, messaggi, email, con gli organi preposti. Io mi sono rifatto alla Lega e alla federazione, che mi hanno dato indicazioni: queste hanno portato alla mancata concessione della licenza UEFA». Un'accusa chiara e diretta.

Se a chi scrive rimane il dubbio che i ducali siano incorsi in una mancanza (a rigore quegli emolumenti dovuti NON sarebbero «rientranti nel periodo di competenza fino alla data del 31 dicembre»), è tuttavia chiaro che siamo di fronte al classico caso del "cornuto e mazziato": per aver anticipato dei pagamenti, il Parma viene sanzionato in modo (sportivamente) crudele rispetto alla colpa commessa. E qui sta il vero vulnus di una (in)giustizia sportiva che quasi mai guarda a quello che in giurisprudenza è il cosiddetto elemento soggettivo (colpa e/o dolo). Una giustizia sportiva che mai si muove per provare le accuse e pretende anzi che chi è sul banco degli imputati dimostri la propria innocenza. Quella sportiva per di più pare essere incapace di proporzionare i limiti edittali delle pene e, cosa ancor peggiore, spesso non riesce nemmeno a graduarne l'irrogazione. Restando al caso di specie: davvero qualcuno pensa che gli emiliani abbiano tentato la furbata? Certo le regole sono regole e vanno rispettate, ma se pensiamo a cosa succede altrove la situazione appare imbarazzante.

Per questo all'indice non deve essere messa la sola FIGC, che quando vuole chiude gli occhi su fideiussioni farlocche e passaporti falsi, ma la stessa UEFA, che da una parte impone il fair play finanziario e dall'altra abbuona violazioni dello stesso per decine di milioni di euro comminando multe (da scalare agli introiti da Champion League) e imponendo la pantomima della riduzione del numero dei giocatori da inserire nelle liste per la competizione continentale. Istituzioni calcistiche che mostrano poi i muscoli al piccolo Parma (che non ha più alle spalle la Parmalat degli anni d'oro) per una somma che contestualizzata ai bilanci calcistici è davvero irrisoria (300.000 euro). Insomma una giustizia sportiva che nemmeno a livello europeo sa essere equilibrata, che anzi mostra continuamente strani pesi e strane misure.

Dell'esclusione dei gialloblu beneficia il Torino, che la qualificazione l'ha rincorsa sul campo e se la ritrova consegnata dall'Alta Corte. Ai granata però non deve essere fatta una colpa di ciò, anzi auguriamo ai tifosi dell'altra sponda del capoluogo piemontese di vivere una bella e gratificante esperienza in Europa League.

E ci auguriamo che tutti, non solo parmensi e granata, si avvedano dei pericoli insiti in questa giustizia sportiva, perché come disse qualcuno «occhio, che oggi è toccato agli uni. Ma domani può toccare ad altri».

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