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          GLI ARTICOLI DI GLMDJ
Attualità di E. LOFFREDO del 04/06/2014 10:01:39
Le non-responsabilità di Prandelli

 

Il mondiale ancora non è iniziato e in casa azzurri c'è già qualche affanno difensivo. Cesare Prandelli infatti ha dovuto affrontare il malumore dei due esclusi eccellenti, Rossi e Destro. Soprattutto Pepito tramite Twitter è andato all'attacco (d'altra parte è quello il suo ruolo). Il ct preso in contropiede ha cercato di replicare spiegando il perché delle varie esclusioni.

La diagonale dialettica però gli è riuscita male. Don Cesare è andato oltre quella che poteva essere una spiegazione di natura diplomatica. In verità riteniamo che neanche doveva rendere conto al paese delle scelte fatte, avrebbe fatto meglio a incassare per poi togliersi il sassolino dalle scarpe a tempo debito. Poteva dire più o meno: "capisco la delusione di chi è rimasto fuori, erano tutti ugualmente meritevoli, purtroppo ho dovuto fare delle scelte. È il ruolo del ct, rientra nelle mie responsabilità".

Prandelli invece ha voluto spiegare di tutto e di più. Innanzitutto su Rossi ha dichiarato «Con Giuseppe Rossi mi sono incontrato a Coverciano il 7 alle 18 prima di dare i 30. Volevo parlare con lui, volevo avvisarlo che aveva fatto pochi minuti, i tempi per il recupero non sono stati attuati sul campo, in finale di coppa Italia aveva giocato pochi minuti. Sono andato con l'intenzione di dirgli che non era nei trenta. Poi ho capito che poteva essere un messaggio forte la sua convocazione e così ho deciso di portarlo nei trenta sebbene gli avessi specificato che non sarebbe stato tra i ventitré. Gli ho anche detto che era una decisione sofferta perché è un ragazzo straordinario. Gli ho ripetuto più volte: Beppe, non sei nei 23. Ha lavorato sempre bene, con entusiasmo, voglia di fare. Tutti sapevano il proprio ruolo, mi meraviglio di questa reazione».

Una precisazione che fa più male che bene all'immagine del ct azzurro. Ha dimostrato di non avere il coraggio di escludere Rossi da subito dai trenta e poi ha svelato gli aspetti più gravi della gestione di Rossi: prima lo convoca in modo strumentale per «dare un messaggio forte» (al resto del gruppo per tenere sulla corda gli altri attaccanti?); quindi, altra scorrettezza al professionista Rossi, rivela candidamente che nonostante l'attaccante fiorentino avesse «lavorato sempre bene, con entusiasmo, voglia di fare» non ha mai avuto le stesse opportunità che hanno avuto gli altri giocatori perché aveva «deciso di portarlo nei trenta sebbene gli avessi specificato che NON sarebbe stato tra i ventitré». È vero che il posto non è garantito a nessuno, ma a questo punto è chiaro che Rossi era accompagnato da un pregiudizio che non poteva vincere in nessun modo. Nulla potevano impegno, dedizione e voglia di far parte del gruppo azzurro.

Su Destro invece è montato un piccolo caso: il romanista, secondo il Corsport, avrebbe rifiutato il ruolo di riserva. L'attaccante giallorosso ha smentito tramite l'account Twitter della Roma: «Per quanto ovviamente dispiaciuto, non ho mai rifiutato alcun ruolo nella Nazionale. Mi metterò subito al lavoro per una grande stagione con la mia squadra e con la Nazionale, che rimane un mio obiettivo primario». Sarà stato aiutato dallo staff del club, fatto sta che è una dichiarazione politically correct sulla quale poteva chiudersi la vicenda.

Prandelli però vuole evidentemente avere l'ultima parola: «gli ho chiesto se era disponibile a fare la riserva e lui mi ha detto: "ci penso". In seguito insieme a Pin abbiamo avuto un colloquio con Mattia dicendogli che era e sarebbe stato importante, ma vanno fatte delle scelte. Ho preferito Insigne. Gli ho chiesto se aveva qualcosa da aggiungere e mi ha detto: "no". Non voglio dare giudizi, era giusto chiarire la situazione». Ecco, per non dare giudizi ha voluto specificare che è stato l'attaccante a chiamarsi fuori. Al di là della presunzione del giocatore, il quale dopo l'episodio di Cagliari non ha capito che doveva riconquistarsi spazio con umiltà e dedizione, che bisogno c'era di mettere in piazza i panni sporchi? E che bisogno c'era di dare in pubblico dei giudizi squisitamente personali sul giocatore («Quando l'ho definito sfinge? E' un ragazzo molto introverso»)?

Ma Pradelli ci regala altro. Commentando l'esclusione di Romulo: «Ci siamo guardati e ci siamo chiesti cosa stava succedendo. I risultati non erano brillanti e gliel'abbiamo detto. Lui si è messo a piangere e ci ha detto: "non posso rubare il posto a un compagno"». A che pro esporre l'emotività del ragazzo? Al suo posto saremmo molto contrariati, ora si porterà dietro l'etichetta di giocatore emotivamente e caratterialmente debole.

Poteva bastare? No, sulla scia dei tweet di Rossi e Destro il ct ha mostrato anche "capacità" sociologiche: «Internet meravigliosa per l'umanità. Se tantissima gente usa i social network c'è molta solitudine». E tanti complimenti a chi nello staff azzurro cura i profili facebook e twitter della Nazionale di calcio, a chi in via Allegri fa social marketing cercando di dare agli azzurri quell'appeal teso a far avvicinare sponsor che pagano anche lo stipendio del nostro commissario tecnico. Noi non ci permettiamo di dare simili giudizi su chi frequenta abitualmente i social (tra essi ci sono molti giocatori della Nazionale), ci siamo fatti però l'idea che Prandelli da quel punto di vista sia molto "antico". Di sicuro dopo tutte queste perle sappiamo chi si vedrà togliere qualche amicizia...

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