Non è solo l’Italia a essere nell’occhio del ciclone per le inchieste sulla corruzione. Il “Sunday Times” ha annunciato di essere in possesso di
prove costituite da migliaia di documenti riservati, lettere, e-mail e trasferimenti bancari, che incastrerebbero l’ex dirigente FIFA Mohammed Bir Hamman
per aver comprato la designazione dei mondiali in Qatar corrompendo i dirigenti africani (
Link) con tangenti fino a 5 milioni di dollari. L’Inghilterra ha il dente avvelenato per essersi vista rifiutare la designazione del mondiale 2018, andata alla Russia e si è già proposta così come l’Australia per accaparrarsi a sua volta il mondiale 2022 qualora venisse tolto al Qatar.
Dal canto suo però Mohammed Bir Hamman non è uno stinco di santo, per essere stato radiato dalla FIFA per corruzione quando era presidente della confederazione asiatica, dal 2002 al 2011. Per il Sunday Times ci sarebbe la Kemco, l’azienda di costruzioni del milionario qatariota dietro le mazzette elargite ai presidenti di 30 federazioni africane del valore di 200 mila euro cadauna, ma la fetta maggiore della torta sarebbe toccata a Jack Walker, vicepresidente della FIFA ed ex presidente Concacaf, particolare che sta facendo traballare i vertici dell’intera organizzazione del calcio mondiale.
I mondiali 2022 del Qatar erano stati già messi a rischio dalle inchieste della stampa anglosassone (
Link), che aveva rilevato uno scandalo terribile che aveva portato alla luce la scorsa estate la tragedia di una quarantina di ragazzini periti di stenti per essere stati ridotti in condizioni di schiavitù nel corso della costruzione degli impianti. Le altissime temperature diurne che si raggiungono in quelle zone hanno poi destato polemiche massicce, per l’ipotesi formulata dal segretario generale della FIFA, Jerome Valcke (
Link) di spostare il mondiale in febbraio (
Link), mettendo a rischio i campionati e suscitando il malcontento degli organi sportivi delle discipline invernali che non desiderano avere il calcio come antagonista nella guerra degli sponsor.
Anche Blatter si era detto contrariato in maggio della designazione in Qatar e aveva denunciato una “spinta politica” ad opera dei grandi gruppi finanziari francesi e tedeschi che operano in Qatar (
Link).
Il vento politico che soffierebbe dalla Germania e dalla Francia rischia di abbattersi anche contro monsieur Platini. Ricorderete che lo scorso Gennaio vi avevamo dato conto delle notizie diffuse dal Fatto Quoidiano (
Link), che aveva argomentato circa i probabili casi di corruzione di membri e delegati della FIFA e messo al corrente dei rapporti privilegiati di affari tra il presidente dell’UEFA e l’emiro Al Thani, proprietario di Al Jazeera, il quale avrebbe goduto anche dell’appoggio del presidente Sarkozy per acquisire i diritti di trasmissione della Champions League.
Equilibri di potere dettati dalla spartizione dei capitali mondiali e grandi capitali che inseguono il potere sono al centro anche della Infront, la società di marketing sportivo internazionale gestita da Joseph Blatter, nipote del presidente della FIFA Sepp, che ha come referente per Infront Italia un ex dirigente Mediaset e di fatto Galliani e gli interessi che ruotano intorno al Milan.
Il 12 giugno i riflettori si accenderanno sui mondiali di Brasile, ma nemmeno la nazione che ha vinto più coppe del mondo si giocherà un mondiale senza sospetti, se è vero che dal 2007, quando se lo è aggiudicato, ha visto calare l’indice di gradimento dal 75% al 48%. Il motivo? Ancora una volta promesse mancate, scandali, corruzione e tutto sulla pelle delle fasce a rischio dei cittadini che popolano il mondo. Degli 11 miliardi di dollari e mezzo spesi, 3,6 provengono dall’erario pubblico, gravando sui contribuenti, che si sono visti costruire stadi giganteschi in centri urbani privi di squadre blasonate e pubblico, in una dozzina di città invece delle 8 richieste dalla FIFA, mentre continua la penuria di infrastrutture: scuole, strade, ospedali.
Una speculazione che avvantaggia solo gli squali della finanza, perché per Moody sarà scarso l’impatto sull’economia brasiliana (
Link).
Il Brasile farà il bis con le Olimpiadi del 2016. Dal telegiornale di SKY arrivava mercoledì mattina il suggerimento all’Italia di provare a gettare sul tavolo la candidatura qualora in Qatar si fermassero i lavori. E’ un rischio. Di vedersi portare via le risorse dai magnate della finanza e delle televisioni, con l’ausilio dei dirigenti sportivi e dei politici, ai quali non importa il futuro dello sport e delle nazioni che sono chiamati ad amministrare, ma solo il loro interesse personale.
Così rischia di disperdersi un patrimonio di ideali che le nazioni ha tenuto insieme. “Campioni del mondo, Campioni del mondo, Campioni del mondo”. Quel giorno il grido di Nando Martellini era di tutta l’Italia, che si era riconosciuta nell’azzurro di una maglia forse più che nel tricolore.
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